Il gruppo missionario del Valentino in Romania presta soccorso agli alluvionati
Il gruppo dell'oratorio del Valentino appena partito per un'esperienza missionaria per un centro estivo in Romania si è trovato a fronteggiare l'emergenza alluvione. Ecco la testimonianza diretta di don Enrico Lupano appena giunta via e-mail.
Adjudeni, Romania, un paese di circa 5000 abitanti, una comunità di suore con asilo, attività parrocchiali e un oratorio che sta muovendo i primi passi con un gruppo di giovani animatori, buona parte delle famiglie che rientrano in Romania soltanto nel periodo estivo perché dispongono di un buon lavoro all'estero. Oggi, giovedì 31 luglio, a 10 giorni dall'inizio della nostra missione, a causa di un lungo periodo di pioggia che si è abbattuta sull'Ucraina, sulla Moldavia e su questa parte di Romania, l'intera regione che ci ospita è stata colpita dall'alluvione. Noi 16 casalesi del Valentino siamo arrivati qui per aiutare le suore nell'organizzazione del centro estivo e invece ci siamo trovati coinvolti in questo disastro naturale. Stiamo fisicamente bene ma tutto ciò che stiamo vivendo ci sta "scavando" nel profondo, come i solchi che questo fiume, il Siret, sta facendo in queste terre. Come un fiume in piena: i volti stanchi di questa gente, gli sguardi spaventati, le mani e i piedi sporchi di fango hanno inondato il nostro cuore. Siamo disorientati, storditi dalle continue emozioni che proviamo; non abbiamo nemmeno tempo di sospirare, di rielaborare il dolore incontrato, di interrogarci sul perché di tutto ciò... c'è solo da fare... c'è solo tanto da fare! In ogni angolo di questo paese ci sarebbe da donare un po' di aiuto: un saluto al bambino solo che gioca con un ramoscello spostando i rifiuti dall'acqua della fogna, un sorriso alla signora anziana seduta fuori casa con la sua valigia pronta, nella speranza che qualcuno la passi a prendere per portarla al riparo in qualche altro luogo, un abbraccio agli sfollati ospiti nella casa delle suore, un piatto di minestra calda. Vorremmo avere le parole giuste per descrivere facendo realmente percepire a chi non è qui con noi cosa stiamo vivendo. Quella in cui si trova questa povera gente è una situazione al limite: non c'è più luce, non c'è più acqua, i paesi attorno a noi sono ormai completamente sommersi dall'acqua e senza possibilità di accedervi a causa di mezzi attrezzati adeguatamente per affrontare la situazione. Noi ci troviamo nel punto più alto del paese, siamo isolati perché tutto attorno a noi c'è acqua; siamo gli unici in grado di accogliere chi non ha più casa. Pertanto le nostre giornate, che iniziano alle 6 del mattino, ruotano tutte attorno all'accoglienza degli sfollati, alla preparazione e al servizio dei pasti caldi, all'organizzazione di spazi e momenti di gioco per intrattenere i bambini giunti da ogni parte di Adjudeni ed ospitati qui da noi.
Sappiamo che c'è bisogno del nostro intervento. Qui dove sembra esserci tanta fatica ad organizzare questa situazione di emergenza, qui dove fin da subito è emersa la difficoltà a percepire realmente la situazione di pericolo: il nostro apporto è importante. Solo ora iniziamo a comprendere perché per questa esperienza missionaria siamo partiti in così tanti. Solo ora capiamo che i progetti di Dio non sono i progetti pensati da noi. Cosa potevano fare 3 suore da sole senza l'aiuto di nessuno? Ci diano forza le parole pronunciate alla consegna della croce missionaria il 19 maggio a Valdocco: "Siete sul palmo della mano di Dio".
don Enrico Lupano