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Oltre 20 decessi in poco più di venti giorni in due Rsa della Valcerrina

Coronavirus, dalle Case di Riposo la denuncia: «Siamo stati lasciati soli e continuiamo ad esserlo»

L'appello di Gabriele Zonca direttore della San Michele di San Candido e Federica Mussone della Amione di Cicengo

Oltre 20 decessi in poco più di venti giorni in due Rsa della Valcerrina. Non è dato di sapere se Covid19 o no. A parte i primi due casi, non sono più stati fatti tamponi. Ad intervenire, non per fare polemica, ma per chiedere un concreto ascolto e aiuto sono la Rsa Confraternita San Michele di San Candido di Murisengo e la Rsa Amione di Cicengo di Odalengo Grande dove, complessivamente, tra Rsa, Ra e Case Famiglia si contano oltre 100 anziani. “I provvedimenti emanati dagli enti superiori devono trovare presto concretezza nei fatti e non solo nella comunicazione” rimarca Gabriele Zonca direttore della San Michele e promotore dell’appello insieme a Federica Mussone della Amione. Diamo voce alle due Rsa che rappresentano la stragrande maggioranza dei casi.

Siamo stati lasciati soli e continuiamo ad esserlo. Ospiti e malati delle Rsa sono considerati cittadini di serie B. A nulla sono valse le nostre segnalazioni e grida di aiuto lanciate da oltre un mese.

Abbiamo letto sui giornali che, da una settimana circa, sono stati attivati gli USCA (Unità Speciale di Continuità Assistenziale): i medici di guardia medica che si distaccano in diurna ai domicili. Come mai nessuno ci ha informati? Come dobbiamo fare per poterne usufruire? Perché le Rsa del territorio vengono dopo quelle cittadine? I nostri malati sono cittadini con pari diritti dovunque risiedano e qualsiasi sia la loro età e/o condizione.

In questi giorni ci è pervenuto il Protocolli d’intesa fra Unità di Crisi regionale, Prefetture, Città Metropolitane e Provincie del Piemonte ad oggetto: “Ulteriori misure di contenimento Covid19 e indicazioni operative sull’assistenza territoriale e nelle strutture assistenziali e socio sanitarie, ivi comprese le Rsa”.

Altra “carta”. Al momento nulla di concreto è stato attivato e, nel frattempo, i nostri malati stanno male, soffrono e muoiono. Tutto pare viaggiare sui soli numeri. Se da un canto non riceviamo assistenza e aiuti (nessuno risponde alle nostre email e telefonate; neppure alle richieste di trasporto in ospedale dei malati più gravi), dall’altro, paradossalmente, stiamo ricevendo telefonate dall’Asl per sapere quanti posti si sono liberati. Perché questa domanda?  Gli unici a risponderci sono stati i Comuni e la Protezione Civile. Anche se ad emergenza avanzata (anche per loro è stato difficile trovare interlocutori e aiuto), hanno fatto il possibile per aiutarci fornendoci i DPI.

Abbiamo urgentemente bisogno:

1)      che vengano effettuati test sierologici e tamponi per malati e personale, per sapere chi ha sviluppato gli anticorpi, chi è positivo e chi è ancora non è stato contagiato;

2)      di personale oss e infermieristico in sostituzione dei colleghi assenti per malattia;

3)      un medico e un infermiere che quotidianamente passi nelle Rsa per visitare i malati;

4)      di sapere cosa rispondere ai parenti che vogliono portarsi a casa i loro famigliari;

5)      di sapere come trattare le dimissioni ospedaliere;

Anche si ci sarebbero tutti i motivi per esserlo, questo ulteriore accorato appello non vuole essere un’occasione di polemica, ma è l’ennesima richiesta di AIUTO e COLLABORAZIONE.

Da soli non ce la possiamo fare. La qualità della vita dei nostri ospiti, anche quelli asintomatici, è peggiorata: soffrono crisi di solitudine, da settimane non vedono i loro cari, non possono più seguire le attività fisioterapiche e i programmi di animazione, pranzano in solitudine e, in solitudine, restano tutta la giornata. Solo oss e infermieri, tra una corsa e l’altra, riescono a garantirgli un minimo di calore umano, ma sempre e comunque dietro a tute, maschere e guanti…. .

Occorrono i prelievi per capire chi può tornare a vivere in condizioni di socialità minima e chi, invece, deve continuare a restare in isolamento, oltre a chi, infine, va maggiormente protetto in quanto ancora non contagiato. Esami e tamponi vanno effettuati subito e non solamente ai soggetti sintomatici.

La seppure breve letteratura scientifica ci spiega che la contagiosità c’è anche in assenza di sintomatologia e ci insegna, altresì, che anche dopo contratto il Covid19, malgrado il tampone negativo, il soggetto continua ad essere contagioso per ulteriori 15 giorni.

Le Rsa non sono qualcosa di distaccato dal mondo intero e neppure dalla Sanità. Non sono lazzaretti. Sono grandi famiglie, dove vivono i nostri anziani a cui va tutta la nostra attenzione e cura.

I nostri malati non possono essere appellati come “anziani” o “terminali” senza neppure esserlo, e lasciati privi di cure e assistenza adeguata.

Non si può restare indifferenti davanti a tutto questo. Non si può non avere una coscienza, che muova l’urgente applicazione delle misure. Purtroppo, il più non sarà recuperabile ma, anche una sola vita in più, va salvata senza se, senza ma e senza attendere ancora.

Nella foto Gabriele Zonca direttore della San Michele


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Marinella Miceli

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