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  • 07 luglio 2008
  • Casale Monferrato

«J'hö safà»- Origine inaspettata di un'espressione dialettale

Su «Il Monferrato» di venerdì 13 giugno 2008, a pagina 27, si è dato inizio alla pubblicazione delle favole monferrine, raccolte da Pietro Giordano Odalengi, scomparso il 18 giugno del 2007. La prima si intitola "La vurp e l'üga" e si caratterizza per l'originale conclusione: la volpe, non riuscendo ad afferrare nemmeno un grappolo di uva di un pergolato, se ne va dicendo "Se non è barbera non mi piace". Il narratore commenta: "C'è tanta gente che,dovendo rinunciare a ciò che maggiormente desidera, per consolarsi dice di non sapere che farsene". In dialetto suona j'hö safà. Il curioso ricercatore scomparso si chiede da dove venga questa tipica nostrana espressione, se dal latino "satis facere" o dall'arabo "kifaja" (basta). Motivi di fonetica e di semantica si oppongono invero alla derivazione dal latino. In quanto all'arabo, l'interiezione "basta" si dice "kalâş" (il verbo bastare "kafâ"). Odalengi lanciava la sfida, sinceramente interessato alla soluzione dei problemi linguistici. Sembrava pensasse: io propongo queste soluzioni; e voi che ne pensate? Non si poteva rispondere «j'hö safà». Chi scrive sa per esperienza quanto contagiosa fosse la curiosità del compianto amico. Anche questa volta dall'aldilà mi ha catturato nella sua rete. Ho studiato seriamente e sono arrivato alla seguente conclusione: safà è il participio passato del verbo "zaffare", così come mangià è il participio passato di mangiare. Zaffare deriva dal longobardo zapfo ( pronunciato con la zeta aspra come nel tedesco moderno Zapfen, tappo), che ha dato l'italiano zaffo e che vuol dire "tappo". L'espressione "ho zaffato" vuol dire "ho tappato (la botte e altro) con lo zaffo": cioè "ho chiuso", "non mi importa più nulla", "ci ho messo una pietra sopra". In italiano il verbo vuol dire anche "sigillare una bara". Ad esempio leggiamo nel Grazzini (detto il Lasca, sec. XVI d.Cr.) il seguente passo : "I becchini ..... dissero a coloro che erano ivi intorno : «O diavolo, non dovete averlo zaffato voi : in malora, non sentite voi come pute? »". Si tratta della sopravvivenza di un termine germanico nel nostro dialetto, che va ad aggiungersi ai molti altri già noti (gotici, longobardi, franchi). L'espressione la dice lunga sulla mentalità dei nostri antenati. Olimpio Musso Disegno di Laura Rossi

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Federico Nardi

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