Province “svuotate”. Adesso la gestione passa ai sindaci
di Pier Luigi Buscaiolo
Quella delle province appare sempre più una telenovela. Un anno fa il Governo Monti decideva di tagliarne metà attraverso gli accorpamenti. Diretta conseguenza: proteste, critiche, presidenti dimissionari e nomine dei commissari.
Tutto a posto? No! Circa un mese fa il decreto è stato bocciato dalla Corte Costituzionale che ha cancellato tutte le decisioni di riorganizzazione degli enti locali.
Ma il Governo non demorde. Cambia l’esecutivo (oggi c’è Letta) e le province tornano nel mirino. Infatti il ministro degli Affari Regionali, Graziano Delrio, ha annunciato il provvedimento di trasformazione delle province in enti di secondo livello con pochissime funzioni. Lo hanno chiamato decreto “svuotaprovince” o “svuotapoteri” in quanto non elimina questi enti, ma ne riduce fortemente l’amministrazione.
Tutto ovviamente dettato dalla regola del risparmio (si parla di un miliardo di euro). Ma fino a che punto?
Vediamo cosa potrebbe succedere dalla primavera del 2014 quando si andrà a votare. Il presidente della provincia sarà eletto tra i sindaci dei Comuni che attualmente sono compresi in questo territorio. Il Consiglio sarà composto dai primi cittadini dei Comuni con oltre 15mila abitanti e dai presidenti delle Unioni dei Comuni con oltre 10mila residenti. Inoltre è prevista un’assemblea di tutti i sindaci della provincia.
Nessuno percepirà alcun compenso o indennità. In capo a questo ente ci saranno solo pianificazione dell’ambiente, dei rifiuti, della rete scolastica e gestione delle strade.
L’anno scorso, proprio quando si decidevano gli accorpamenti, si era acceso un dibattito che vedeva al centro il nostro territorio. Chi sosteneva che il Monferrato Casalese doveva lasciare Alessandria a favore di Vercelli (che strizzava l’occhio a Biella), chi lo vedeva meglio con Asti (in una provincia allargata fino ad Alba), chi invece lo collocava al centro di una provincia Asti-Vercelli. Nulla di fatto. Tutto è rimasto come prima solo che Asti è stata accorpata ad Alessandria e Biella con Vercelli.
Decisioni vane visto poi il pronunciamento della Corte Costituzionale. Ma quel dibattito non era tanto finalizzato a capire con chi andare. L’intento era di far riacquistare a Casale una nuova centralità e nuovi poteri, a promuovere e a valorizzare il nostro territorio sempre più tenuto ai margini dalle decisioni che contano (sia a Roma che a Torino) come ad esempio sta succedendo per la Casale-Vercelli.
Ora, se passasse il decreto “svuotaprovince”, le questioni dibattute un anno fa tornerebbero prepotentemente di attualità. Prima di tutto perchè ai sindaci incombe un compito gravoso: quello di prendersi carico delle funzioni non più di competenza delle province. Inoltre crediamo che sarà più difficile conciliare, ad esempio, i problemi del territorio di Villanova, Balzola e Morano (del nord della provincia di Alessandria) con quelli dei Comuni che si trovano ai confini con la Liguria (che stanno a sud). Infine, cosa più importante, su quali disponibilità finanziarie potranno contare i sindaci per affrontare pianificazione e gestione? Con quelli ricavati dal risparmio sui tagli di assessori e presidenti? E poi saranno garantiti gli stessi servizi oppure ci sarà un taglio anche di quelli?