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A “Scienza & Teatro” il cervello e... il robot!

Elisa Bellistri, 34 anni, è ingegnere biomedico e lavora all’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano. Ha svolto precedentemente attività di ricerca in Spagna, all’Hospital Nacional de Parapléjicos di Toledo, Spagna e al Laboratorio di Robotica del Politecnico di Milano. Questa sera sarà relatrice all’ultimo appuntamento di Scienza & Teatro dal titolo “Dai neuroni, al pensiero, all’intelligenza artificiale”, abbinato allo spettacolo teatrale “CK71 – Io robot” scritto e interpretato da Calogero Marchese. Dottoressa ma che ci azzecca il teatro con il suo lavoro? Le persone devono rendersi conto dell’importanza di scienza e ricerca e più gliela si rende amichevole più tutto questo è facile. Una conferenza rischiava di essere noiosa, mediando con il teatro spero che sia una esperienza più interattiva e dinamica, più coinvolgente e in grado di appassionare le persone. E di cosa ci parlerà stasera? Io sono elettrofisiologa, faccio registrazioni di elettrocenfalogrammi profondi, con una tecnica che attraverso l’introduzione di elettrodi nel cervello consente di studiarne l’attivita elettrica. Detto così fa un po’ paura... molto peggio del dentista! E lo scopo? Si cerca di decodificare il funzionamento dei neuroni. Lo scopo ultimo è curare le persone e migliorarne la qualità di vita e poi studiare il funzionamento del cervello, su cui la conoscenza è arretrata: si sa ancora troppo poco - per esempio - delle malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson. Argomenti tecnici, allora... Anche questioni più generali, come il funzionamento del cervello, la descrizione anatomica, gli organi di senso e aspetti più astratti: la memoria le emozioni, il linguaggio... E lo spettacolo, con l’intervento e la regia di Calogero Marchese? Lo infilzerà con qualche elettrodo... Nooo...! È che per passare da visione più oggettiva e funzionale del cervello a una più astratta usiamo un artificio, il robot... Però sarà tutto all’inverso, l’umano è oggettivo, il robot astratto. E tutto questo servirà a farci capire meglio cosa abbiamo... in testa? Sì, aiutandoci anche con la proiezione di immagini originali, frutto di ricerche e di sperimentazioni svolte da me o da colleghi, non roba generica scaricata dalla rete. Immagini di che tipo? Di neuroni.... Si può anche fotografare un singolo neurone... Ma quanto è grande un neurone? Dai cinque a dieci micron... millesimi di millimetro. Con gli strumenti che abbiamo a disposizione possiamo penetrare un singolo neurone per registrarne l’attività in risposta a tutti gli altri che ha intorno. Ma questa ricerca che finalità ha, a parte la conoscenza che è importantissima, ovviamente... Ci sono due applicazioni molto “futuristiche” che mirano a riprodurre il sistema visivo e auditivo meccanicamente. Noi vediamo col cervello non con l’occhio, le informazioni che l’occhio trasferisce al cervello sono infatti impulsi elettrici. Se si riesce a ricreare questo flusso di impulsi elettrici tecnologicamente si può recuperare la “vista”. Sembra... “Matrix”! Mi dica che funziona! Per ora non siamo in grado di ricreare un sistema sofisticato come l’occhio ma si può ottenere una visione di luci, ombre e forme che costituisce un parziale recupero della vista. Altra applicazione importante riguarda l’epilessia, che è originata da una iper-attività dei neuroni e che ostacola il normale funzionamento del cervello. E cosa si fa allora? L’elettroencefalogramma profondo consente di individuare l’area interessata da questa attività. E si è constatato che con l’asportazione chirurgica di quella porzione del cervello è possibile non solo eliminare il problema ma anche recuperare il danno cognitivo causato dall’epilessia. Impressionante, soprattutto se pensiamo che una volta gli epilettici erano temuti e socialmente emarginati... E poi ci sono i pazienti paraplegici che sviluppano dolore neuropatico che ha origine da una cattiva organizzazione dei neuroni. Vivere con il dolore non è possibile! Un messaggio “in bottiglia”...? La ricerca ha anche una valenza importante in termini di ritorno economico. È un investimento! Ma - purtroppo - si investe pochissimo in ricerca...

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