Vignaledanza si farà a Torino: «Colpa della crisi». Presentazione il 25 - Dal 25 giugno al Teatro Nuovo -
(l.a.) - La trentacinquesima edizione del Festival internazionale Vignale danza con stage e concorsi si terrà quest’anno non a Vignale ma a Torino, al Teatro Nuovo dal 25 giugno al 21 luglio. Una scelta motivata dalla crisi e anche dalla indisponibilità dei Teatri di Casale e di Alessandria. “Non si poteva fare diversamente - dice il patron Gian Mesturino - Sono il primo ad essere amareggiato. Io sono affezionatissimo a Vignale e ho sempre detto che in estate le sedie del Nuovo debbono riposare... Ma non abbiamo ancora visto i contributi, pur grandemente decurtati, dello scorso anno, e attrezzare piazza del Popolo con la copertura costa 70 mila euro... E' un anno sabbatico, a settembre ci vedremo con tutti gli interessati per decidere il 2014".
Il sindaco di Vignale, Tina Corona, giustamente preoccupata per le ricadute negative per l'economia del paese è alla ricerca di soluzioni alternative, sempre di grande livello, nel periodo usuale del Festival. "Sto incontrando la solidarietà di tutti, domenica ho una riunione importante", ci dice.
ULTIME. La presentazione del Festival ( si chiamerà '35° anniversario, Vignaledanza al Teatro Nuovo') annunciata in un primo momento mercoledì 19 a Torino, alle 12 al Circolo dei lettori di via Bogino 9, è stata spostata
a martedì 25, ore 14, stesso luogo.
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E’ come spostare Sanremo a Salsomaggiore Terme...
Dopo l'annuncio che Vignaledanza non vedrà la sua 35ma edizione in Monferrato mi aspetto epitaffi di circostanza: da “si è chiuso un ciclo” a “la crisi taglia gli ospedali figurati un festival”. Perfino la Fondazione Teatro nuovo, persino il patron Mesturino a cui tutti siamo debitori, forse stavolta non può far altro che abbassare la serranda di Piazza del Popolo. Lo spostamento a Torino sarà anche un modo per conservare l’etichetta e forse anche i finanziamenti in attesa di tempi migliori, ma questo è un festival dedicato a un territorio fin dal nome.
E’ come spostare Sanremo a Salsomaggiore Terme.
Fanno eccezione le dichiarazioni del sindaco del Paese della Danza, che sta giustamente pensando una alternativa, tuttavia credo che prima di mettere mano al calendario (e al portafoglio) sia bene prendersi un attimo per considerare come essere obbligati a ripensare al festival, anche in termini di bilancio possa diventare un'opportunità.
Io al Festival sono cresciuto, ho avuto il piacere di lavorare alla sua realizzazione e ne ho immeritatamente scritto visto che, senza avere, all'inizio, la minima idea di che sia un arabesque, ho firmato gli ultimi 12 magazine del Monferrato dedicati alla rassegna.
Però grazie anche quest’esperienza ho finito per occuparmi professionalmente di eventi. Quindi, un po’ perché ci sono affezionato e un po’ per soddisfare il mio ego coreutico proclamo che il Festival può essere salvato, persino con un budget ridicolo come quello a disposizione.
Con l'attuale formula Vignaledanza era destinato comunque alla consunzione naturale: una platea da centinaia di posti, il tendone, lo spettacolo serale, settimane di programmazione con flamenco e tango…
Non regge il confronto con una generazione di nuovi Festival molto più flessibili dal punto di vista delle strutture e del programma. Light anche nei costi, perché capaci di sfruttare tutti gli angoli e le suggestioni del territorio ospitante. Festival che sono prima di tutto luoghi di incontri e di idee che realizzano i loro guadagni non attraverso gli spettacoli (e chi si può permettere i biglietti ormai), ma attraverso l'indotto, soprattutto quello generato dalla buona tavola. Le Langhe (ebbene sì ancora loro, gli intraprendenti cugini) si stanno riempiendo di manifestazioni di questo tipo.
Infondo era lo spirito di Vignaledanza 1979 (io c’ero!): un grande happening, un posto bello di fronte a una enoteca, dove trovarsi per vivere la propria passione e poco importava se ci si doveva portare le sedie da casa. Un’idea che Mesturino ha più volte tentato di attualizzare, aggiungendo altre scene a quella di piazza del Popolo: l’ex caserma, i Battuti, il Teatrino dell’Eenoteca, le scuole… e qui sembra veramente che Vignale, abbia avuto la sua dose di sfortuna sulle location.
Però il paese e il circondario rimane sempre una zona con il più alto tasso di ospitalità del Monferrato (ottenuto proprio grazie al Festival), un patrimonio privato che se messo in rete e ben gestito offre una miriade di possibilità.
Bellissime case e cortili privati, cantine, locali, si offrono per una concentrazione di mini-eventi che possono soddisfare tutto il pubblico.
Si obbietterà che la danza ha bisogno di strutture difficili da minimizzare: un palco di legno abbastanza esteso per una diagonale decente, un tappeto incerato, luci, quinte, ma l’arte moderna inventa anche percorsi trasversali e il digitale ha reso lo scambio emozioni meno costoso.
Mettiamo il gesto in primo piano (anche in una serie di performance) e quando proprio lo spazio è piccolo discutiamo di fronte alle immagini. Scambiarsi passi di danza in skype dal Monferrato e New York non costa quasi nulla. E poi in ogni luogo del Festival facciamo in modo che ci sia la possibilità di degustare e acquistare quello per cui siamo famosi (se no perché la ballerina starebbe su una foglia di vite?) creiamo cene con spettacolo, offriamo pacchetti soggiorno e sapori.
Cinquantamila Euro sono risicati anche per un programma come questo, perché il grosso dell’investimento non sono gli eventi, ma creare, gestire e animare la comunicazione digitale per coinvolgere artisti e pubblico con buon anticipo (non dimentichiamo che molti degli appassionati di danza sono a loro volta dei canali media importanti perché hanno blog che coinvolgono migliaia di utenti).
Ecco questa è una strada non solo per salvare un Festival storico del Piemonte, ma anche per creare una rete tra privati, comuni e produttori dove ciascuno sostiene la manifestazione, sapendo che il ricavo del proprio vicino di casa non conta di fronte alla prospettiva di un ritorno di immagine globale. Non serve il tendone, serve collaborazione. (riuscire a fare questo sì che sarebbe un miracolo dalle nostre parti).
Per quest’anno è andata, ma l’anno prossimo se si riesce a conservare qualcosa degli stanziamenti abbiamo l’occasione per “ricaricare” Vignaledanza in versione aggiornata 2.0. Sempre che lo si voglia fare veramente. Se si preferisca un epitaffio propongo una targa sul cedro del Libano di Piazza del Popolo quando toglieranno l’ultimo cantiere.
Alberto Angelino
-In una foto di archivio presentazione di Vignale danza 2012 da parte di Bongiovanni, Gian Mesturino e Tina Corona