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Eternit: l’Italia non aiuta le vittime, la Svizzera forse!

Si è tornati a parlare del Processo Eternit martedì pomeriggio nell’assemblea indetta da AFEVA e organizzazioni sindacali. Un momento di riflessione dovuto, dopo che la Corte d’Appello aveva depositato nei primi giorni di settembre le motivazione della sentenza di secondo grado e alla luce del fatto che non ci sono novità di rilievo per quanto riguarda il versamento delle provvisionali da parte dell’unico imputato rimasto nel processo, lo svizzero Stephan Schmidheiny condannato in appello a 18 anni di carcere. Tanti gli avvocati presenti martedì pomeriggio al Tartara. Il grande Processo Eternit Per loro ha parlato Laura D’Amico sottolineando la grande portata del processo in termini di giustizia raggiunta e parlando di «assoluta e incredibile bontà del risultato complessivo», ma senza nascondere che al tempo stesso - per molti - dal punto di vista personale il risultato non è stato altrettanto positivo per una serie di ragioni ben note: la morte del barone belga De Cartier pochi giorni prima della sentenza, il colpo di spugna sulle pretese di coloro che avevano sottoscritto la transazione nel 1993, la prescrizione del reato relativo alle omissioni doloso delle cautele antifortunistiche nei luoghi di lavoro, lo spostamento della responsabilità di Stephan Schmidheiny dal 1973 al 1976. Tutte decisioni assunte dalla Corte d’Appello e che hanno fortemente ristretto il numero di coloro cui viene riconosciuto titolo per accedere alle provvisionali. Positivo invece il riconoscimento del disastro a Napoli e Rubiera, che in primo grado erano stati esclusi. E la D’Amico ha anche tenuto a sottolineare il comportamento di gravissima rilevanza penale di Stephan Schmidheiny, definendolo senza mezzi termini “criminale”, la sua contumacia pesante, il fatto che non abbia mai riconosciuto la magistratura italiana e che non abbia ottemperato alle sentenze, auspicando che nei confronti dello svizzero si attuino misure cautelari sia per la sua libertà personale (un mandato di cattura internazionale?) e dei suoi beni. Verso l’Eternit bis Un auspicio formulato anche da Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto e dal sindaco di Casale Giorgio Demezzi e che potrebbe trovare risposta nell’ormai imminente l’Eternit-bis. Ma Pesce ha anche messo in evidenza la valenza internazionale della sentenza. In Brasile - ha detto - la Eternit è stata condannata a pagare una multa di 500mila dollari per non avere trasmesso i dati sui malati e i morti, ed è stato riconosciuto un danno morale ai lavoratori. Inoltre l’Eternit brasiliana dovrà farsi carico di tutte le spese sanitarie legate a malattie asbesto-correlate. «Uno straordinario risultato che ci inorgoglisce perché sono più di 20 anni che lottiamo fianco a fianco con il movimento brasiliano. È un risultato che è anche merito vostro, ha detto rivolto alle tante persone che affollavano la sala». Anche in Svizzera la più alta autorità in fatto di giustizia ha assolto la tivù dalle accuse di diffamazione mossegli da Stephan Schmidheiny - ha ricordato Pesce. Cause pilota in Svizzera E in fatto di risarcimenti AFEVA e gli avvocati stanno valutando come istruire una serie di cause civili pilota in Svizzera, con l’appoggio del legale elvetico David Husman, che riguardano, ex lavoratori, cittadini, familiari di vittime sia di Casale sia di Cavagnolo. L’obiettivo è ottenere il gratuito patrocinio da parte dello Stato svizzero, visto che le cause civili all’estero sono estremamente onerose. «È vero che questo è il primo processo di questo tipo, ma siamo in ritardo di 30-40 anni», ha detto Pesce tornando a chiedere «l’impegno dello Stato a fianco delle vittime» e esprimendo rammarico per la scarsa disponibilità dimostrata a livello governativo e parlamentare per un provvedimento ad hoc che possa dare un supporto alle parti offese. La ricerca e le transazioni In materia di ricerca è stato ribadito che le risorse derivanti dalle transazioni sottoscritte dai cittadini con Stephan Schmidheiny verranno indirizzate sulla cosiddetta Unità funzionale («per far funzionare le sinergie tra ASl, ASO e Università di Torino», ha detto Luigi Ferrando). Parola conclusiva affidata a Romana Blasotti che ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito e partecipato ad ottenere giustizia - magistrati, giudici, avvocati, cittadini - ma ha anche sottolineato che i malati di amianto sono ancora tanti auspicando che la giustizia trovi compimento anche con il versamento delle provvisionali: «I risarcimenti sono forse la pena più pesante per quei criminali che fanno morire la gente per arricchirsi e per i quali neppure dopo tanti morti non sembra essere cambiato niente...».