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All’Ecomotive Solution
L’Isotta Fraschini Asso 750 sotto la Madonna di Crea
Una sorpresa nell’azienda del Gruppo Holdim... vicino al BioOrto
In attesa di rivedere in Monferrato l’Ansaldo A1 di Palli abbiamo scoperto che a pochi chilometri da Casale si nasconde un gioiello della tecnica aeronautica.
La sorpresa è arrivata a giugno durante l’inaugurazione del BioOrto ElettroAttivo della Ecomotive Solution di Serralunga di Crea: l’azienda del Gruppo Holdim SpA impegnata nel miglioramento delle performance ambientali di ogni tipo di motore.
Prima di visitare zucchine e cetrioli, diventati un po’ il simbolo del loro attaccamento al territorio, qualcosa nel loro showroom ha finito per attirare la nostra attenzione.
Perché tra i vari motori di ultima generazione esposti ce n’è uno che apparentemente sembra appena uscito dalla fabbrica, ma che non può avere meno di 90 anni: un Isotta Fraschini Asso 750.
Certo, bisogna essere un po’ malati di aviazione per farsi prendere dalla sindrome di Stendhal di fronte a un blocco di metallo di due metri.
Ma qui stiamo letteralmente parlando della storia dell’aviazione italiana nell’epoca eroica degli anni ’30.
Diciotto cilindri, in acciaio al cromo-manganese, disposti su tre file con un angolo di 40°. Una distribuzione è basata su quattro valvole per cilindro, comandate da un albero a camme in testa.
Il motore ha sei carburatori aspirati Isotta-Stromberg, tre per lato. Il tutto raffreddato ad acqua con pompa centrifuga.
Il succo è che questo meccanismo permetteva di erogare, nella versione standard, circa 900 cavalli a fronte di un peso di circa 675 kg: niente per la metà degli anni 20 quando era uscito dalla matita dell’ing. Giustino Cattaneo, progettista anche di modelli come all’Asso 200 e all’Asso 500 di cui il motore conservava diverse parti in comune. Quindi potente e affidabile. L’ideale per un’aviazione che in quegli anni aveva solo un’idea in testa: battere più primati possibile.
Il casalese Ottavio Frailich
Per questo l’Asso 750, che comunque finì per essere presenza fissa nell’Africa Orientale Italiana equipaggiando il Caproni Ca 111, e venne esportato persino in Inghilterra, è ricordato soprattutto per un aereo leggendario: il Savoia-Marchetti S.55, ovvero l’idrovolante delle grandi trasvolate atlantiche.
L’S. 55 di Asso 750 ne aveva due, collocati in linea, uno traente e uno spingente.
A battezzarlo come il re della distanza aveva cominciato De Pinedo, a bordo di un S55 con cui aveva raggiunto l’Argentina e l’America del Nord. Italo Balbo aveva rilanciato con le crociere in formazione: prima due nel Mediterraneo poi una formazione di 14 S.55 aveva volato a Rio de Janeiro nel 1930.
Tre anni dopo ben 24 S.55 X erano arrivati a Chicago in trionfo. Sotto una copia di Asso 750 modificati da Isotta Fraschini per erogare 930 cavalli, c’era anche il casalese Ottavio Frailich.
Oggi non è difficile vedere un Asso 750. La sua importanza ha fatto sì che se ne conservassero esemplari al Museo dell’AMI a Vigna di Valle, al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano e a Volandia. Però, chi se lo aspettava sotto la Madonna di Crea.
La spiegazione non è molto misteriosa: Isotta Fraschini Motori esiste ancora a Bari. Produce motori diesel per applicazioni sia marine sia industriali, ed è partner del Gruppo Holdim SpA in una collaborazione per lo sviluppo di motori innovativi alimentati a biocombustibili e idrogeno verde.
E l’Asso 750 che ha fatto centinaia di volte il giro del mondo è un bel biglietto da visita per parlare di innovazione tecnologica.
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