Cella Monte: il 'carradore' che ama Puccini martedì compie 106 anni!
di Pier Luigi Rollino
Con i 106 anni che compirà martedì 13 marzo, Guido Coppo è uno dei più longevi d’Italia! Un compleanno a tre cifre quasi da record per l’ mes da bosc (falegname), il carradore
che ama la lirica e, in particolare, le arie che toccano il cuore di Giacomo Puccini.
Guido vive con il figlio Ermanno, ex insegnante,in via Dante Barbano, all’ingresso del paese, nei pressi di San Quirico.
«Mio padre - dice Ermanno -
sta abbastanza bene, è lucido
di mente ma, progressivamente
ha ormai perso la vista e si è anche indebolito l’udito. A questa età non è difficile avere degli acciacchi. So che ci sono anziani di oltre 100 anni in Monferrato, specie in collina, ma è certo che i 106 anni di mio padre sono davvero tanti».
Quello del carradore è stato, per Guido Coppo, il «mestieredi vivere» per dirla con Cesare Pavese da quando aveva otto anni quando il padre Davide, classe 1854, lo chiamò in bottega chiedendogli di aiutarlo a smontare una ruota da un carro, per essere riparata.Da quel momento iniziò l’apprendistato e la falegnameria, diventò il suo regno.
Nel laboratorio di Guido, classe 1906, si continuava a fabbricare carri, ruote, sponde. Nel 1939, le nozze con Delsina Merlo, originaria di Villa Perona, a Coppi, scomparsa nel 2004.
Due i figli: Ermanno, e Ines, insegnante residente a Genova. La sua grande passione è stata la lirica, le opere di Puccini in particolare.
In un’intervista rilasciataci nel 2009, Guido si soffermò a raccontare quando aveva calcato i gradini dell’Arena di Verona per assistere ad una performance operistica. Guido, a Cella Monte, è un’istituzione per una vita interamente dedicata al lavoro, alla famiglia e alle sue passioni.
«Guido Coppo - dicono in paese - ha una tempra incredibile, è una persona tenace che h l fortuna di stare bene e di essere assistito dal figlio, tra le mura domestiche. Nel suo laboratorio di falegnameria accanto all’abitazione creava opere d’ingegno. Prima realizzando tutto quanto serviva al trasporto con i cavalli, poi, nel dopoguerra, passò al ‘modernismo’ per essere al passo con i tempi».