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Coi casalesi nelle Fiandre e nei paesi Bassi (iniziando da Colonia) - Incontri da Carramba che sorpresa - Rubens - La 'Patria Santa' di Camerana - Caccia lapidi

Incontro da ‘Carramba che sorpresa’ a mezzogiorno di ferragosto davanti al ‘convento delle Beghine’ (Begijnhof, un’oasi di pace) di Amsterdam per un gruppo di candiesi che partecipavano a uno dei tanti tour per l’Europa (con propaggine ad Istanbul) organizzati dalla Stat di Casale. Il gruppo di Candia Lomellina (facente parte di un gruppone di 46 monferrini con enclave genovese) era formato da Rita e Susanna Gurian, Ilenia Moscardo, Michele Renesto, Laura Bellasio, Gianfranca Ottone. E’ andato ad “inciampare’’ contro altri due candiesi arrivati in moto dalla Lomellina: il commerciante Roberto Butta e l’insegnante Luciana Pregnolato, Abbracci e foto ricordo. Non è stato il solo esempio: a Copenaghen Sara Scaglione che era stata per lungo tempo impiegata alla Stat Casale (oggi abita a Faenza) ha riconosciuto il pullman blu a due piani che le dava la precedenza (lei era in bici) e ha avuto l’occasione per salutare tutti. Idem in Bretagna dove era in vacanza Silvana Calvo di Castel San Pietro di Camino; ha visto il pullman Stat, stop e caffè per tutti (se si fermava c’erano anche le ostriche). Il ''nostro'' gruppo nelle Fiandre e nei Paesi Bassi-Anticipo in Germania Noi -accompagnatore Sebastiano Zucca, autista Roberto Curtacci- abbiamo partecipato al tour delle Fiandre e Paesi Bassi. COLONIA IL GRANDE DUOMO Il tour è partito in realtà con la visita di Colonia in Germania e sopratutto del suo grande Duomo (Cattedrale Metropolitana dei Santi Pietro e Maria), una montagna di pietra che si alza verso il cielo (anche se il restauro esterno contrasta tra pulito e non); soffia un forte vento (e se giri l'angolo più non c'è, sarà un vento divino?). Dentro la cattedrale ci perdiamo in un'altra dimensione, la navata centrale è alta come un edificio di quindici piani, la luce filtra dalle vetrate (''Io sono la luce del mondo'', parole di Gesù nel libro di Giovanni, è il misticismo della luce del gotico). Ammiriamo dietro l'altare principale la tomba dei Re Magi (Gaspare, Melchiorre, Baldassarre) le cui reliquie vennero portate da Milano dall'imperatore Federico Barbarossa e consegnate all'Arcivescovo di Colonia Rainald von Dassel nel 1164 (più un guerriero che ecclesiastico). E' per loro che è stata eretta la basilica. Hanno attirato milioni di pellegrini: erano tra le reliquie top del Medioevo. Colonia era con Gerusalemme e Roma ritenuta Santa grazie ai Magi, i primi adoratori di Gesù. Essere vicino a queste reliquie voleva dire essere vicini a Dio. La nostra disegnatrice ufficiale (Laura Rossi) accende la candela di famiglia di fronte a una splendida Deposizione scultorea dai colori vividi con Giuseppe di Arimatea in piedi con la corona in mano, San Giovanni inginocchiato, la Madonna e le due donne che si occupavano di Gesù (Marta e Maria). Il collega artista (Mauro Galfrè) continuando una tradizione iniziata in Cornovaglia (Gran Bretagna) stringe la mano a un ''tombato'' a destra dell'altare. Al ritorno grazie alle ricerche di due professoroni Olimpio Musso e Augusto Guida (già addetto culturale a Colonia) sapremo poi che si tratta della tomba dell'arcivescovo Wilhelm von Gennep. Ecco la trascrizione (Musso) della incisione che orna il sarcofago: 'Nell’anno del signore mille trecentosessantadue il giorno quindici del mese di settembre morì il reverendo in Cristo padre don Wilhelm von Gennep arcivescovo di Colonia qui sepolto mentre era vacante allora la sede apostolica per la morte del papa Innocenzo VI di felice memoria e regnava in quel medesimo tempo il serenissimo signore Carlo [IV di Lussemburgo] imperatore dei romani. la sua anima riposi in pace amen,1362'. Stefano Aubert, nato a Monts-lez-Beyssac, nel dipartimento della Corrèze, dopo essere stato vescovo di Noyon,di Clermont, cardinale nel 1342, fu eletto papa il 18 dicembre 1352. Assunse il nome di Innocenzo VI. Innocenzo. VI morì ad Avignone il 12.9.1362. Prima curiosità del nostro tour: i due campanili del Duomo, 157,38 metri, sono al secondo posto in Europa (e terzo nel mondo) per altezza. Ancora: l'Arca dei Re magi (Dreikönigenschrein) è veramente un capolavoro (di Nicolaus de Verdun, brillano anche le foto sul nostro personal), è il più grande sarcofago d'Europa, quarant'anni per costruirlo. E' una basilica in miniatura in legno, argento dorato e pietre preziose, pesante trecento chili, alta più di un metro e mezzo e lunga più di due metri. L'organo ha 3963 canne. La zona attorno al Duomo è stata ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Convive così antico e moderno (e nelle fontane a raso sul lungo Reno giocano i bambini e più in avanti cadono i ragazzini su skate board), non convivono i servizi igienici a lato della facciata del tempio. Ci consoliamo con in grande mosaico del "Römisch-Germanische Museum" (a fianco della cattedrale) visto attraverso un vetro (fotografiamo Dioniso). La scoperta del mosaico avvenne fortuitamente nel 1941 durante gli scavi per la costruzione di un rifugio antiaere. Nel 1999, dopo essere stato coperto con una protezione in plexiglas, ha ospitato un pranzo ufficiale del G8. Fotografiamo anche il bel monumento del Kaiser Wilhelm II (Berlino, 27 gennaio 1859 – Doorn, 4 giugno 1941, terzo e ultimo imperatore della Germania). Flash back: durante la visita alla piazza del Municipio (Altes rathaus) ricordiamo Giovanni Maria Farina (nato nel 1685 a Santa Maria Maggiore in Piemonte, morto nel 1766 a Colonia) rese Colonia famosa in tutto il mondo battezzando il suo profumo col nome di "Eau de Cologne". La città renana decise di onorare il suo illustre cittadino con una statua piazzata in un angolo della torre del municipio. Teleobiettivo sul famoso Kallendresser (in coloniese: chi fa i bisogni nella grondaia), opera di Ewald Mataré alla casa n° 24 all'Alter Markt, dovuta all'iniziativa di un architetto Jupp Engels (1909-1991) che vi fece erigere la sua casa e rifare la figura che era prima al n° 40. Come ci dice il prof. Guida, nella tradizione architettonica di Colonia ci sono varii Kallendresser (anche al duomo sotto la figura di un celebre arcivescovo) di tradizione medievale, la cui funzione era di sbeffeggiare le autorità, vere o presunte, e i nemici della città (naturalmente poi ci sono tante leggende su ognuna delle figure). A noi con le sue chiappe al vento evoca un po' la condanna alla pietra dla cria (conservata ancora in alcuni paesi monferrini, era un dileggio-condanna per i debitori). Altra foto alla abbazia benedettina "Gross St. Martin", nella Altstadt, capolavoro del tardo romanico. Ha tre absidi circolari riunite a forma di croce. Spicca la grande, quadrata, torre-campanile tipo fortezza di 84 metri, sormonatat da una cuspide acuta, contornata da quattro torricelli angolari, ottagonali, da libro delle fiabe. Fu costruita tra il 1185 e il 1220 e consacata a San Martino; l'abbazia è stata chiamata anche Monasterium Rinense, poichè si trovava sulla sponda del Reno. La chiesa fu gravemente danneggiata nella seconda guerra mondiale, con un lavoro di restauro ultimato nel 1985. Strette e lunghe le case che circondano il complesso, ben tenute, tanti fiori alle finestre. Cena e pernottamento al 'Leonardo Hotel' (Waldecker Strasse), relativamente in centro grazie a sottopassi (che mettono alla prova l'abilità dell'autista). Prima di ripartire guardiamo le ultime sul sito del Monferrato (le postazioni internet sono a fianco della portineria). ANVERSA: EBREI IN BICI GROTE MARK: CAVALLI E TRENINO UNA COLLEZIONE DI RUBENS Poi Anversa (in olandese Antwerpen, ma siamo del Belgio settentrionale) è sulla riva destra della Schelda, dove parcheggia il pulman Stat. In precedenza dai finestrini ci aveva colpito lo 'sciamare' di un centinaio di ebrei ortodossi (quelli delle treccine) in bici. Siamo nel quartiere israelita che è lo stesso dei diamanti perché questa è l’attività di oltre l’80% dei circa ventimila ortodossi che vi risiedono. Una trentina di sinagoghe e quattro differenti Borse dei diamanti - ognuna ne tratta un tipo differente - sono i principali punti di incontro sociale. Il saluto e la promessa vengono con: «Mazal Broche», fortuna e benedizione Poi percorrendo (a piedi) il lungo fiume Ernest Van Dijckkaai per noi subito all'inizio lo scenografico castello "Het Steen" (letteralmente: "La Rocca"). E' stato eretto all'incirca all'incirca tra il 1200 e il 1225 e rimodellato nella forma attuale nel XVI secolo sotto l'impero di Carlo V. È il più antico edificio della città. Di fronte all'ingresso del castello, si trova la statua di Lange Wapper, un gigante che - secondo la leggenda - di notte si aggirava per le vie di Anversa, spaventando gli abitanti della città. L'ingresso dell'edificio è decorato con un bassorilievo raffigurante Semini, una divinità della fertilità, che un tempo recava un fallo enorme, poi rimosso. Quindi, passando dalle vie di varie Confraternite, ecco gli antichi palazzi sulla Grote Markt (piazza del mercato) sormontati da statue dorate, al centro la fontana di Silvius Brabo (il leggendario soldato romano che uccise il gigante Druon Antigon) cui si abbeverano -con difficoltà- i piccioni. La piazza è sovrastata dall'imponente Stadhuis (letteralmente casa comunale) coi suoi stucchi dorati e sventolio di bandiere, ancora oggi è il municipio di Anversa. La guida ha uno strano cappello tondo (da pittore fiammingo....) e, mentre spiega, ci girano attorno un grande carro nero trainato da due cavalli e un trenino blu, rosso e giallo entrambi carichi di turisti. Un'occhiata ai manifesti di spettacoli, c'è pure un recital di Paolo Conte (ciclo Jazz Middelheim) al Park Den Brandt nel Quartiere Middelheim. Il nostro anfitrione (ci piace come pronuncia la parola 'margravio') ci porta alla proficua caccia di tele di Pieter Paul Rubens (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640). Così prima siamo alla poco conosciuta San Carlo Borromeo (Sint-Carolus-Borromeuskerk) eretta -1614-1621- dai gesuiti Pieter Huyssens e Francois d'Aguillon; è molto raccolta. quasi italiana, anche la piazza su cui si affaccia: Hendrik Conscienceplein, uno scrittore belga di lingua olandese nato ad Anversa nel 1812; guardiamo la vetrina di un negozio che offre stampe antiche. Sulla facciata si trova il busto coronato del “beato padre Ignazio” e si trovano anche due cartelli, uno illustra i restauri e le spese, l'altro la chiesa e i suoi capolavori in quattro lingue. L’interno dell'edificio sacro sembra una sala da festa barocca- forse per far pregustare alla gente la gioia celeste nella casa del Padre eterno. Del resto somme favolose furono spese per la decorazione: non per niente la chiesa fu chiamata “il tempio di marmo”. Una curiosità: per continuare a suscitare l’attenzione dei fedeli, l’altare maggiore può sostituire il suo grande quadro. Infatti, dietro l’altare, venne costruita una grande cassetta di riserva: questa può contenere 4 quadri che possono essere ‘messi in scena’ a turno, per mezzo di un sistema a carrucola fissa; la scelta varia a seconda del tema dell’anno liturgico: così il tema della messa è messo in evidenza. Spettacolare la cappella della Vergine dove l'’arte pittorica di Rubens si unisce tematicamente alla scultura di marmo dell’atelier di Colijns de Nole: la Vergine Maria, ricca di colori è assunta in cielo è contemporaneamente già coronata dal braccio forte di Dio Padre. Poi arriviamo alla grande cattedrale di Nostra Signora (in neerlandese: Onze-Lieve-Vrouwekathedraal, in Groenplaats, dominata dalla statua di Rubens), la chiesa merità anche per il suo gotico brabantino. La torre nord (123 m) - un merletto di pietra - domina il cielo di Anversa. Entriamo. Si paga il biglietto, in cambio un depliant, in italiano, con cartina che permette la caccia ai quadri guidata da una gentile signora di Valmacca. Ci soffermiamo a lungo davanti al trittico della 'Discesa dalla Croce', definita giustamente, una delle sette meraviglie del Belgio; lo scomparto centrale misura 420 x 310 mentre i due laterali misurano cm 420 x 150 e rappresentano la 'Vistazione' e la 'Presentazione al tempio'. Ci intrigano la luce (Caravaggio?) ma anche i capelli biondi e la spalla della Maddalena (su cui si posa un piede del Cristo). Sull'altare la pala dell'Assunzione della Vergine olio di Rubens dipinto (vinse apposito concorso) nel 1625-26. Non solo Rubens, questa chiesa è una pinacoteca con quadri di Otto van Veen, Jacob de Backer e Marten de Vos. Molto fotogenico anche il grande organo del 1657: un totale di 5.700 canne suddivise in 90 registri. La candela viene accesa di fronte a una lapide con stemmi colortissimi e in rilievo di Gran Bretagna, Australia, Canada,Sud Africa, Nuova Zelanda, Newfoundland (Terranova), in memoria dei caduti dell'impero britannico nella prima guerra mondiale. Al book-shop Laura (la nostra pittrice) acquista un Cd per il figlio. Pranzo, passato un arco, in Oude Koornmarkt in una cantina medievale con camino (il ristorante si chiama 'Estro armonico', la discesa è un po' ripida ma i grandi carciofi ripieni ripagano di tutto). BRUGGE, NEL MEDIOEVO LE PRIME BEGHINE UN LEGAME MONFERRINO Al pomeriggio il pullman dribbla vigili nelle strette vie di Brugge. Siamo nel Belgio, nel capoluogo e maggiore città delle Fiandre occidentali, nella Comunità fiamminga. Brugge o Bruges è una splendida cittadina patrimonio dell’Umanità (e se lo merita) dove la storia si è fermata tra i suoi canali, i palazzi, torri e campanili. Si guadagna con Amsterdam l'appellativo di Venezia del Nord. Da visita con calma, volendo anche in carrozza (ma a qualche cavallo dovrebbero fare lo shampoo). L'Hotel in un complesso antico ben restaurato (dalla finestra della camera ammiro una serie di campanili) è il Novotel Brugge Centrum. Dal suo cortile-chiostro (ornato da sculture che ci ricordano i cannoni antigrandine) parte la visita. Vicino all'Hotel c'è subito (siamo nella lunga Katelijnestraat) un po' celato dalla scritta Godshuis Hertsberge 1683 e da una Madonnina uno dei luoghi storici di Brugge: un convento e una chiesa in origine di beghine, che erano sorellanze laiche di donne religiose, appartenenti fin che possibile alla Chiesa cattolica, quelle di Brugge erano state fondate nel 1245 da Margherita detta di Costantinopoli, contessa di Fiandra e di Hainaut (Valenciennes 1202 - Lilla 1280) fglia di Baldovino IX ((Valenciennes, 1171 – Veliko Tărnovo, 1205) il primo imperatore latino di Costantinopoli,venne incoronato in S. Sofia il 16 maggio 1204 nel corso della Quarta Crociata, suo contendente era Bonifacio di Monferrato ((1150 – 1207) cui fu concessa in feudo Tessalonica (dove un giorno vorremmo atterrare). Fine dell'inciso storico con legame monferrino. La guida promette poi Il "lago dell'amore'' (Minnewater) e così sarà, un ambiente di sogno dove soggiornano cigni, aironi, papere, germani. E il tour continua sullo stesso pentagramma con angoli da medioevo tra noi. Stop post temporale (breve per fortuna), per la cena, sulla piazza del mercato al Grand Cafè Belfort, il menù non è quello che Sebastiano aveva appena letto in pullman, rimpianto per le cozze. Nella nostra classifica-campanili quello della Chiesa di Nostra Signora di Brugge è al 19° posto europeo con 112 metri e mezzo. DELFT IL CAMPANILE STORTO E CARILLON DA 48 CAMPANE Il giorno successivo si apre con Delft, un comune olandese di 98.655 abitanti situato nella provincia dell'Olanda Meridionale, dove facciamo conoscienza con la guida olandese Ivo Stork che, dopo averci insegnato come si mangia un’aringa cruda (e fresca), ci accompagnerà a lungo facendoci entrare non solo nell’arte e nella storia ma anche nell’anima del popolo olandese. Delft, oltre che per le sue ceramiche bianche e blu (Delftware), va visitata per un quadrilatero antico ed elegante dominato sul canale di Oude Delft dal grande campanile pendente della Oud e Kerk (la vecchia cattedrale, già S. Ippolito, iniziata nel 1246, custodisce le spoglie di Jan Vermeer e di altri personaggi famosi di Delft). Al no. 39 della Oude Delft, è situato il Oost-Indisch Huis, l'edificio della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, la famosa VOC (Verenigde Oostindische Compagnie). Il VOC un tempo era la più grande compagnia commerciale del mondo, alla stessa stregua della gemella Compagnia britannica, con uffici in Asia e in Olanda. Ma va visitata soprattutto per la Nieuwe Kerk (in italiano: Chiesa Nuova) di fronte al municipio cittadino. Nel 1584 Guglielmo il Taciturno o Guglielmo d'Orange (Dillenburg, 24 aprile 1533 – Delft, 10 luglio 1584 capo dei nederlandesi durante la Guerra d’Indipendenza dei Paesi Bassi dagli Spagnoli) fu qui sepolto in un mausoleo (splendido) al centro della chiesa progettato da Hendrick e da Pieter de Keyser (ha un viso dal baffo ironico, è resa molto bene la gorgera plissettata); esiste un bellissimo quadro di Hendrick van Vliet (1611 circa-1675) che raffigura questo maosoleo (in questo momento è esposto al Quirinale nella mostra su Vermeer). Da allora i membri della Casa d’Orange-Nassau vengono inumati nella cripta reale. Gli ultimi due sono stati la regina Giuliana e suo marito il principe consorte Bernardo. Curiosità: la tomba del principe Willem George Frederik d'Orange ( L'Aia, 15 febbraio 1774 – Padova, 6 gennaio 1799), secondo figlio di Guglielmo V, comandante dell'armata d'Italia, era stata realizzata dal Canova a Padova e poi trasloccata ad Anversa nel 1896, su iniziativa della regina Emma (moglie di Guglielmo III dei Paesi Bassi). Sempre in questa grande chiesa tombe a raso sul pavimento, in marmo nero, ci ricordano quelle della concattedrale di Malta. Diamo un'occhiata oure alle numerose vetrate smaltate, in particolare quella dedicata alla regina Wilhelmina, opera di Edward W. Bok (1923). Affianca la chiesa una torre di 108 metri e mezzo (al 38° posto europeo) sulla cui punta troviamo un carillon del 1600 che funziona alla grande (48 campane) con musiche di tutti i generi (ci sembra di sentire un certo momento anche 'volare'). Sulla grande piazza appunto lo Stadhuis Municipio del XVII secolo (progetto iniziale dell'architetto olandese Hendrick de Keyser), molto fotogenico con il suo antico torrione. Fotogenici anche una quarantina di scolari in maglietta gialla e bici di ordinanza guidati da maestra con fischietto (e micro pantaloncini). Camminiamo e, curiosità nella curiosità, l'iscrizione che troviamo su un'antica casa lungo il canale principale, inizia ''Per angusta ad Augusta'' (“Attraverso le strettoie fino alle cime elevate”) e va avanti. Stessa iscrizione viene trovata e letta alla sera dal sodale prof. Roggero al castello di Cereseto, nel cuore del Monferrato (vedi nota).... Ci riposiamo nel giardino del Prinsenhof Municipal Museum in Sint Agathaplein. E' un ex convento, conserva i fori di proiettile nel muro che segna il punto in cui è stato assassinato Guglielmo d'Orange nel 1584 dal cattolico francese Balthasar Gérard. Secondo la storica inglese Lisa Jardine, Guglielmo d'Orange risultò il primo capo di stato ad essere assassinato con una pistola. Per la cronaca il colpevole venne catturato e il tribunale stabilì che la mano destra di Gérard fosse bruciata con dei ferri roventi, che la carne fosse staccata dal suo corpo con delle pinze in sei punti differenti, che fosse squartato e scorticato vivo, che il suo cuore gli venisse strappato dal petto e che gli venisse gettato in faccia e, infine, che la sua testa venisse tagliata. Pranzo al ristorante De Pijpenia in Hippolytusbuurt. L'AJA UN VERMEER STREPITOSO In poco tempo siamo all’Aja (Den Haag, significa letteralmente recinto di caccia, riferito alla tenuta che aveva qui il re Re Guglielmo II). Il centro storico occupa una piccola zona intorno al Binnenhof, che sarebbero il gruppo di costruzioni originarie attorno a cui nacque la città, che comprende anche il palazzo del parlamento, affascinante -perchè inattesa- la corte in cui entriamo dalla seicentesca Grenadierspoort, presso il Mauritshuis, in primo piano una fontana con sulla sommità una statua dorata di fronte la parte absidale dell'Isolata 'Ridderzaal' (sala dei Cavalieri) un fiabesco castello al centro del complesso che risale al 1280 circa su fondazioni più antiche (nella torre di sinistra il tele svela un orologio meccanico dalle alte figure). Usciamo da un'ala più moderna automezzi della Tv per riprese in diretta annunciano grane governative. E' in restauro la reale galleria Mauritshuis e il suo dipinto top “Ragazza con l’orecchino di perla” (o col turbante) capolavoro di Vermeer è in Giappone, il resto, un centinaio di dipinti, è stato trasferito al Gemeentemuseum, sulla strada di Sheweningen, dove entriamo con la nostra guida. Così (prendi due e paghi uno...) oltre ai capolavori in loco (Picasso, Mondrian, Kandinsky, Monet, ma anche vestiti e strumenti...) ammiriamo tutto il resto; tra i quadri trasferiti e temporaneamente ospitati ecco dipinti strepitosi come “La veduta di Delft” eseguita nel 1660 da Vermeer (ritorniamo, fatto primo giro apposta per lui, per la luce vivida sulle nubi, uguali a quelle fuori il Museo, i particolari in primo piano!), poi ecco “Il toro” di Potter e “La lezione di anatomia del dottor Nicolaes Tulp” di Rembrandt. Citazione dotta: il quadro di Rembrandt figura nel romanzo 'La caduta' di Camus e quello di Vermeer ne 'Alla ricerca del tempo perduto' di Marcel Proust (lo scrittore lo considera "il più bel quadro del mondo"). Vermeer nella sua vita (Delft, 31 ottobre 1632 – Delft, 15 dicembre 1675) ha dipinto solo 35 quadri. Dal pulmann vediamo bene anche il grande Palazzo della Pace (Vredespalais) in forma rinascimentale, sede della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), l’organo principale giudiziario dell’ONU. Vediamo anche l'Amsterdam Arena, il moderno stadio di Amsterdam che ospita le partite casalinghe della Nazionale di calcio olandese e dell'Ajax, la squadra della capitale olandese. È stato inaugurato nell'agosto 1996 con un'amichevole disputata fra l'Ajax ed il Milan, che si impose per 3-0. Ricordiamo l'Ajax al Torneo giovanile Caligaris di Casale: sfilate, fuochi, gare al Natal Palli, mecenatismo di Venesio, Priasca addetto stampa; da riprendere. L'Aja è la capitale amministrativa dei Paesi Bassi, sede del governo e residenza ufficiale della famiglia reale. L'Aja e' chiamata "la citta' giardino" ed e' la citta piu' verde d'Europa, con i suoi quasi 400 ettari di zone verdi! SCHEVENINGEN, GRANDE SPIAGGIA UNO STRANO SPORT: KITEBOARDING Aria salata e raccolta di conchigliette sulla grandissima spiaggia di Scheveningen, sobborgo dell'Aja che si affaccia sul Mare del Nord. Praticano molto surf (c'è persino una barriera artificiale che produce onde impegnative ad ogni ora del giorno, tutto l'anno) e kiteboarding (in volo sul mare sulla tavola da surf trascinati da una vela). In sintesi: tanta sabbia, un lungomare, un molo e un faro, imponenti strutture alberghiere con impatto visivo iniziale di sicuro effetto. AMSTERDAM DI TUTTO E DI PIU' UN GRANDE MUSEO Infine Amsterdam. Citazione immediata per l’enorme mercato dei fiori, galleggiante (del resto qui sono 25 mila le case su barconi, le houseboat) è sul Singel un canale di Amsterdam. Questo mercato è unico al mondo: tutta la merce "galleggia". È un retaggio del passato, quando i fiori e le piante venduti in questo mercato arrivavano sui barconi. Oggigiorno i fiori freschi arrivano ancora giornalmente, per mezzo di furgoni... Suggestivo poi il percorso serale in battello sui canali (secondo l’UNESCO, delibera del 2010, i canali sono un patrimonio culturale di “notevole valore universale”, e la città di Amsterdam per questo dà il massimo per mantenerli, sono più di 100, attraversati da 600 ponti in pietra, che uniscono più di 90 isole), da qui vediamo l’Anne Frank Huis, la Casa di Anna Frank in Prinsegracht 267 a un centinaio di metri dalla chiesa Westerkerk e dalla Raadhisstraat. Affascinante dall'acqua anche il Nemo il più grande centro scientifico dei Paesi Bassi, progettato dall'architetto Renzo Piano, ci colpisce il tetto, digradante, è organizzato a piazza e collegato alle banchine del porto da un ponte pedonale. Si trova vicino alla Stazione Centrale di Amsterdam e al Nederlands Scheepvaartmuseum (Museo Marittimo dei Paesi Bassi). Curiosità: le vecchie case conservano sul tetto la carrucola per i traslochi. Snobbiamo i negozi di diamanti ('Diamond factory, from the mine to your finger', recita una insegna) Non manca per il nostro tour il quartiere a luci rosse: si chiama De Walten, non finisce più coi suoi 6.500 metri quadri con le trecento stanze illuminate -per vedere (e assolutamente non fotografare) le ragazze in vetrina- con aggiunta di sexy-shop e teatrini dell'eros, folla da tutto il pianeta. Folclore o squallore? In ogni caso mini storia di costume). Ci consoliamo alla grande con il il Museo Van Gogh in Paulus Potterstraat 7, mondiale (è un po' il loro Colosseo), è possibile seguire da vicino lo sviluppo dell’opera dell’artista. Ci commuove l'ultimo periodo -eravamo appena stati sulle sue tracce in Provenza-con tele realizzate con colori accesi, duranti il suo soggiorno a Arles e a St- Remy-de-Provance e con l'ultimo quadro dell'artista il 'Campo di grano con corvi'. Con i suoi 200 dipinti e 550 tra disegni e acquerelli del grande pittore fiammingo questo museo rappresenta un unicum al mondo. Ospita anche 700 lettere scritte al fratello Theo insieme ad altri oggetti personali. Fu proprio il fratello a raccogliere gran parte di questa collezione mentre faceva il mercante d'arte a Parigi. In più il Museo mette a confronto i suoi quadri con i lavori di altri artisti del 19° secolo come Gaugin, Toulouse-Lautrec, e Redon (la nostra disegnatrice 'perde' un'ora al secondo piano per disegni e affiche). Non meno interessante, anche se meno artistica, è l’area acquisti del museo con il suo grandissimo shop. C'è anche chi riesce a vedere un po' al volo il vicino Rijksmuseum, museo statale che possiede la più grande collezione di opere del periodo d'oro dell'arte fiamminga (1584-1702). Quadro top, di Rembrandt 'La Ronda di notte' (1642) noto anche come 'La compagnia del Capitano Frans Banning Cocq'. Le figure escono quasi dal quadro. Mauro e Bruna, dopo Van Gogh, tornano agli anni giovanili con una visita dell'Hard Rock Cafe in Max Euweplein 57, sulla riva di un canale vicino al Leidesplein sulla Euxweplein; è un caffè/ristorante ha tre livelli, panoramici. L'atmosfera è molto accogliente, musica dal vivo, dappertutto schermi con video musicali delle principali star mondiali, si beve e si balla fino a tarda notte. Alle pareti un vero e proprio museo del rock: il giubbotto e il berretto di cuoio da motociclista di Elvis Presley, le chitarre di Eddie Van Halen, B.B.King, Lenny Kravitz, George Harrison (Beatles), la camicia di Mick Jagger (Rolling Stones), il panciotto di Jimi Hendrix, la tuta di Marilyn Manson e poi poster, foto e altre innumerevoli memorabilia che fanno la felicità di ogni cultore del rock e della musica pop. Acquisto immancabile, nello store del locale, della famosa maglietta con il logo storico. Poi ecco i quartieri di nuova edilizia residenziale con relative spiegazioni urbanistiche del nostro Ivo soprattutto - è uno storico recupero dei docklands orientali- per quanto riguarda la circolare piazza Barcelona dell’architetto belga Bruno Albert (1993), sulla penisola KNSM nell’est di Amsterdam (le foto dal mare le vedete su www.photo-daylight.com/navigation.php?id=17&folder=stock/48_architectes/02_Bruno%20ALBERT/05_Amsterdam%20KNSM). E proprio alla banchine decine di esempi di case galleggianti, belle quelle su vecchie barche o rimorchiatori, hanno tutte il numero civico e la buca delle lettere. Nella stessa zona di corsa attraverso il mercatino multietnico che si chiama Dappermarkt abbellito da strisce rosse volanti. Votato migliore luogo di contrattazione dei Paesi Bassi nel 2008, il Dappermarkt è considerato il più economico e multiculturale dei mercati di Amsterdam Spesso è citato come il “Mercato del Mondo” per la sorprendente diversità di commercianti e prodotti. Oltre 250 bancarelle, montate e smontate ogni giorno, offrono “metri” di cibi esotici, abiti a buon mercato e oggetti da ammirare. Aperto sei giorni a settimana dalle 9 alle 17, il Dappermarkt accoglie quasi 15.000 visitatori ogni giorno. Tornando verso il mercato dei fiori stop per cibare alcuni cigni, sullo sfondo si alza il ponte levatoio su un cnale, Ivo si informa è la numero 222 di 1896 è in acciaio e ferro battuto. Ci ricordano i dipinti tra il 1888 e il 1889 da Vincent Van Gogh sul ponte di Langlois (Arles). Citazione positiva per l'albergo: Dorint Airport, quattro stelle, piscina e vista sulla zona vip dell'aeroporto (rimpianto per gli aeroplanini del Cappa, ci attereremo un giorno?). Uno dei pranzi è al ‘Claes Haesje‘ è un ristorante famoso situato nel centro storico di Amsterdam, tra la Spui (Spuistraat Spui 269) e Piazza Dam. Il ristorante si trova in sei ambienti storici, dove sono presenti molte caratteristiche architettoniche originali, quali scale, corridoi e saloni conservati allo stato originario (ma non è facile trovare i servizi). Piazza Dam è il cuore della città col palazzo reale, Koninklijk Paleis, che ospita quando è in loco la regina, oltre ad altri edifici quali il Nationaal Monument- un enorme obelisco ai Caduti (Oud 1956), la Nieuwe Kerk, chiesa nuova, gotica che ospita numerose mostre d’arte e il celebre museo delle cere Madame Tussauds Scenerama; per noi in questa piazza il ricordo di stangone in set fotografico e le nostre girls in posa a fianco a un leone (anticipa il monumento). Curiosità: Amsterdam è la città delle palafitte (è completamente posata su di esse) furono 13659 le palafitte usate per costruire Palazzo reale. I canali non vanno d'accordo con le automobili, (lo vediamo sempre dal battello parcheggiate sul bordo senza protezioni), ogni hanno diverse macchine ci finiscono dentro, tanto che esiste una sezione della polizia urbana, deputata al ripescaggio chiamata Grachtenvissers, letteralmente pescatori dei canali. Quasi dimenticavamo: è il regno delle biciclette, quasi dei Tir su due ruote (o tre) che dominano su tutto e tutti. Le piste ciclabili sono comparse qui circa 50 anni prima rispetto alle altre città europee. La bici è il mezzo ideale per spostarsi da qualsiasi parte, spesso anche il più veloce. Negli anni '60 del secolo scorso, il movimento chiamato dei Provos esaltò i benefici ecologici e logistici di questo mezzo; mettendo a disposizione di tutti centinaia di bici bianche da usare e lasciare sul posto. Nella capitale circolano almeno 600.000 biciclette e sono oltre 400 i km di piste ciclabili. Tornando alle Beghine di apertura si tratta di agglomerato di case del 1600 (oggi siamo in pieno centro di Amsterdam) raccolto intorno ad un cortile abitato da pie donne dedite alla cura degli orfani e degli infermi che, a causa della rigorosissima controriforma particolarmente feroce allora in Olanda, non potendo riunirsi in un ordine religioso, avevano scelto quel luogo per fare del bene. All’interno del Begijnhof, si trovano, tra l’altro, la Engelse Kerk (entriamo ascoltando suggestivi canti religiosi, è la “Chiesa inglese” del 1419) e una chiesa cattolica clandestina, costruita nel 1671. Quasi tutte le case sono abbellite da formelle che illustrano episodi biblici. ZAANDUJK-SCHERMER-EDAM MULINI A VENTO DA CARTOLINA Altra giornata: via veloci a vedere come funziona un mulino a vento prima a Zaandijk (parco di Zaanse Schans con 6 mulini a vento superstiti lungo il fiume Zaan) e poi più da vicino a Schermer (entro in un mulino del '600, non credevo le pale fossero così grandi), cielo blu con nubi bianche, canali, ponticelli da libro di favole, prati verdi, immancabili ciclisti (da acquarello di Laura Rossi). I mulini a vento olandesi venivano impiegati soprattutto per pompare l’acqua eccedente dei polders (tratti di mare asciugati artificialmente attraverso dighe), ma erano anche utili per la macinazione e la produzione di prodotti locali. I mulini a vento sono festeggiati ancora oggi: nella Giornata nazionale del mulino (prossima 11 magio 2013)e per le festività nazionali vengono decorati con fiori, immagini di angeli ed in alcuni casi con la bandiera olandese. Quindi il nostro pulmann parcheggia a un caseificio nella zona di Edam che da il nome al formaggio (in nederlandese edammer) quello che è ricoperto di una pellicola di paraffina di colore rosso-giallo, (cogli assaggi quasi si pranza, molti acquistano). GRANDE DIGA COSTRUITA DA ITALIANI Quindi sulla grande diga (Afsluitdijk) sospesa tra cielo e mare costruita negli anni '30 da Olandesi e Italiani (lo ricorda un grande cartello nel punto dove si alza la torretta panoramica situata a circa 6 chilometri da Den Oever nel Noord-Holland). Una statua raffigura il progettista l'ingegnere Cornelis Lely (1854-1929). Lunga 32 Km, larga 90 metri, la diga (su cui corre autostrada e immancabile pista ciclabile)ha chiuso una insenatura del mare andando a formare un lago di acqua dolce che venne chiamato IJsselmeer, successivamente venne diviso in due parti con la costruzione di una seconda diga la Markerwaarddijk a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta. La parte più interna del lago venne chiamata Markermeer. Laura Rossi ricordando la sua laurea in scienze compra qui un quasi tratttato di idraulica (miracolo, in italiano). VOLENDAM PESCATORI E NEGOZIETTI Poi non senza difficoltà (per l'autista) al villaggio di pescatori di Volendam, dal 'dam' di diga, come Amsterdam e Rotterdam (dam potrebbe anche significare "argine", diga nvece si dice "dijk"), in realtà un mega store per turisti ma graziosamente suddiviso in un centinaio di negozietti su case su palafitte, uno è curioso (vedi foto nella gallery) tre ragazze e una signora hanno i piedi in una vasca alle prese coi pesci pulitori che oltre ad eliminare le cellule morte e le parti secche fanno un piacevole massaggio. Insomma: trattamento di bellezza con solletico. In altri ti travesti per la foto coi costumi tipici olandesi (zoccoli compresi). MARKEN CASETTE, GIARDINETTO, ZOCCOLETTO Gran finale in battello a Marken dalle casette nere, sul molo suona una violoncellista. Percorriamo l’interno: vie ordinate e pulite (e vietate alle auto) tutte casette a un piano con giardinetto su un canale, ninfee. Sul tetto un'asta che serve per misurare la neve. Zoccoli all'entrata. Finis. Amsterdam, ritorno, grill germanici dove si paga 70 centesimi la toielette, Gottardo, coda, Vercelli, Casale (con benedizione finale del gran patron Paolo Pia). L’Olanda sarà anche piccola ma grazie a una perfetta organizzazione siamo riusciti a vederla quasi tutta e aveva ragione il poeta casalese "scapigliato" Giovanni Camerana (segnalazione del prof. Musso) ad eleggerla come sua seconda patria anzi la "ideal sua patria santa" (ma allora non c'erano le bici....). PER SAPERNE DI PIU' SULLE FIANDRE E NON SOLO Le Fiandre (Vlaanderen in lingua olandese Flandre o Flandres in francese) sono una delle tre regioni che compongono il Belgio. Confinano con il Mare del Nord e i Paesi Bassi (province della Zelanda, del Brabante Settentrionale e del Limburgo) a nord, con la Vallonia e la Francia (regione Nord-Passo di Calais) a sud, oltre a circondare interamente la Regione di Bruxelles-Capitale. La superficie è di 13.522 km², la popolazione (2005) è di 6.043.161 abitanti, per una densità di 442 ab./km². La lingua ufficiale è l'olandese (lingua che dagli abitanti della regione è definita fiammingo, Vlaams). Nei cosiddetti "comuni a facilitazione linguistica", i cittadini hanno diritto di utilizzare la lingua francese per comunicare con le autorità.La regione delle Fiandre è divisa in 5 province: 1 Anversa (Antwerpen), 2 Limburgo (Limburg), 3 Fiandre Orientali (Oost-Vlaanderen), 4 Brabante Fiammingo (Vlaams-Brabant),5 Fiandre Occidentali (West-Vlaanderen). I Paesi Bassi (denominazione ufficiale in lingua olandese: "Nederland"] sono situati nell'Europa occidentale, costituiscono la parte principale del Regno dei Paesi Bassi il quale comprende anche altre tre nazioni costitutive costituite dalle isole caraibiche di Aruba, Curaçao e Sint Maarten. I Paesi Bassi confinano a sud con il Belgio, a est con la Germania e a nord e ad ovest con il mare del Nord. La capitale è Amsterdam, ma il governo, il parlamento e la residenza del sovrano si trovano tutti a L'Aia (Den Haag), dove hanno pure sede la Corte internazionale di giustizia e la Corte Penale Internazionale. Certificazione dei diamanti, top Anversa I Diamanti da investimento sono certificati con documenti di identificazione, firmati, rilasciati da un laboratorio di analisi dopo l'esame della pietra: in essi vengono indicate l'identità, la massa, la forma e le misure. Nel certificato di una pietra sono evidenziati il numero del documento, il tipo di pietra individuata con le analisi e, infine, le caratteristiche che essa presenta. Le attestazioni relative offrono sufficienti garanzie di attendibilità e di imparzialità perchè rilasciate da esperti, da tecnici e soprattutto da persone non direttamente interessate alla transazione commerciale stessa. Gli istituti che vengono riconosciuti a livello internazionale sono: GIA (Gemmological Istitute of America, New York). HRD (Hoge Raad Voor Diamant, Anversa). IGI (International Gemmological Institute, Anversa). EGL (European Gemmological Laboratory, Anversa). L'epigrafe di Delft, Olimpio e Federico Musso (l.a.) - Il gruppo di casalesi in tour Stat nelle Fiandre e Paesi Bassi, guida l’olandese Ivo Stork, si è trovato di fronte in una via (Phoenixstraat) della vecchia Delft (Olanda) accanto a una casa ricca di stemmi, a una iscrizione che partiva da ‘‘Y. Per Angusta ad Augusta’’. Contemporaneamente in una serata al castello di Cereseto dedicata al noto finanziere e mecenate Riccardo Gualino veniva illustrato dal prof. D. Roggero lo stesso motto presente nel cortile d’onore. Al di là della singolarecoincidenza, ci siamo rivolti al nostro epigrafista di fiducia prof. Olimpio Musso, casalese da Colle Val d'Elsa. Ecco il testo di Delft Y -PER ANGUSTA AD AUGUSTA PRISCA DOMUS FRATRUM QUONDAM SED CENSIBUS AUCTA NUNC/ FACTA SEMINARIUM THEOLOGICUM. NEMO ILLI LIMEN TERAT/ IMPROBUS AUT MALE CASTIS PROFANET INTUS SACRA TECTA MORIBUS. IIII VIRI INCIDI CURAVERUNT ANNO M.DC.XVI Traduzione Y - Attraverso le sofferenze alle eccellenze. La primitiva casa dei fratelli un tempo ma cresciuta nel censo ora (è) diventata seminario teologico. nessuno ne calpesti la soglia se disonesto o profani dentro i sacri tetti con costumi impuri. i quadrumviri curarono l’incisione nell’anno 1616 Il motto PER ANGUSTA AD AUGUSTA (“Attraverso le strettoie fino alle cime elevate”) è attestato per la prima volta nel Seicento come motto del Margravio Ernesto di Brandeburgo. Significa che per ottenere successi bisogna affrontare ogni tipo di difficoltà, sulle tracce del Vangelo (Matteo 7,13 seg.: Intrate per angustam portam:quia lata porta,et spatiosa via est,quae ducit ad perditionem,et multi sunt qui intrant per eam. Quam angusta porta, et arcta via est, quae ducit ad vitam: et pauci sunt qui inveniunt eam. “Entrate per la porta stretta, perché larga e spaziosa è la via che porta alla perdizione,e sono molti quelli che vi passano;quanto è stretta invece la porta e angusta la via che porta alla vita e quanto pochi sono quelli che la trovano!” Luca 13,24. Contendite intrare per angustam portam: quia multi,dico vobis, quaerent intrare, et non poterunt “Sforzatevi di entrare per la porta stretta,perché molti,ve lo dico io, cercheranno di entrarvi, ma non vi riusciranno”). Nell’Ernani di Verdi (1844) si odono Silva, Ernani e Jago che dicono la parola d’ordine dei congiurati contro Carlo V (atto 3, scena 4) “Ad augusta!”. E il coro risponde “Per angusta”. I quadrumviri erano un collegio di quattro persone incaricato dell’amministrazione varia. Problematica a mio parere è l’interpretazione del segno Y che si trova in alto prima del testo, che secondo alcuni simboleggia la vita umana, il bivio è il simbolo della scelta che può fare l’uomo tra il bene e il male. Ma non escluderei invero che Y sia la comune abbreviazione di Yesu, che si adatterebbe bene a un seminario teologico. Al lettore la sentenza. Delft era la città natale di Hugo Groot (Grotius 1585-1645), famoso giurista olandese, autore di opere importanti come il “De jure belli et pacis”, in cui viene fatta una distinzione tra la legge naturale inviolabile e la legge positiva sempre mutevole o legge civile. La sua opera è stata fondamentale per la storia del diritto internazionale. Ugo Grozio scrisse, fra gli altri, un libro in cui proclamava la sua adesione al Cristianesimo dal titolo 'De veritate religionis Christianae', che venne tradotto dal latino in inglese, arabo, persiano e cinese. Fu il primo libro di apologia cristiana. L’Aja conserva la miglior collezione di opere del grande giurista. Olimpio Musso PS. Da una foto che ci manda poi Ivo leggiamo sul frontespizio del portale di Delft anche la scritta 'Het wapen van Savoyen', il nostro buon Olimpio da Colle val D'Elsa così ci risponde 'credo che voglia dire Le armi (=l'esercito. Het è singolare neutro,che si trova anche in danese e in svedese, scritto in appendice: Huset vuol dire in queste lingue la casa=casa-la) di Savoia'. Non è finita dal figlio di Musso, Federico l'olandese, ecco altre notizie: l'edificio fu costruito nel 1565 da uno dei più ricchi abitanti di Delft, che fu anche colui che fin dall'inizio lo battezzò col nome di Het wapen van Savoyen. Il motivo non è ben chiaro, ma si ipotizza che il proprietario in questione, il signor Jan Peere Buzijn (il cui cognome a seconda dei documenti viene anche scritto Buseyn o Buzin), che aveva costruito il suo ingente patrimonio facendo il banchiere a Rotterdam e a Delft, fosse originario della Savoia; dato anche che il prestare denaro era un'attività all'epoca ristretta ai cosiddetti "Lombarden" (italiani del nord e francesi del sud). Allegati due fotogallery con video

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