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Braccio destro di Donato Lanati

Dora Marchi, una stella dell’enologia

Premiata con il “Kevri”, riconoscimento per le persone di alto valore professionale

Dora Marchi, l’enologa e biologa toscana, braccio destro del vate del vino Donato Lanati, nel laboratorio di ricerca applicata Enosis Meraviglia di Fubine, monferrina da 25 anni, a novembre, ha ottenuto il “Kevri” georgiano. Trattasi di un riconoscimento, analogo alla stella della Hollywood Walk of Fame, dedicato alle persone di alto valore professionale in ambito enologico, che hanno contribuito a far diventare grande l’azienda Badagoni, leader nella produzione di vini, nella regione di Kakheti in Georgia. Prima di lei, solo Lanati aveva ottenuto il prestigioso riconoscimento. I Kevri sono enormi anfore in argilla interrate che, in Georgia, da sempre vengono utilizzate per la fermentazione, la macerazione e l’ affinamento del vino; kevri è anche cultura, tradizione e simbolo dell’enologia georgiana, incisa su mattonelle personalizzate.

«È stata una grande sorpresa, finemente architettata» ci racconta l’enologa di ritorno dalla Georgia. «Ad un certo punto, mi sono trovata davanti un red carpet e tutte le persone vicine a me si sono allontanate. Con un po’ di imbarazzo, mi sono guardata intorno, senza comprendere cosa stesse succedendo; poi sono stata invitata a sollevare un velo da terra. E’ stato emozionante scoprire il mio nome inciso su un nuovo kevri; un gran riconoscimento a livello umano, ancor prima che di prestigio professionale e di immagine».

La collaborazione della Marchi, ovvero di Enosis Meraviglia, con Badagoni, è iniziata 15 fa. In particolare, l’enologa toscana segue vinificazione e progetti e, durante la vendemmia, fornisce indicazioni sulle analisi e sulle correzioni, affrontando e gestendo le eventuali problematiche di carattere tecnico. «Quando siamo stati accolti per la prima volta dalla Badagoni - ricorda la Marchi -la situazione era decisamente diversa. Intanto, nel 2006, la Georgia era interessata nell’embargo russo e il clima non era certo favorevole. Tuttavia, con lungimiranza, a passo a passo, l’azienda è riuscita a trasformarsi, investire e crescere, per essere oggi, con i suoi 500 ha di vigneti, leader georgiana nel mercato interno e in quello internazionale, esportando in Cina, Hong Kong, Russia e Bielorussa, Europa e States». Tra i cavalli di battaglia della Badagoni ci sono varietà culturali molto antiche, quali il Saperavi, il Rkatsiteli, il Kisi e il Tuishi con il Khvanchkara (altresì noto come il vino di Stalin). Tra gli ultimi prodotti poi, gli spumanti rigorosamente prodotti con il monferrino Metodo Martinotti, con la prospettiva, in un prossimo futuro, di misurarsi anche con il Metodo Classico. Infine, sul modello di rinomate maison dell’enologia di fama internazionale, di recente l’apertura del Badagoni Home Restaurant. Insomma, un’azienda insediata nella culla della millenaria tradizione enologica che, per posizionarsi con identità e competitività nel mercato internazionale, ha scelto professionalità squisitamente italiane.

«I georgiani hanno, per tradizione, una grande vocazione e cultura delle uve e del vino, ma necessitano di sensibilità e conoscenze scientifiche più evolute, per far sì che i propri vini, per natura interessanti, possano esprimere carattere, identità e limpidezza. Tant’è vero che Salomé, la nuova generazione della famiglia Badagoni, ha appena ultimato gli studi universitari in Italia  presso la Facoltà di Agraria a Torino e, presto, verrà a perfezionarsi in Enosis».

Dottoressa Marchi, per una donna, dalla sanguigna tempra toscana e dall’indomito carattere, oltre che dalla prestigiosa esperienza in Antinori, cosa significa lavorare con la spigolosa e geniale eccellenza dell’enologia, qual è Lanati?

«Da lui ho imparato moltissimo; è stato sprone alle sfide più grandi e stimolo allo studio continuo. Collaboro con Lanati dal ’95: di lui, nel tempo, ho conosciuto le diverse sfaccettature. Insieme, abbiamo ricreato il giusto equilibrio, compensando competenze e talenti. Con la curiosità e la passione nel cuore, accanto a lui, ogni giorno, viaggio nella ricerca, nello studio e nella, sempre avvincente, esplorazione dell’affascinante universo del vino».

Qual è stata la sua soddisfazione professionale più grande? «Aver visitato tanti Paesi e conosciuto i grandi del vino, oltre a lavorare in gruppi importanti come Enosis e Oiv, l’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin».

Oltre a collaborare con Enosis Meraviglia, la Marchi è, infatti, membro della Commissione Tecnologie Enologiche dell’Oiv, oltre che dell’Ordine Confrèrie des Chevaliers du Tastevin Clos Vougeot. Ha altresì all’attivo numerose pubblicazioni ed è docente e relatrice di convegni a livello internazionale.

Le manca qualcosa? «Vorrei avere più tempo per lavorare, crescere e comprendere».

Si tende, spesso, a comparare il paesaggio toscano con quello monferrino. Quale preferisce? «La Toscana è la mia terra d’origine. Il Monferrato è un bellissimo territorio in cui è possibile fare grandi vini».

Ma? «Non c’è rete, tra le persone, a tutti i livelli. Questo è indubbiamente un elemento frenante per la crescita e lo sviluppo».

Una partita persa? «No. Credo molto nei giovani. Con loro è più facile. Sono liberi da pregiudizi, preconcetti e campanilismi. Sono aperti, sanno lavorare e pensare in squadra: saranno la chiave di svolta del Monferrato».


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