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  • 31 dicembre 2021
  • Casale Monferrato

Riflessione

Calo demografico: gli stranieri sono una risorsa

«Guardiamo a che cosa è avvenuto trent’anni fa con l’accoglienza a novecento albanesi»

Caro direttore, il miracolo di Natale si è compiuto: anche Salvini ha capito (o glielo hanno fatto capire i piccoli industriali del nord) che gli immigrati non sono un problema, ma una risorsa, ed ha accettato la misura con cui il governo Draghi aumenta i permessi di immigrazione da 30.000 a 70.000 persone all’anno. Naturalmente non basta, il bisogno di lavoratori è molto più alto, non solo in Italia, ma in tutto il mondo ricco (non solo in Occidente).

L’indebolimento demografico delle nostre società occidentali è una storia vecchia di secoli e ben nota. Lo storico Andrea Graziosi (Il Futuro Contro) così lo descrive: “il sistema occidentale non riesce a riprodursi se non assorbendo energia umana dal suo esterno, e da un esterno sempre più lontano, e quindi sempre più in termini culturali (…) in un meccanismo connaturato al suo stesso vittorioso dispiegamento.”

Perché tutto ciò? Essenzialmente perché, in un contesto di benessere, le famiglie perseguono l’insopprimibile interesse particolare a vivere nel miglior modo possibile, e quindi a fare meno figli (che sopravvivono tutti), per cogliere meglio, o non rischiare di perdere, un benessere ormai raggiunto; e per il sacrosanto miglioramento della vita delle donne in termini di emancipazione, aspettative, istruzione. Tasso di natalità e indice di fertilità ce lo confermano ovunque in occidente. 

Luca Ricolfi (Una Società Signorile di Massa) analizza la situazione italiana che è ancora più grave, con una parte assai grande della popolazione giovanile che rifiuta lavori che ritiene non confacenti alla propria istruzione ad alle proprie aspirazioni.

Dunque gli spostamenti da paesi sovrappopolati e poveri ai nostri paesi ricchi e in crisi demografica è un beneficio per entrambe le parti. Ma più che le analisi ad ampio spettro sono le esperienze che abbiamo fatto nella nostra situazione concreta che possono aiutarci a capire.

Guardiamo a che cosa è avvenuto trent’anni fa con l’accoglienza a novecento albanesi (in un colpo solo!): ci furono diffidenze e anche timori; ma oggi le nostre comunità albanese, romena, nordafricana ecc. sono fiorenti, vivaci, componenti importanti della città.

La città ci ha guadagnato: bambini, giovani, studenti, lavoratori sia manuali che intellettuali, tante piccole imprese, acquisti e ristrutturazione di case, rivalutazione dei valori immobiliari… 

Casale era (è) una città vecchia in decadenza demografica ed economica. Solo forze nuove provenienti dall’esterno possono aiutarci a rallentare e, chissà, a modificare il trend.

Dunque gli spostamenti da paesi sovrappopolati e poveri ai nostri paesi ricchi e in crisi demografica è un beneficio per entrambe le parti. Come abbiamo verificato a Casale. La giunta di Riccardo Coppo trent’anni fa lo aveva capito. E anche i cittadini. E quelli di adesso?


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