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Viaggio d'autore

A... Bosco Marengo sulle tracce di Pio V

Raggiungiamo Boscomarengo per un convegno “Dall’architettura di pietra all’architettura della luce”; mattatore Giammaria Ravetti, anima e ispirazione delle maggiori realizzazioni illuminotecniche degli ultimi vent’anni e ne approfittiamo per una approfondita visita al grande, storico, complesso conventuale

L’idea della chiesa e del convento domenicano di Santa Croce di Bosco Marengo, accarezzata dall’allora cardinale Michele Ghislieri, venne realizzata per volontà del terzo papa domenicano e il primo papa piemontese Pio V che ne volle la costruzione nell’anno stesso della elezione a pontefice, carica che mantenne dal 1566 al 1572.

La breve durata del papato non gli consentì di vedere ultimato il vasto complesso conventuale con due chiostri. Antonio Ghislieri nacque a Bosco nel 1504, entrato giovane col nome di fra’ Michele nel convento domenicano di Voghera, fu ordinato sacerdote a Genova nel 1528. Ultimati gli studi di filosofia e teologia a Bologna insegnò come “lettore maggiore” nel convento casalese di San Domenico, nella cui chiesa rinascimentale si conserva il suo ritratto realizzato nel Settecento dalla pittrice torinese Maria Clementi, detta la Clementina, e una grande tela della battaglia di Lepanto dipinta nel 1626 dal pittore trinese Guglielmo Crosio. Vescovo di Sutri e di Mondovì, nominato cardinale e grande inquisitore della Chiesa Romana, salito sul soglio pontificio poco dopo la conclusione del Concilio di Trento, volle realizzare nella terra natale uno dei primi progetti architettonici secondo i dettami della Controriforma. Il grandioso complesso monumentale, progettato dal domenicano Egnazio Danti di Perugia, insigne tecnico e matematico attivo alla corte di Cosimo dei Medici, poi affiancato da Giacomo della Porta, era formato dalla fabbrica conventuale sorta a lato della chiesa con elegante facciata rinascimentale e pianta a croce latina che echeggia modelli romani classicheggianti.

Fu il papa stesso a richiedere l’intervento del celebre artista toscano Giorgio Vasari per la grandiosa “macchina” dell’altare maggiore e altre opere. Tra gli altri artisti che operarono nella chiesa sotto la protezione del cardinal Bonelli ricordiamo la presenza di Guglielmo Caccia detto “Il Moncalvo” con due tele raffiguranti santi domenicani nei primi due altari laterali di sinistra: “Apparizione della Madonna a San Giacinto” e “Visione di San Tommaso d’Acquino”.

Le due opere, considerate tra le migliori dell’artista monferrino, raffigurano i santi inginocchiati, colti nell’attimo dell’evento miracoloso, in un interno monumentale. E poi, un anno dopo la bolla di canonizzazione del 1712 con cui Clemente XI inserì nel catalogo dei santi Pio V Ghislieri, fu composto l’oratorio “L’Empietà Delusa” del pavese Giovanni Antonio Costa su libretto del sacerdote casalese Carlo Giuseppe Cornacchia, scrittore e membro di varie Accademie, attivo fino al 1750.