La musica: contro la violenza! Meta canta contro l’amianto per “Casale, la città capace di rinascere”
di Massimiliano Francia
Ha scelto i contenuti di un vissuto difficile, autobiografico, invece che un motivetto facile e accattivante. Così Ermal Meta, che dopodomani, giovedì, aprirà le celebrazioni della Giornata Mondiale delle Vittime dell’amianto, spiega il suo successo al Festival di Sanremo, dove si è aggiudicato il premio per la Miglior Cover e il premio della Critica Mia Martini grazie al brano Vietato morire, primo nella classifica di vendite con album omonimo.
L’appuntamento con il noto cantante italo-albanese è per giovedì in piazza Castello, alle ore 21, per un concerto gratuito che - come è stato sottolineato dal Comune di Casale, che ha organizzato l’evento - si inserisce nel filone iniziato lo scorso anno a settembre con il concerto di Vecchioni, promosso in occasione della inaugurazione del Parco Eternot.
“Vietato morire” - ha spiegato Meta in alcune interviste - parla in sostanza del rifiuto della violenza e della scelta dell’amore: «A dispetto del titolo parla della gioia di vivere, di quanto è importante condividere le cose, aprirsi anche a seguito di esperienze negative, perché la vera disfatta arriva attraverso la solitudine che è assolutamente da evitare», dice il cantante.
Unica strada del resto (il rifiuto della violenza) per non farsi schiacciare dal male e poter - così - ricominciare.
E proprio sulla rinascita punta lo slogan scelto per la serata casalese («Ermal Meta per Casale, la città capace di rinascere»), considerato che Casale di male ne ha subìto e continua a subirne tanto, troppo, per la vicenda Eternit.
Una storia che ha le proprie radici in una malvagità che ha in se anche superficialità, indifferenza, cinismo, disumanità, disprezzo per la vita e per l’uomo.
Un tema importante, quello della violenza familiare, che lo stesso Meta ha dichiarato di avere proposto volutamente in modo in certo senso “leggero”: «Mi interessava che quello che dico arrivasse elle persone in maniera leggera e poi lì trovasse il suo spazio».
Ermal, che è un nome comunissimo in Albania, non ha un suo omologo italiano e vuol dire «vento di montagna».
Conosceva già l’Italia e capiva la nostra lingua quando all’età di 13 anni è giunto a Bari dove si è stabilito con la madre e i fratelli per scappare - appunto - dalla violenza familiare e dalla crisi del suo Paese.
La madre, primo violino nell’orchestra della sua città natale in Albania, giunta in Italia si è dedicata all’insegnamento e ha fatto quanto necessario per provvedere ai figli.
Ermal, che a suo stesso dire è sempre stato un “secchione” sentiva fortissima l’esigenza di sapersi esprimere correttamente in italiano, di imparare la lingua bene e così si è messo a testa bassa a studiare.
Poi ha cominciato a suonare e quando scriveva qualcosa evitava di farla ascoltare alla madre, temendone il giudizio severo.
«Faceva lezione e vedevo i bambini che spesso se ne andavano piangendo. Le prime lezioni erano tutte dedicate alla impostazione e consistevano nel tenere il violino senza usare le mani», ha raccontato in una intervista radiofonica.
«Io stesso quando avevo una decina di anni le avevo chiesto di insegnarmi a suonare il violino, ma mi aveva preso una mano, l’aveva guardata e mi aveva detto che erano “di legno”, che era troppo tardi.
«Scuola russa, lei aveva iniziato a quattro anni...».
L’Italia a quanto pare però lo conquista nell’intimo e uno dei suoi primi successi è la cover di “Amara terra mia”, di Modugno, che è poi un «antico canto abruzzese», spiega.
«Sentivo che mi emozionava tanto, però poi finiva subito e con grande umiltà ho aggiunto una parte musicale e avuto l’idea dello sdoppiamento della voce; ho pensato di chiamare in causa anche l’altra parte, perché un addio è sempre fra due...
«L’ho cantata e quando sono sceso dal palco pensavo che lì avrei capito se avevo osato troppo o no. In quel momento mi chiamarono da parte e mi dissero che c’era una telefonata per me. Era la signora Franca, la vedova di Modugno... Ero terrorizzato! E invece mi fece i complimenti...».
Da circa tre anni Meta - dopo avere vissuto con la famiglia a Bari per molti anni vive a Milano, e la sua storia, dalla “fuga” dall’amata sua terra (che Meta ci tiene a sottolinearlo “è bellissima”, invitando a recarsi in Albania in vacanza per scoprirla) è stata decisamente positiva.
Dopo aver fatto parte di alcune band ha intrapreso l’attività di autore che nel corso degli anni lo ha portato a scrivere brani per molti interpreti italiani come Emma, Francesco Renga, Patty Pravo, Chiara, Marco Mengoni, Francesca Michielin, Francesco Sarcina, Giusy Ferreri, Lorenzo Fragola oltre ad aver curato gli arrangiamenti di alcuni brani per i Negrita e per i già citati Renga e Sarcina.
E per valutare il suo successo come autore basta del resto ricordare che negli ultimi due anni ha collezionato 6 dischi di platino e 4 ori.
Nel 2015 - poi - ben 5 suoi pezzi figuravano in estate tra i primissimi trasmessi dalle radio.
Fino ai già citati successi all’ultima edizione del Festival di Sanremo.
Ma come - lui che n scrive tante - sceglie le canzoni che terrà “per sé”, come sa quali saranno quelle che canterà? Sono quelle che gli piacciono di più?
«Quando scrivo non penso più di tanto...
«E comunque non tengo per me le canzoni che sento più mie, ma quelle a cui sento di appartenere di più, le canzoni che più mi amano, io le amo tutte quante, è scontato...».