Articolo »
Si apre il sipario
"Ma che razza di Otello?" con Marina Massironi, protagonista al Municipale
Lunedì 23 e martedì 24 marzo alle 21
Se a raccontarci l’Otello è Shakespeare, è una tragedia, se ce lo racconta Verdi è un melodramma. Ma quando la narrazione della fosca vicenda del Moro è affidata a un’autrice vivace come Lia Celi, il risultato è un’inaspettata rilettura della storia dell’impresa verdiana, delle regole del melodramma e dei temi cari alla tragedia shakespeariana: la gelosia, il razzismo, il plagio, la calunnia. “Ma che razza di Otello?”, per la regia di Massimo Navone e una produzione Nidodiragno CMC, arriva lunedì 23 e martedì 24 marzo alle ore 21 al Teatro Municipale di Casale (biglietti sul sito Vivaticket e al botteghino del teatro).
Protagonista di un nuovo spettacolo della stagione in collaborazione con Fondazione Piemonte dal Vivo, Marina Massironi, che restituisce al pubblico la genesi del capolavoro verdiano con notizie storiche curiose, spunti d’attualità e riflessioni sulle dinamiche umane di cui il triangolo Otello-Iago-Desdemona si fa emblema, con umorismo sottile e spiazzante e momenti tragicamente appassionati. Il tutto accompagnato dalla timbrica cristallina dell’arpa di Monica Micheli.
L’ultima volta che venne al Municipale fu nel 2019 con “Le verità di Bakersfield”, in Monferrato ha tanti amici (tra questi anche un pezzo del mitico trio Aldo, Giovanni e Giacomo, con cui ha collaborato in passato) e le piacciono i krumiri.
Marina Massironi, già vincitrice del David di Donatello e del Nastro d’argento come migliore attrice non protagonista per il film “Pane e tulipani”, ci racconta il “suo” Otello.
Perché riproporre un classico, ma partendo dal melodramma verdiano?
Questa è una quarta riscrittura, dopo Verdi, dopo Shakespeare, dopo Giraldi Cinzio, arriva Lia Celi. L’urgenza è quella di mettere in relazione quel mondo, quella storia, con le dinamiche di oggi. Purtroppo sappiamo che nella storia dell’Otello ci sono razzismo, omicidi e tematiche molto importanti. Siccome tutti conoscono l’Otello, è bello vedere la reazione delle persone che notano questi cortocircuiti con la realtà in modo molto ironico e satirico, grazie alla brillante penna di Lia Celi, appassionata melomane, la quale è riuscita a coinvolgermi maggiormente con quest’opera. La cosa interessante è che questo spettacolo lo portiamo in giro da molto tempo e in questa versione condivido il palco con un’arpista, Monica Micheli.
Una rapsodia che unisce anche l’arpa. Come interagisce la musica?
Non può prescindere dall’Otello verdiano, ma ovviamente risulta difficile avere l’orchestra sinfonica per riprodurre le musiche di allora. Monica ha fatto un lavoro di traslazione per arpa dei temi fondamentali e noi li elaboriamo con il racconto ma non didascalicamente: possiamo ascoltare il canto del salice in un momento non corretto dell’Otello, qui nascono così dei cortocircuiti con l’attualità. E l’arpa può proporre dei temi pop di oggi, per rendere leggero questo racconto e, se ci si addentra nell’Otello, le trame diventano serissime e non si può giocare.
Chi sono le Desdemone della società di oggi? E chi Iago e Otello?
Desdemone ce ne sono troppe e capitano nelle mani degli Otelli. Desdemona è una ragazza che si innamora e cade nell’equivoco dell’amore appassionato che poi diventa amore violento. Quante storie di oggi sono così, sempre di più. Noi portiamo in scena questo spettacolo da dieci anni e speravamo che il tema trattato diventasse vecchio e passato, invece le cose non vanno come avremmo voluto. Tutti i giorni muoiono Desdemone. Nei temi dell’Otello, c’è anche la manipolazione, gli Iago di oggi si riconoscono abbastanza bene nel mondo sociale e politico: gente che per i propri interessi farebbe di tutto.
Una visione al femminile di una vicenda scritta da Shakespeare e Verdi. Cosa ha capito di questi due uomini?
Questo è un desiderio che raccontiamo con ironia nello spettacolo, guardiamo alle scelte di questi uomini che hanno narrato le vicende, in primis partendo da quelle di Verdi. Ma non voglio svelare troppo, lo diremo durante le serate.
Che tipo di umorismo usa per far riflettere il pubblico?
Caratterizzazioni dei personaggi in modo divertente, con tipi che incontriamo nella quotidianità. Atteggiamenti che conosciamo nella società di oggi a cui si aggiunge l’umorismo di Lia Celi.
Le farebbe piacere avere Giovanni (Storti, nda) tra il pubblico di Casale?
Perché no, basti che non porti tutte le piante che racconta.
Profili monferrini
Questa settimana su "Il Monferrato"







