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A Cella Monte
Willie Peyote: «Mi definisco antieroe e sogno un duetto con Paolo Conte»
Compleanno speciale per il torinese

Willie Peyote, pseudonimo di Guglielmo Bruno, arriva in Monferrato, e questa volta lo fa in grande stile: festeggiando il suo compleanno al Jazz:Re:Found di Cella Monte, un festival che ha sempre vissuto da spettatore e che giovedì 28 agosto alle 21.45 lo accoglie come protagonista sul main stage. Il suo nome d’arte fonde il personaggio Willy il Coyote con il peyote, cactus psicotropo, riflettendo un po’ il suo stile. Artista poliedrico, capace di muoversi tra rap, indie e riflessioni sociali, Willie si racconta con la consueta sincerità, dopo un anno pazzesco da protagonista anche all’ultimo Festival di Sanremo con la canzone “Grazie ma no grazie”.
Dalla visione anche “politica” della sua musica alla Torino che lo ispira, passando per il sogno di un duetto con Paolo Conte, l’intervista è un viaggio nel pensiero di un “antieroe” che continua a scrivere ciò che sente e vede, senza compromessi. Pronti a salire sul palco con lui? Il JZ:RF inizia mercoledì 27 agosto e si chiuderà domenica 31 agosto. Per tutte le informazioni e i biglietti https://festival.jazzrefound.it/programma/.
Un compleanno così chi l’avrebbe mai detto a Cella Monte…al JZ:RF. Cosa si aspetta dal suo concerto di giovedì 28 agosto?
Sono molto contento di festeggiare il mio compleanno lì, è un festival a cui spesso sono andato nei panni di spettatore ed è un onore oggi essere nella line-up. Stiamo preparando un set apposta per quella sera, mi aspetto di divertirci sul palco.
Si sente ancora un cantante emergente?
Emergente all’alba dei 40 anni non credo sia più la parola corretta, ma sicuramente il mio è e resterà un progetto di nicchia per come è concepito e proposto. E a me va benissimo così.
Viene da un anno pazzesco. Ma cosa vorrebbe raccontare la sua prossima canzone?
In questa estate ho scritto molto, stiamo già lavorando al nuovo album. Non c’è un argomento in particolare di cui vorrei parlare, come sempre ho scritto di ciò che sento dentro e di ciò che vedo fuori.
Cosa le sta dando Torino e cosa vuole proporre al nostro territorio?
Torino è casa, con tutto quello che il concetto di casa si porta dietro. Da sempre cerco e sogno di poter essere un degno rappresentante del nostro territorio, dal tentativo di portare avanti il discorso iniziato da tutti i meravigliosi progetti musicali nati qui in passato fino all’ utilizzo di modi di dire, slang e talvolta del dialetto delle nostre zone nelle canzoni.
La definiscono, musicalmente parlando, tra rap e indie ma anche un artista politico. Ci spiega il perché?
La difficoltà nell’incasellarmi in un genere preciso nasce dal fatto che mischiamo tanti diversi stili musicali in ciò che facciamo. Per quanto riguarda la politica, beh è capitato che scrivessi di temi più legati all’attualità anche sociale. Credo ricapiterà, d’altronde non mi riesce di fare altrimenti.
Come mai l’hanno sempre vista come un antieroe?
Non ho la faccia da pop star direi. Credo capito un po’ a tutti gli artisti di nicchia questa cosa. Ammetto per altro di accettare di buon grado la definizione.
I giovani d’oggi sanno fare musica?
Certamente. La mia personale speranza è proprio che siano i giovani, come sempre accade nella storia, a smontare e sovvertire il sistema anche in ambito musicale.
Un duetto perfetto: Willie Peyote e…?
Paolo Conte.
Profili monferrini
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