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Oltreoceano
«Qui Washington, si fa festa per Joe Biden»
Casalese testimone del post elezioni USA
Joe Biden nuovo presidente (eletto) degli Stati Uniti d’America. I legali di Donald Trump, attuale inquilino della Casa Bianca procederanno per vie legali per un riconteggio dei voti negli stati chiave di questa lunghissima maratona elettorale a stelle e strisce. Dati a parte, testimone del cambio di guida degli Usa, una giovane casalese, classe 1995, che proprio sabato era per le vie di Washington. Elena Bagnera, dopo la laurea in filosofia a Londra, è pronta ad affrontare il master alla Georgetown University. In attesa del ritorno in Monferrato, ci racconta l’America ai tempi del Covid-19 e l’attesa svolta alla guida della nazione più potente della Terra.
Elena cosa stai facendo a Washington in questi giorni?
Sono arrivata a fine agosto per iniziare un master di due anni in politiche pubbliche all'Università di Georgetown dopo otto anni trascorsi nel Regno Unito dove mi sono diplomata (a Oxford), poi laureata in filosofia (presso UCL di Londra) e ove ho lavorato per tre anni in una non-profit della società Boston Consulting group nel campo delle politiche pubbliche, ho quindi scelto una esperienza americana che mi consentisse di conoscere il sistema politico di oltreoceano per un confronto con quello europeo
Hai vissuto l’atmosfera delle elezioni presidenziali: come ti è sembrato il “clima” davanti alla Casa Bianca?
Una grande festa dato che Washington è sempre stata una città democratica. I clacson delle automobili hanno suonato tutto il giorno e c'era in giro una folla che si è diretta verso la Casa Bianca dove ha sostato sino a notte tarda. Tutte le manifestazioni si sono svolte in modo assolutamente pacifico.
Hai parlato con gente del posto di questo “cambio di regia” nello studio ovale?
Washington è una città molto liberale, da sempre a maggioranza democratica e con una sindaca di colore, Mauriel Bowser, apertamente contro Trump. Qui i risultati delle elezioni sono dunque stati motivo di festa per la maggioranza della popolazione. Washington è stata anche molto attiva per la cause del movimento Black Lives Matter (il movimento attivista internazionale, originato all’interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo perpetuato verso le persone di colore) e l’amministrazione comunale ha deciso che una parte della 16ª strada che porta alla Casa Bianca dove dipendenti comunali e attivisti avevano, nel giugno scorso, scritto con la vernice gialla a caratteri cubitali il nome del movimento, d’ora in poi si chiami “Black Lives Matter Plaza”. Facile capire come qui tutti volessero un cambiamento di regia, che è stato atteso e sperato.
La situazione Covid-19 negli Usa come ti è sembrata? Gestita in che maniera?
Washington ha gestito la crisi sanitaria meglio di molti altri Stati dell’America, avendo introdotto un lockdown, anche se soft, sin da subito, e ha reso i test accessibili e gratis per tutti. Tutti usano mascherine ma palestre, bar e ristoranti sono aperti. Occorre però dire che nell'ultimo mese i casi stanno aumentando e il 6 novembre ci sono stati 1000 nuovi casi (Washington ha una popolazione di circa 700mila abitanti). Ogni stato americano ha molta libertà di decidere le modalità di gestione della pandemia.
Sei rimasta testimone di un cambio politico importante, cosa ti resterà a memoria di questo mese di novembre 2020? Sicuramente la marea di gente di ogni età, genere e razza che si è riversata sulle strade appena è uscita la notizia delle proiezioni riguardante i grandi elettori. Anche se la città di Washington, come del resto le altre grandi metropoli non sono rappresentative di tutta la realtà americana, soprattutto di quella rurale e delle periferie, che sono a maggioranza repubblicana, sono contenta di essermi trovata nella capitale in questo momento.
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