Articolo »
Valcerrina
Prove di dialogo tra Camino e Trino per il ponte sul Po
Dopo la riunione in Regione bisogna trovare una soluzione
Prolungamento del ponte sul fiume Po sì, prolungamento no? Nessuna conclusione, martedì 14 gennaio, presso gli uffici regionali a Torino, dove sono stati convocati tecnici e amministratori della Provincia di Vercelli e i sindaci di Trino Daniele Pane e di Camino Giorgio Rondano, in merito alla realizzazione dell’azione 3 prevista sul ponte del Po, lungo la strada provinciale 32 Trino-Camino.
Il procedimento, che interessa l’allungamento per circa 100 metri del ponte, mediante l’aggiunta di 4 arcate (2 verso Camino e 2 verso Trino), per una spesa complessiva di 10 milioni e 800 mila euro, era stato sospeso in seguito alla contestazione avanzata, nel dicembre scorso, dal sindaco di Camino.
Sostanzialmente, Rondano non aveva approvato la nuova versione del progetto definitivo, in quanto “non rispondente a quello preliminare” ovvero, privato di opere e interventi ritenuti di fondamentale importanza e necessità, già in fase di preliminare. Parliamo della predisposizione di un bypass della circolazione durante i lavori, per evitare disagi e costi aggiunti alle persone che, quotidianamente transitano tra la collina e il trinese (oltre 1.100 attraversamenti al giorno), e, soprattutto, della realizzazione di uno spondale (scogliera o similare), ovvero di un’opera di difesa del piede del versante alessandrino, “continuamente soggetto a fenomeni erosivi da parte delle acque, anche in morbida” aveva precisato Rondano. Un rischio, quest’ultimo, che nessuna delle parti avrebbe escluso ritenendo, tuttavia, di agire per priorità.
Alla luce di tutto ciò, sebbene la Conferenza di Servizio regionale avesse vagliato e approvato tutti i punti presenti nel progetto esecutivo, quindi anche le variazioni (eliminazione del bypass e dello spondale), evidentemente per ragioni solo economiche, la posizione tra le parti, anche dopo il tavolo regionale, è restata discordante.
Ciò nonostante, proprio in virtù di una logica di conciliazione delle divergenti posizioni, finalizzata allo sblocco del procedimento, si sta, ora, ragionando sulle possibili soluzioni. Fermo restando che sulla “bontà dell’opera” pare siano tutti d’accordo, occorre però trovare una soluzione per le modalità e gli interventi collaterali la realizzazione. In attesa di capire se i pareri dei sindaci siano o meno vincolanti l’esecuzione dell’opera (i Comuni erano stati coinvolti per quanto attiene la Commissione Paesaggistica), i tecnici della Provincia di Vercelli stanno ora valutando soluzioni tecniche alternative per inserire le opere escluse. In linea di massima, la realizzazione dello spondale in questione, richiederebbe l’ulteriore impegno di spesa di circa un milione/un milione e mezzo. Considerando che dei 10 milioni e 800 mila euro, la somma destinata ai soli lavori di allungamento ammonta a 7 milioni e 900 mila euro, si valuteranno i margini sui ribassi e sulle spese generali che potrebbero risultare nel quadro economico. Insomma, dal braccio di ferro, tra l’opportunità e “necessità” di inserire, nell’importante opera, interventi di salvaguardia e conservazione delle aree a potenziale rischio (Rocca delle Donne) e la responsabilità di non perdere l’altrettanto importante opportunità di sfruttare un finanziamento regionale, diversamente destinato ad altre aree della Regione Piemonte, si passerà ad un confronto ponderato.
«Sono aperto al dialogo - afferma il sindaco caminese Rondano - ma finchè mi sarà concesso, farò tutto il possibile per salvaguardare i nostri versanti collinari». Dal canto suo, il primo cittadino trinese Pane precisa: «Confido che la Provincia ritrovi nuove soluzioni tecniche; tuttavia, nel ragionamento, sarà necessario procedere per priorità, senza rischiare di perdere l’ingente finanziamento».
Profili monferrini
Questa settimana su "Il Monferrato"







