La messa non convenzionale di don Ciotti: la preghiera in arabo e la Bibbia del barcone della morte
di Alberto Marello
In una notte uggiosa in cui il cielo si vede solo con l’immaginazione, le stelle vengono distribuite dai ragazzi ospiti di Cascina Abele, i quali chiedono di scriverci sopra quali speranze e quali impegni per il 2013.
La messa di Natale celebrata da don Luigi Ciotti e quanto di più distante da una celebrazione canonica. E lo si capisce fin da subito, quando a recitare una preghiera rivolta a Dio è un ragazzo musulmano, e che lo fa in arabo. Poi don Ciotti, seguito passo passo dalla Digos per via delle lotte che da anni conduce contro le organizzazioni malavitose, alza al cielo un libro: «Non so di chi sia questa Bibbia, ma so dove è stata trovata. Era sul fondo di un barcone arrivato a Lampedusa al termine di un viaggio costato 64 vite». Sul quel barcone - ha detto don Luigi - «viveva il sogno di un cambiamento che non c’è stato».
Alle trecento persone che hanno assistito alla funzione don Ciotti ha chiesto di andare a Betlemme, ma non quella in Cisgiordania, ma nelle Betlemme di oggi, dove trovano dimora gli ultimi, i poveri, gli emarginati perché «i portatori di diversità sono vera ricchezza umana». Un pensiero è andato anche a Casale, «e a tutti quei luoghi in cui l’amianto ha ucciso e continua ad uccidere».
Un pensiero alla Nazione: «Oltre il 40% di disoccupazione tra i giovani, maggiori fondi per armamenti e il rinnovamento degli stanziamenti per il ponte di Messina: quali priorità ha veramente questo Paese?» E un monito conclusivo: «Dobbiamo attraversare il deserto dei giorni nostri, siate lievito di speranza».