Articolo »

  • 29 dicembre 2025
  • Murisengo Monferrato

L'esortazione di Don Luigi Ciotti

«Occorre essere malati di pace»

La messa della vigilia di Natale a Murisengo Monferrato

In una densa e incalzante successione di constatazioni, riflessioni ed esortazioni pronunciate ad occhi chiusi, con un trasporto intenso e profondo che ha toccato i cuori e scosso le anime, don Luigi Ciotti è tornato a Murisengo Monferrato per celebrare, nel 60mo di Cascina Abele, la messa della vigilia del Natale.

Già dalla Prima Lettura (messaggio trasmesso dai giovani scout di Gaza), l’invito ad essere equivicini ai quei popoli desiderosi di pace. “Guardando i vostri presepi immaginate la nostra terra e le nostre sofferenze... Gesù ha camminato per queste colline, ora quasi tutte colonizzate... Anche lui, come noi, ha sofferto per le prepotenze e le violenze dei potenti. Anche noi, come lui, siamo sfiniti dopo anni di aggressione genocida… Che la pace, da sogno lontano, diventi realtà in ogni casa della nostra Palestina”.

“Occorre essere malati di pace” ha proseguito don Ciotti. Per questo, “vi auguro di essere eretici (dal greco, scelta) nei fatti, alla ricerca continua della verità. L’eretico è chi non si accontenta del sapere di seconda mano, ma studia, approfondisce e si mette in gioco, ribellandosi al sonno delle coscienze e delle ingiustizie. E’ eretico chi non pensa che la povertà sia una fatalità, chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza. Chi ha il coraggio di avere più coraggio, ripartendo dai linguaggi e dai comportamenti”. 

“La solidarietà è la forma politica dell’amore ed è l’azione concreta che prende per mano la pace facendola camminare nelle periferie geografiche, in cui le persone fragili, povere e vulnerabili soffrono anche di diritti negati, e in quelle esistenziali, in cui si ricercano appigli per dare un senso/un significato alla propria vita e per riempire la vita di vita. Oggi, ci troviamo dinnanzi ad un’unica grande guerra asimmetrica, fatta di conflitti dimenticati, di forme di sfruttamento economico e finanziario, di crisi ambientali ed i migrazioni forzate, con l’80% della popolazione mondiale che vive di stenti e il 20% che consuma la stragrande maggioranza delle risorse del pianeta. Tutto questo non è un dato statistico neutro: è un peccato strutturale. E’ il frutto avvelenato di una logica di dominio che genera impoverimento, disperazione e, come conseguenza inevitabile, un odio profondo che diventa combustibile per nuovi conflitti. La pace è presenza di giustizia non solo assenza di guerra. Prendere per mano la pace significa avere il coraggio di mettere le mani in queste piaghe, per contrastare l’economia che uccide, denunciare le mafie e la corruzione e opporsi ad un modello di sviluppo che divora il creato, quindi, per muoversi verso i diritti, la dignità e la libertà. Il coraggio comincia stando vicino alle persone e rispondendo alla propria coscienza senza restare inermi e indifferenti difronte alle ingiustizie della vita”.

Poi, il Natale. “Già sapevamo tante cose e, oggi, dobbiamo ripeterle, con la storia di ieri che torna ad essere quella di oggi. Quella dei migranti, dei poveri e delle tante persone che vivono ai margini della società. Porte che tornano a chiudersi difronte alla ricerca di cambiamento, di Natale, ovvero, di nuova vita e di rinascita”. Successe anche alla sua famiglia. “Quando mio padre fece fagotto diretto a Torino, non trovammo casa, ma una baracca nel cantiere dove lui lavorava. Qualcuno ci catalogò poveracci. Usavamo gli abiti usati della San Vincenzo, ma mia madre li lavava e stirava benissimo. C’era dignità. Non giudichiamo, ma prendiamo coscienza che, nella vita, esistono fragilità, talvolta, fatte anche di smarrimento e perdita dell’orientamento”. Quindi, l’importanza di aiutarsi vicendevolmente diventando più comunità “per guardare avanti e non restare prigionieri del passato; per diventare protagonisti del cambiamento; per essere corresponsabili nel trascinare l’umanità dentro gli orizzonti di senso tracciati da Dio”. 

Così, l’invito a fermarsi ad occhi spalancati per guardare con amore oltre, dentro e attorno a noi stessi “altrimenti, sarà solo un altro 25 dicembre”; ma anche l’augurio di “luce e sale, per superare i momenti bui, di sofferenza, smarrimento, povertà, ingiustizia e violenza; per dare gusto e forza che diventa bellezza”. In chiusura, il monito a non essere “latitanti” alla chiamata dell’amore e alle cose belle che ci sono dentro a ciascuno di noi e nelle colline monferrine, tra cui, la rinomata casa degli anziani di San Candido.

Proprio 60 anni fa, nella notte del Natale, nasceva a Murisengo il Gruppo Abele fondato da don Ciotti, da cui deriva il coordinamento nazionale  delle comunità di accoglienza. Grazie al Gruppo Abele presero vita i SerT (oggi SerD) e, 30 anni, Libera, l’Associazione di Associazioni presente in tutt’Europa, America Latina e Africa. Chiara Cane


Profili monferrini

Questa settimana su "Il Monferrato"

Paola Casulli

Paola Casulli
Cerca nell’archivio dei profili dal 1871!