Donna raccontami: sabato 13 aprile sotto i Portici Corti di via Roma a Casale
Le associazioni promotrici del flash mob del 15 febbraio in piazza Mazzini, L’albero di Valentina,Voci della Memoria, Mamme in Cerchio, La Consulta femminile di Rosignano, Donne Insieme, Ricicuci, tornano di nuovo insieme per raccontare attraverso le immagini i suoni e le parole le conquiste sociali delle donne una storia che è patrimonio di tutti, perché conquista di civiltà. Una storia nella storia poiché non saranno esposte solo fotografie, ma anche locandine originali del Consultorio di Casale al quale va un ringraziamento particolare per il lavoro che quotidianamente svolgono in condizioni non sempre facili.
Un evento che avrà luogo sabato 13 aprile dalle ore 10 alle 19 sotto i Portici Corti di via Roma e che vedrà coinvolte donne di diverse generazioni che si incontreranno simbolicamente alle ore 11.30 e alle ore 17.30 in una piccola performance per rappresentare la ciclicità della vita della donna e per chiedere all’Amministrazione Comunale, come avevano già fatto in occasione del Flash Mob One Billion Rising, di aderire alla convenzione internazionale “No More” femminicidio, contro la violenza maschile sulle donne.
Un racconto che parte dal presupposto che l’esistenza delle donne non è misurabile in ere, secoli, epoche e circostanze come ci insegna da sempre la storia. Se pensiamo all’essere femminile che popola il nostro pianeta, dobbiamo focalizzarci su una diversa concezione di spazio e di tempo. La complessità del vivere in una società fortemente improntata alla supremazia maschile ha determinato un’alternanza di periodi fecondi ed epoche oscure, ma sempre, sempre nella difficoltà di qualsiasi affermazione femminile. Se il secolo appena finito, in un turbinio di scoperte, ha depositato l’essere umano dagli scomodi sedili delle carrozze a cavalli alle poltrone dei voli transoceanici, così non è stato per le conquiste delle donne. Le due guerre mondiali hanno confermato la subordinazione della figura femminile a uno scapestrato universo di soldatini che con cannoni, baionette, carri armati e granate si sono strappati cuori e viscere per affermare una non chiara supremazia. Inoltre, nello stupito intervallo tra un conflitto e l’altro, in Italia c’è stato anche l’avvento del fascismo che, se possibile, ha ulteriormente fiaccato la dignità della donna stringendola in una morsa ferrea di ruoli stereotipati di moglie e madre, aiutata in questo scellerato progetto dalla Chiesa che con l’Enciclica papale “Casti connubi” poneva l’accento sulla “superiorità del marito e la pronta soggezione e ubbidienza della moglie”. Non bastasse l’umiliazione, è intervenuta anche la legge Rocco con la condanna per adulterio, tutta al femminile. Non ancora soddisfatti si è pensato di diminuire i tempi di carcerazione per l’uomo che commetteva un “delitto d’onore”, vergognosamente abolito solo nel 1981 , mentre entrava in vigore anche il “matrimonio riparatore” che consentiva all’uomo che commetteva stupro, di annullare quest’onta per la donna, semplicemente sposandola. Un colpo di spugna, un cancellino sulla lavagna sporca di gesso, l’abuso che la donna subiva non veniva nemmeno preso in considerazione. Una fiaccola nel buio la storia di Franca Viola che nel 1965 viene rapita dal suo spasimante, inviso tanto a lei quanto alla famiglia, e rifiuta le nozze riparatrici: l’Italia è sbigottita di fronte a questa giovane, “svergognata” donna che afferma “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”. Solo nel 1974 la vittoria per il divorzio, nel 1975 la riforma del diritto di famiglia e nel 1977 la legge sulla legalizzazione per l’aborto. Praticamente ieri, basta voltare la testa.
Scrive Clarissa Pinkola Estés, psicologa junghiana, nel suo libro-bibbia “Donne che corrono coi lupi”: La fauna selvaggia e la Donna Selvaggia sono specie a rischio. Nel tempo, abbiamo visto saccheggiare, respingere, sovraccaricare la natura istintiva delle donna. Per lunghi periodi è stata devastata, come la fauna e i territori selvaggi. Per alcune migliaia di anni, e basta guardarsi indietro perché la visione si ripresenti, resta relegata nel più misero territorio della psiche. I territori spirituali della Donna Selvaggia, nel corso della storia, sono stati saccheggiati o bruciati, le caverne sono state distrutte, i cicli naturali costretti a diventare ritmi innaturali per compiacere gli altri …. Dunque che cos’è la Donna Selvaggia? Dal punto di vista della psicologia archetipa così come per la tradizione dei cantastorie è l’anima femminile. Eppure è di più; è la fonte del femminino. E’ tutto quanto è istinto, è un insieme di mondi visibili e nascosti, è la base ….. E’ colei che tuona contro l’ingiustizia. E’ colei che gira come una grande ruota. E’ la fattrice dei cicli. E’ colei che lasciamo a casa affinché la custodisca. E’ colei da cui andiamo a casa. E’ la radice infangata di tutte le donne. E’ quello che ci fa andare avanti quando pensiamo di essere finite. E’ l’incubatrice di piccole idee grezze e di accordi, E’ la mente che ci pensa, noi siamo i pensieri che lei pensa”.
Gli uomini questo viaggio di consapevolezza devono percorrerlo da soli, non per punizione, semplicemente perché devono cercare e trovare nel proprio animo, luogo differente dall’anima, il punto in cui esistere, soli.
Riusciranno gli uomini , tra le terre e i fiumi e i mari che ci circondano a trovare un luogo dove spogliarsi di quella “virilità” che è solo sinonimo di vigliacca forza fisica, e di altrettanta debolezza mentale?
Purtroppo, ancora una volta, noi donne non siamo aiutate dalla società odierna che anzi si è adoperata alacremente per volgere al negativo le vittorie delle donne dopo il ’68. Un rigurgito di maschilismo vede in ognuna di noi la “femmina” e come tale ci tratta, il linguaggio, verbale o immaginifico è di stampo sessuale. Negli anni settanta l’ala femminista più dura cacciò gli uomini dai cortei, dalle riunioni di autocoscienza, dalle proprie vite. Nel 1972 “Rivolta Femminile” afferma “non forniamo dati oggettivi sulla nostra composizione e sul nostro funzionamento fuori dal femminismo: nemmeno a quelle ragazze che preparano tesi per l’Università”. Uno strappo doloroso anche con le “sorelle”. Fu una vera e propria rivoluzione tacciata come estrema. Chiediamoci, l’ avessero attuata gli uomini, se l’avremmo definita così duramente. Oggi ci sono nuovi femminismi, più consapevoli, meno gioiosi, con radici antiche ma con più frutti e fogliame. Esistono migliaia di realtà che accorpano i mondi delle donne e le loro vite, dalla nascita alla maturità, alla vecchiaia, si intersecano queste strade come vene che trasportano sangue senza stancarsi mai. Donne in rete. I consultori, i centri antiviolenza, le case famiglia, gli spazi di ascolto, quelli di consulenza legale e psicologica, i centri per la tutela dei diritti delle donne, le associazioni per le donne straniere. Dobbiamo tenere strette queste realtà come il pane che ci nutre, come l’acqua che ci disseta e mantenerle in vita come il fuoco che ci scalda. Gesti antichi che conosciamo bene. Siamo un universo che non lascia mai sola nessuna ma la ingloba in un tessuto forte che si espande come una robusta tela di lino, un enorme lenzuolo bianco, fresco, pieno di promesse.