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Deposito scorie di Saluggia: i Comuni chiedono verifiche sulla legittimità dell’intervento

Cinque Comuni del Vercellese e del Torinese (Crescentino, Verolengo, Torrazza Piemonte, Cigliano, Verrua Savoia) confinanti o vicini al territorio di Saluggia, saputo dell’inizio dei lavori per la costruzione del deposito D2 di scorie nucleari, hanno deciso di manifestare la loro opposizione attraverso delibere o pareri inviati al sindaco di Saluggia, al presidente della Provincia di Vercelli, al Governatore del Piemonte, ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, a Sogin, Ispra, Segretario Generale della Commissione Europea e Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. I Comuni richiedono l’immediata verifica della legittimità delle decisioni di Saluggia, e si dichiarano pronti «a opporsi con ogni mezzo consentito dalle leggi». Il sindaco di Crescentino, Marinella Venegoni, ha dichiarato: «Resto sbalordita dalla nessuna reazione cittadina, finora, né di partiti opposti né di umani, su questo deposito di scorie a Saluggia per il quale qualcuno sta cercando di agire sotto traccia. Ecco perché questo territorio è impestato di ex centrali, perché la popolazione subisce sempre, salvo scaldarsi su argomenti come le biomasse, senza averne la minima informazione». Il capogruppo di opposizione al Comune di Saluggia Paola Olivero ha spiegato: «Non sappiamo se i lavori per il D2 siano partiti o meno, visto che l’area in questione è inaccessibile, ma è necessario che tutti sappiano l’illegittimità di quanto annunciato». Bobba: «Si fermi subito l’inizio dei lavori» E proprio in merito alla questione del deposito di Saluggia hanno preso posizione, in Parlamento a Roma, il deputato Luigi Bobba ed il senatore Roberto Della Seta del Partito Democratico: «Sogin si fermi, l’avvio dei lavori per costruire il deposito nucleare D2 è illegittimo e rischia di trasformare il sito di Saluggia nel deposito nazionale delle scorie nucleari. Realizzare il D2 senza aver individuato il deposito nazionale, come impone la legge, è un’operazione spregiudicata, che costituirebbe la decisione di fatto di allocare le scorie nucleari presenti nel nostro Paese in via definitiva nel territorio di Saluggia, che è stato più volte riconosciuto inidoneo a questo scopo, soprattutto per la presenza di falde acquifere poco profonde, per la fragilità idrogeologica del territorio, e per la vicinanza dell’acquedotto del Monferrato. La costruzione del deposito D2 è stata autorizzata in deroga alla normativa urbanistica che vieta di costruire in quell’area in quanto inidonea, e non essendo stato costruito nei tempi previsti, la Sogin ha poi ottenuto dal Comune una proroga di tre anni del tutto illegale. È auspicabile che Sogin e Ministero dell’Ambiente si arrestino subito, per rispetto della legge, e ancora prima per rispetto dei cittadini giustamente allarmati». «La sua costruzione richiederà tre anni» E proprio ieri Sogin ha fatto sapere che «le attività di decommissioning e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi nell’impianto Eurex di Saluggia sono svolte nel rispetto della normativa vigente e sono realizzate in linea con i migliori standard internazionali, per garantire la massima sicurezza per i lavoratori, la popolazione e l’ambiente. Nel sito sono stoccati circa 2.300 metri cubi di rifiuti radioattivi solidi a bassa e media attività. Oltre la metà di essi è custodita in un edificio denominato “2300”, risalente agli anni settanta. La parte restante è custodita in altre aree del sito. Tali infrastrutture sono totalmente occupate e non sono più adeguate ai nuovi standard di sicurezza». Per Sogin «è escluso, oltre che vietato dalla normativa, che tale struttura possa accogliere rifiuti provenienti da altri impianti, inclusi i residui che rientreranno dal riprocessamento all’estero del combustibile nucleare irraggiato. La sua costruzione richiederà tre anni; all’atto del suo completamento, verranno trasferiti i rifiuti radioattivi attualmente presenti sul sito e, successivamente, quelli man mano prodotti durante l’avanzamento dei lavori di decommissioning dell’impianto. Al termine di questo trasferimento l’attuale deposito sarà smantellato. Il deposito è progettato per una vita utile di cinquanta anni».

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Federico Nardi

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