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Il caso

I Comuni esclusi dal Palio. Ci saranno “due drappi”?

Asti: per l’edizione del 2019 cambierà la tradizionale formula

Comuni si, Comuni no insieme ai rioni e ai borghi cittadini al prossimo Palio di Asti? Le calde considerazioni e contrarietà del sindaco di Asti, Maurizio Rasero, esternate subito dopo l’assegnazione del palio al Comitato bianco rosso di Moncalvo lo scorso 2 settembre, non si sono placate, anzi, si sono infervorate facendo tabula rasa su ogni possibile e ragionevole accordo.

È stata confermata l’esclusione dei Comuni dalla secolare corsa dei cavalli: più precisamente, i Comuni correranno un palio separato. Due corse: una per i borghi e i rioni cittadini e l’altra per i 7 Comuni astigiani. Una sorta di corsa di serie a) e una di serie b), là dove le pari dignità dichiarate da Rasero, dovranno viaggiare su binari diversi e… senza mischiarsi. La discussione su chi ha diritto o meno di partecipare al palio cittadino è andata avanti settimane, tra pseudo promesse e plateali disattese, creando sconcerto, contrarietà e delusione tra i sette Comuni astigiani storicamente partecipanti al Palio quali: Moncalvo, Montechiaro d’Asti, Castell’Alfero, Canelli, Baldichieri d’Asti, Nizza e San Damiano d’Asti.

Rasero, anche durante l’ultima riunione convocata nella giornata di martedì scorso, ha mantenuto la propria linea disattendendo i patti precedentemente presi con i sette sindaci: «Tracciare un confine tra i Borghi/Rioni cittadini e i Comuni astigiani».

Al termine di una lunga e sofferta trattativa, sarebbe stato raggiunto un accordo straordinario legato alla sola edizione 2019, che cade a 1900 anni dal martirio del Patrono San Secondo, che prevede l’assegnazione di due distinti drappi ai vincitori di due corse: la prima in due batterie con finale a 8, la seconda in finale secca a 7 (in sostituzione dell’usuale terza batteria).  Inascoltate le proposte di mediazione avanzate dai Comuni, ovvero quella  di estrarre a sorte tra i 21 concorrenti del Palio chi parteciperà all’una o all’altra corsa e di avere ampie rassicurazioni scritte circa un ritorno alla formula tradizionale dal 2020.

«Nessuna certezza per gli anni a venire, nessuna estrazione tra pari e nessun distinguo sul nome del drappo» ha ribadito Rasero. Insomma, Asti ha deciso senza ascoltare una storia che dura da secoli e che vede coinvolto un territorio che conta ben 40 mila abitanti.

È vero, parliamo “solamente” di un Palio, ma la dice lunga sul fronte della democrazia, della considerazione, della collaborazione, del senso di unione e degli obiettivi comuni che ogni buon amministratore dovrebbe praticare, già a partire dalle piccole pratiche quotidiane e complementari la vita amministrativa. Per certi aspetti, questa vicenda, ci riporta alla mente un “metodo” d’altri tempi. «Mi auguro che, la cena della vittoria che domani sera si terrà a Moncalvo, torni ad animare il senso di amicizia e di unione, che da sempre si è respirato indistintamente tra Comuni e rioni e borghi cittadini» chiosa il sindaco di Moncalvo Aldo Fara.