Il dialetto con Olimpio Musso: ''bataru'', e lo ha pronunciato un vescovo.... - Usato anche da Shakespeare - Interventi successivi
Narra Luigi Calvo nel suo libro Momenti di vita quotidiana nella Valcerrina dell’Ottocento, di recente pubblicato, che il Vescovo di Casale, mons. Barone, si rivolse così al membro, che conosceva, di una delegazione di cantavennesi recatasi in città per protestare sonoramente circa una decisione sgradita relativa alla nomina di un parroco: “ Anche lei, sig. Brusasca, insieme a questi bataru?” (p.21).
Siamo nel 1894. Non avevo mai sentito quel termine e perciò mi rivolsi all’autore del libro chiedendogli il significato. Ora, l’autore stesso, che è di Cantavenna diGabiano, non aveva mai sentito la parola, il cui significato negativo tuttavia si intuisce: ma, mi chiesi, non sarà da intendersi come errore del cronista dell’ episodio per il comune batusu?
A rafforzare il sospetto di un errore venne la testimonianza di un valcerrinese, Teresio Malpassuto, noto esperto dei nostri dialetti, che confessa di ignorare il vocabolo (“Non ho mai sentito questo nome. I miei dizionari non lo riportano. Quindi non ti so dire né il significato, né la zona dove è usato”).
A Morano è pure sconosciuto, come mi scrive Aldo Timossi (“La mamma non ricorda il termine bataru”).
A Terranova nemmeno è usato, come mi assicurano mia moglie Eva e mio cognato Giuseppe Demichelis. Stavo per lasciare la questione in sospeso, quando Carlo Aletto riapre la questione informandomi di aver sentito il termine a Casale: da ragazzino ricorda, gli sembra, di aver sentito l’espressione “luk d’in luk d’in bataru”. Il termine, poi, è registrato- mi informa sempre Aletto - nel Lessico etimologico del dialetto piemontese del Levi (Torino 1927), dove viene tradotto con “tanghero” (p. 21). Il Levi cita un articolo di C. Salvioni del 1911 (RDR III, p. 202), in cui l’illustre linguista riporta il termine bataro e lo intende come “villanzone”. Dopo la testimonianza dell’uso a Casale, mi rivolsi a Mario Cravino di Frassinello, al quale pare di averlo sentito nel suo paese; ma cerca conferme presso conoscenti.
Dopo aver avuto la dovuta conferma, ritrova il termine anche ad Ottiglio (“ieri sera durante una cena ho appreso da un amico di Ottiglio, Paolo Angelino, della sua conoscenza del termine”). Non solo: lo rintraccia anche a Casale (“Mario Valentini, cugino del compianto Eligio carbunin, residente da sempre in canton Vaccaro, conosce l'aggettivo in questione e lo traduce in plandrun”). Un’ altra persona, residente al Valentino, gli conferma di conoscerlo.
Mario Cravino si trasforma cammin facendo nel più formidabile cacciatore di bataru. Lo scopre infatti a Balzola (“Stamattina ero a Balzola, con due amici restauratori, uno dei quali, Michele Scaggion, sta restaurando il portale della parrocchiale; torinese, ma da alcuni anni dimorante a Moncestino, non solo ha appreso il termine sul posto, ma stamane guardando il cielo, uggioso e coperto, una conoscente gli fa: che temp bataru!
Anche un altro presente, Emilio Zaiacometti balzolese, conosce benissimo il termine”). E non è tutto: la caccia ha esito felice anche a San Germano, Roncaglia e Olivola.
La parola dunque esisteva ed esiste in vari paesi, tranne che in Valcerrina (salvo smentite).
Si ha l’impressione però che si tratti di una parola in via d’estinzione. In inglese con boor si indica lo zoticone, il villanzone, il tanghero ed è termine legato al nostro (tornerò più avanti sull’ origine di questo). Viene usato anche da Shakespeare nella commedia Le allegre comari di Windsor (IV,V,1). L’oste si rivolge così a Simplicio, servo di Mingherlino: - What wouldst thou have, boor? (Chi ca t’ voeuri, bataru?).
Olimpio Musso
Disegno di Laura Rossi (il demone Titivillus che schiaccia i bataru)
Ndr. Titivillus, secondo il prof. Musso, è il demone che ti fa scrivere una lettera sbagliata anche se ne pensi una giusta, ad esempio si era accorto all'ultimo momento di aver scritto boot invece di boor (insomma aveva fatto un buru, che potrebbe essere la prossima ricerca...anche se sappiamo che da tempo sta studiando la parola luch, allocco)
POST. Dopo la pubblicazione dell'articolo abiamo ricevuto dalla lettrice Adriana Perracino di Occimiano: "Mia madre di Mrabello utilizava bataru per riferirsi a persona poco racocmandabile, senza volgia di lavorare e able nel prendere in giro".
Un fax da Franco Rossi di Valmacca: ''Bataru era usato nel mio dialetto nel senso di pelandrone"