Trino e islamici: "Nessun pericolo fondamentalista" - L'ncontro con Introvigne - Il dialogo con l'Associazione Fratelli d'Italia
di Fabrizio Gambolati
«Trino non c’è alcun pericolo legato al fondamentalismo grazie alle Forze dell’ Ordine che vigilano ogni giorno». A rassicurare i concittadini è il sindaco di Trino, Marco Felisati, in occasione dell’ incontro “ Islam nel vercellese” di giovedì sera, intervenuto nel tentativo di sedare definitivamente le polemiche sollevate dalla Lega, legate alla dolente questione della moschea.
Cercando di tranquillizzare i trinesi, il primo cittadino ha puntualizzato che la cosiddetta moschea non è altro che un appartamento, nel quale è residente un cittadino di Trino, acquistato dall’Ente Gestione Beni Islamici, legato però all’Ucoii.
Proprio dai rapporti con l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia nascono le preoccupazioni, in quanto l’associazione ha tra i suoi esponenti elementi fondamentalisti. «Ho parlato con i musulmani trinesi- ha affermato a tal proposito Felisati- e si sono detti addirittura disposti a trovare un’altra sede».
Alessandro Mocca, della Lega, ha risposto che il suo partito aveva prima di tutto avanzato perplessità di natura legale: «Una normale abitazione- ha obiettato - viene utilizzata invece come luogo di culto per una quarantina di persone».
Il dibattito è avvenuto dopo la brillante, a tratti illuminata e illuminante, orazione del professor Massimo Introvigne, sociologo e storico di fama, ascoltato con molto interesse da un numeroso pubblico nel Teatro Civico. Con l’assessore Massimo Simion in veste di moderatore, Introvigne ha focalizzato l’attenzione sul pericolo derivante dal fondamentalismo islamico in Italia, argomentando su basi socio-culturali e storiche le sue tesi. Contrariamente a quanto si possa pensare, ha spiegato il professore, il terrorista non è un tizio poco raccomandabile, magari emarginato e con problemi economici, è anzi una persona normale e, possibilmente, anche colta e preparata perché «le azioni terroristiche sono estremamente complesse e non si potrebbero affidare a degli sprovveduti».
Secondo Introvigne, l’ideologia li porta a pensare che farsi esplodere in mezzo a altre persone per ucciderne il più possibile sia un’azione giusta, o addirittura eroica.
«Dobbiamo ricordare- ha precisato- che non tutti i musulmani sono fondamentalisti e non tutti i fondamentalisti sono terroristi. É altrettanto vero, però, che una buona parte di musulmani è fondamentalista e tutti i terroristi sono fondamentalisti».
Come difendersi, allora, dall’insospettabile vicino di casa ben integrato e affabile, pronto a farsi saltare in aria per mandare all’altro mondo i “cani infedeli”?
La soluzione proposta da Introvigne è l’applicazione di un filtro valoriale. Prima di concedere riconoscimenti alle associazioni islamiche, ha proposto, bisogna fargli firmare una carta dei valori, con la quale accettino di seguire condotte compatibili alla nostra società.
«Non nascondiamoci dietro al dito del buonismo- ha esortato Introvigne-, bisogna prendere delle grandi precauzioni». Riferendosi al caso di Trino ha avvertito: «Non va tutto bene se non si commettono reati, perché possono permanere lo stesso problemi culturali e politici». A partecipare all’incontro, schierati in prima fila, gli operatori di Phone Media, per ricordare a Roberto Rosso- promotore del meeting, anche se non presente- la promessa di dare mille euro a ogni lavoratore entro la fine di febbraio.
Fabrizio Gambolati
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“Islam e integrazione”: è questo il titolo dell’incontro-dibattito svoltosi presso l’auditorium delle scuole medie, organizzato dai Giovani Padani della Lega Nord di Trino. Ad aprire la serata è stato l’on. Gianluca Buonanno che ha portato all’attenzione dei presenti la sua esperienza di sindaco di Varallo: «Gli stranieri che vengono da noi devono rispettare le regole, le nostre tradizioni e i nostri modi di vivere perchè se io vado da loro devo adeguarmi alle loro usanze. Chi viene a Varallo ad esempio, sa già qual è l’indirizzo che ha l’amministrazione, perché lo spieghiamo con dei cartelli ben in vista all’ingresso del paese. Chi si comporta male deve essere rispedito nel proprio paese: il troppo buonismo porta al razzismo».
Al tavolo dei relatori erano presenti esponenti delle diverse associazioni cittadine e il sindaco Marco Felisati. Per Cinzia Vanni dell’Associazione Gruppo Senza Sede «uno dei sistemi migliori per favorire l’integrazione è iniziare dalle scuole, investendo sulla figura del mediatore culturale», mentre Alessandro Demichelis, consigliere comunale ed esponente del PD ha commentato: «Noi nelle ultime elezioni abbiamo avuto il piacere di avere nella nostra lista Ahmed, cittadino italiano di origine extracomunitaria e ci è sembrata una cosa normale».
Ha quindi preso la parola Ahmed Echamouti, presidente dell’Associazione Fratelli d’Italia: «Bisogna lavorare ancora tanto per favorire l’integrazione di tutti gli stranieri, spesso il problema arriva dai grandi e non dai bambini. Da quando è nata la sala di preghiera a Trino abbiamo iniziato a lavorare: direi che l’integrazione è buona, ma la strada è ancora lunga. Il problema più difficile è con la prima generazione di extracomunitari che sono arrivati a Trino, mentre con i ragazzi che sono nati in Italia è certamente più facile lavorare».
Per Felisati «il problema non è della cultura islamica, ma delle persone. Più che un problema di integrazione io ho sempre percepito una sorta di prevaricazione verso la presenza dello straniero, quasi fosse un disagio e non un arricchimento. Credo che si debba lavorare sulla disponibilità delle persone che vogliono integrarsi».
Tra i promotori dell’incontro c’è Alessandro Mocca: «Ci sono molti luoghi comuni sull’islam e si rischia di dare una lettura superficiale del problema. Rispettare le regole non vuole dire farne delle nuove: se noi andiamo a casa loro non ci fanno portare un briciolo della nostra cultura. Gli islamici vogliono la democrazia da noi e la dittatura da loro e questo non è accettabile».
Marina Rasore, coordinatore del PD di Trino e Palazzolo: «L’integrazione è una questione di testa e di cuore, ci deve essere anche la volontà di andarsi incontro. Di recente sono stati organizzati alcuni momenti di aggregazione importanti per la nostra città: soltanto conoscendoci si abbattono le barriere e i preconcetti».
Si è parlato anche di burqa - a Trino sono un paio le donne che lo usano - e di moschee: «Il burqa deve essere vietato perchè le leggi dicono che la persona deve essere riconoscibile - ha spiegato Echamouti - questo indumento non favorisce l’integrazione. Per noi la moschea è come la chiesa per i cristiani. Se al loro interno ci sono delle persone giuste tutto va bene, se invece ci sono degli integralisti le cose si complicano».
Maurizio Inguaggiato