La messa di Natale di don Luigi Ciotti: «Dio è nato in una periferia»
di Alberto Marello
«Da tanti anni su questa collina c’è Dio». Don Luigi Ciotti ha celebrato la messa di Natale a cascina Abele, sulle colline di Murisengo, una delle “roccaforti” delle attività sociali del Gruppo Abele.
Una funzione dedicata ai più piccoli: «Dio è nei bambini. Si aspettavano il suo arrivo in un tempio maestoso e solenne, e invece arrivò un piccolo bambino in una mangiatoia della Galilea. La Galilea era la terra più disprezzata e più abbandonata. Nemmeno nome proprio. Dio, chiedendo aiuto ad una ragazza, ha voluto nascere in quella terra sciagurata. Oggi papa Francesco la definirebbe “una periferia dimenticata”. Dio ha scelto di essere vicino a tutti, nessuno escluso. Ma una preferenza sì, l’ha fatta: per quelli che fanno più fatica».
«Bambino - ha spiegato al folto pubblico all’interno del tendone allestito nel cortile della cascina - in greco vuol dire “balbettare”. I bambini balbettano, ma sanno sorprenderci. Dio ha balbettato per entrare nella nostra storia. Per questo i bambini vanno accolti e ascoltati». Il pensiero di don Ciotti è andato agli ultimi, ai poveri, a coloro che stanno fuggendo dalle meschinità delle guerre e che trovano la morte in fondo al nostro Mediterraneo e a chi «continua a fissare il cielo e non ha la capacità di immergersi in questa terra per comprenderla fino in fondo».
All’altare, durante l’omelia, il fondatore di Libera ha chiamato accanto sé i bambini e due giovani ragazze africane sbarcate nei giorni precedenti a Lampedusa. Ha preso in braccio una bella bambina bionda (figlia di una coppia ospite della comunità) e si è rivolto proprio ai più giovani: «L’educazione è alla base della società. Dovete essere veri, coerenti e credibili. Mettetecela tutta per costruire qualcosa di positivo, non nascondiamoci dietro al momento di smarrimento che sta vivendo la nostra società. Maria e Giuseppe hanno testimoniato la sacralità della famiglia in tempi difficili. Non può essere distinta la dignità dalla sacralità: sono due cose indivisibili: casa e lavoro sono dignità». E cita Papa Francesco: «Il lavoro unge l’uomo di dignità».
Poi l’invito a «saldare quotidianamente il cielo con la terra» e a favorire l’incontro con i popoli: «Magari siete musulmane, ma siete le benvenute su questa collina» ha detto don Ciotti rivolgendosi alle due giovani africane.