Api uccise dai semi di mais? L'insetticida si sparge nell'ambiente durante la semina e causa la morte degli insetti. Apicoltori in allarme
di Massimiliano Francia
Diminuisce continuamente il numero delle api, insetti sensibilissimi all'inquinamento ambientale.
Ma in provincia di Alessandria una delle zone colpite soprattutto nella parte pianegiante, per esempio tra Valenza e Casale, accanto all'inquinamento ambientale generico c'è anche una causa più specifica – pare - legata alla coltura del mais.
L'allarme è stato lanciato qualche giorno fa da Aspromiele che sottolinea che il problema sta nell'uso di sementi pretrattate.
Le segnalazioni degli apicoltori, qui come altrove, sono state oggetto di uno studio da parte del professor Moreno Greatti, del Dipartimento di Biologia e Protezione delle Piante dell'Università di Udine, che ha approfondito la questione.
«Per verificare se al momento della semina del mais vi fosse una dispersione di insetticida nell’ambiente, sono state effettuate apposite sperimentazioni che hanno previsto l’impiego di seme di mais conciato. I risultati ottenuti hanno messo in luce che dalle moderne seminatrici pneumatiche da mais, attraverso il foro di scarico dell’aria di aspirazione dei semi, si verifica una fuoriuscita di sostanza attiva, che si disperde nell’ambiente depositandosi sulla flora circostante i seminativi. Pertanto, per le api è possibile venire in contatto con l’insetticida durante la loro consueta attività di raccolta di nettare, polline e acqua», spiega il docente.
«La conclusione è che anche la semina del mais è un’operazione che può causare una dispersione nell’ambiente di sostanze pericolose per le api e per gli altri insetti impollinatori selvatici».
Problema relativo a tutti gli insetticidi che attualmente (e in futuro) – dice Greatti - vengono (o verranno) utilizzati nella concia del seme monitorando la loro emissione dalle seminatrici.
Per questo «sono necessarie alcune soluzioni da attuare o durante le operazioni di concia del seme (adesivi più tenaci, pellicole di rivestimento dei semi) o sulle seminatrici per cercare di limitare l’impatto ambientale che un’operazione, come la
semina, talvolta può avere», conclude il docente.
I rischi non vengono
solamente dal mais
Ma la questione mais è solo una delle problematiche ambientali denunciate dagli apicoltori.
«Alle semine del mais seguiranno quelle del girasole – scrive infatti Roberto Barbero nell'editoriale di «Lapis», la rivista di Aspromiele affrontando la questione - e come dimenticare quanto è avvenuto, durante la fioritura di tale coltura, e denunciato lo scorso anno, in Toscana ed in provincia di Alessandria, ma segnalato anche in altre parti d’Italia? Migliaia gli alveari coinvolti. L’accaduto, denunciato alla procura competente, non ha al momento sortito alcun effetto. Tutto tace. Poi ci saranno i trattamenti obbligatori sulla vite contro lo scafoideo, vettore della flavescenza dorata, e quelli contro la diabrotica su mais e magari anche quelli contro gli afidi del frumento, anche questi responsabili lo scorso anno di estese morie dal momento che le api bottinavano sul frumento proprio quella melata che gli afidi producevano. Decine le telefonate in redazione di apicoltori che chiedono dove poter portare le api. Sembra di vedere un nuovo nomadismo, non più a inseguire le fioriture, ma a scappare dalle colture che avvelenano le api. ''Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato agricoltura''», conclude con una forte notazione contro l'uso dei prodotti chimici.
La situazione
in collina
Gianluca Mortara, apicoltore monferrino, conferma che «le api, dal punto di vista numerico sono sempre di meno, che la moria c'è ma ci sono anche meno apicoltori» e che si tratta di un insetto domestico: «Le api selvatiche in Europa quasi non esistono».
In zona collinare comunque la coltivazione del mais non è molto diffusa e il problema, afferma Mortara, non è particolarmente sentito, mentre a suo dire i trattamenti sulle viti non darebbero problemi.
L'importanza delle api nel ciclo naturale è fondamentale, in quanto gli stessi cicli vegetativi delle colture agricole avvengono grazie alla indispensabile opera di impollinazione garantita dagli insetti.
La loro diminuzione al di sotto di una determinata soglia si prospetta dunque anche come un danno economico per l'agricoltura.
Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e, colza – sottolinea un comunicato di Coldiretti Piemonte - dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti.
Le api sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggere da seme come l’erba medica ed il trifoglio fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento. Anche la grande maggioranza delle colture orticole da seme si possono riprodurre grazie alle api come l’aglio, la carota, i cavoli e la cipolla.
Si stimano in 50 miliardi le api presenti in Italia in oltre 1 milione di alveari.
Secondo i dati diffusi da Coldiretti l’impollinazione delle colture in Italia ha un valore stimato in 2,5 miliardi di euro all'anno per circa 14mila tonnellate grazie a 1.157.000 alveari, gestiti dai 7.500 apicoltori professionisti che hanno totalizzato un fatturato stimato in circa 25 milioni di euro.
Le api, insetti
indispensabili
La moria delle api «sta crescendo in maniera esponenziale, interessando soprattutto la zona della Pianura Padana. Per individuare in maniera certa le ragioni di questo fatto, Coldiretti Piemonte ha chiesto e ottenuto dall’Assessore Regionale all’Agricoltura Mino Taricco un Tavolo di Lavoro e di confronto». E il comunicato di Coldiretti si conclude ricordando una affermazione di Albert Einstein, «se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita».