Maggioranza e opposizione hanno votato a ranghi compatti sull’adozione del progetto preliminare riguardante il PAI facendo fronte comune contro Massimo De Bernardi. Alla seduta di mercoledì erano presenti una quarantina di persone di Oltreponte, Popolo e Terranova.
L’assessore Giampiero Farotto, nell’illustrare la variante, ha sgomberato il campo da ogni equivoco: «Sulla stesura del PAI, non ci sono state ingerenze politiche, il progetto è il frutto dell’operato dei tecnici. Il lavoro è stato professionale, il Consiglio comunale è chiamato a fare da notaio del lavoro».
Secondo il consigliere di Nuove Frontiere per Oltreponte, ma anche per Casale Popolo e Terranova il Piano d’Assetto Idrogeologico non fornisce chiarimenti e direttive: «Queste aree - ha aggiunto - continuano ad essere a rischio, nonostante le opere di sicurezza eseguite per rafforzare gli argini. E poi la relazione, in alcuni punti, è sbagliata; c’è uno studio del 2001 che dice che gli argini furono inadeguati ma l’Aipo afferma il contrario. Poi si afferma che i piloni del ponte sono 5 e invece sono sei. E’ frettolosa questa decisione di discutere il PAI, contesto il metodo, servono verifiche. C’è un concorso di colpa e di confusione tra le amministrazioni che hanno governato dopo l’alluvione. Adesso, cosa serve? Sollecitare il disalveo alla confluenza con la Sesia e aggiornare il Piano di Protezione Civile e girare i quartieri per spiegare alla gente come si debbono comportare».
Il sindaco Giorgio Demezzi ha contestato l’intervento di De Bernardi: «Non è vero che il PAI blocca Oltreponte. Su aspetti così delicati, come la sicurezza, non si può né fare demagogia né rischiare». Ha quindi aggiunto che con l’ausilio di tecnici e geologi si sono introdotte tutte quelle misure necessarie affinché da un lato sia garantito il diritto di edificare, ma dall’altro non esponga nessuno a pericoli. E nel dettaglio sulla variante: «Dire che inibisce l’urbanizzazione è assolutamente falso. Grazie ad essa, infatti, si darà la possibilità di sbloccare il recupero e la trasformazione di alcune aree che fino ad oggi erano bloccate completamente: per fare un esempio l’ex IBL e la ex Marietti a Oltreponte. Sull’esistente, invece, non ci saranno problemi, perché le modifiche, le ristrutturazioni e la manutenzione degli immobili saranno possibili con le normali restrizioni urbanistiche previste dal Piano Regolatore. Si tratta comunque del solo progetto preliminare, quindi i cittadini potranno presentare le osservazioni. Quello che deve essere chiaro, però, è che la classificazione delle varie zone previste dal PAI sono state individuate da tecnici specializzati, perché il rischio idrogeologico è intrinseco in alcune aree del nostro territorio e le opere realizzate dal Magistrato del Po, per esempio, non lo hanno cancellato ma hanno cercato di controllarlo».
Il j’accuse contro De Bernardi, è continuato con Davide Sandalo, PD, e Marco Botta, Fratelli d’Italia.
Sandalo ha ribadito l’importanza strategica del PAI dicendo che la città, senza lo strumento, resterebbe ferma. Poi, l’attacco a De Bernardi: «Bisogna smetterla con la cultura del sospetto, del retropensiero, dell’imbroglio cavalcando l’onda del populismo. Ci sono interessi privati che vanno tutelati ma le regole devono essere rispettate da tutti, anche dai Comuni vicini con i quali devono essere aperti tavoli di confronto».
Botta ha aggiunto: «Chi afferma che il PAI blocca tutto atteggiandosi a capopopolo, mente. Ci sono stati ritardi ma adesso, dopo le osservazioni, le aree prima vincolate saranno liberalizzate dando luogo a sicurezza e sviluppo. Per Oltreponte ci sono imprenditori che attendono di investire nelle aree dell’ex IBL e dell’ex Marietti». Angelo Di Cosmo, PD, dopo aver ribadito che l’iter procedurale del PAI ha subito 12 anni di ritardi dovuti alla burocrazia e che Oltreponte e Terranova sono stati penalizzati dalla variante strutturale, ha aggiunto che il lavoro dei tecnici, ai quali il Comune deve uniformarsi, non ha però tenuto conto di alcune caratteristiche tecniche. Per Maria Merlo, Democratici per Casale, è fondamentale pretendere la sicurezza delle aree alluvionate, ma occorre verificare se gli allegati del PAI siano corretti o meno e farli conoscere ai cittadini nelle varie Commissioni in modo tale che possano presentare deduzioni. Giuseppe Primatesta, UDC, dopo una lunga disamina sullo sviluppo di Oltreponte e gli insediamenti delle grandi industrie iniziate negli anni ‘50, ha rimarcato l’esigenza di dragare il Po: «Non lo si pulisce più e poi c’è il tappo della ferrovia che non è stato rimosso. Negli anni ‘90 si sono difese le persone ma nessuno ha pensato al territorio, ci sono osservazioni e correzioni che i tecnici non possono formulare per partito preso». Anche Pietro Gilardino, PD, ha puntato l’indice contro la mancata pulizia del letto fluviale: «Fino al 1994, tre draghe pulivano continuamente il Po, poi più nulla con le conseguenze negative che tutti sappiamo». Emanuele Ugazio, Fratelli d’Italia, ha detto che il PAI potrà incentivare privati e imprenditori ad investire, per Pietro Calonico, PDL, lo sviluppo delle aree alluvionate avrà una doppia valenza: di integrazione e condivisione. Giuseppe Iurato, PD, ha insistito sulle correzioni da apportare al PAI: «Non solo la sponda sinistra del Po ha problemi, anche il lato destro quale la Nuova Casale. E poi va detto che il fiume va bonificato». L’assessore Nicola Sirchia, commenta: «La situazione sarà migliorativa. Si poteva fare di più? Si poteva fare meglio? I tecnici assicurano che si è fatto il massimo, proprio nella direzione indicata da questa Amministrazione di risolvere i nodi che si perpetuavano da troppi anni».