I consumi più alti sono a Casale (165,55 metri cubi medi annui per utenza, nella zona di Sant’Anna) mentre i più bassi sono quelli di Villamiroglio con 59,24 metri cubi di consumo medio di acqua all’anno per ogni bolletta emessa.
In entrambi i casi si resta abbondantemente sotto la media nazionale che supera i 180 metri cubi annui di consumo di acqua potabile per ogni utenza. Dati alla mano, nel suo ufficio di Moncalvo, il presidente del Consorzio dei Comuni per l’Acquedotto del Monferrato tocca il punto focale della gestione della rete acquedottistica monferrina: i consumi.
In una società spesso caratterizzata dagli sprechi, Aldo Quilico (nella foto), definendo il Monferrato come l’Arabia Saudita dell’acqua per le sue abbondanti risorse, evidenzia invece l’anomalia tutta monferrina della “scarsità dei consumi”. «Nei 101 Comuni del Consorzio – spiega Quilico - gli utenti occasionali delle cosiddette seconde case prevalgono di misura: basta pensare che il 22% delle utenze consuma meno di 11 mc annui e il 50% meno di 40-50 mc annui di acqua. Con questi numeri è facile capire che, senza risorse e senza sinergie tra gli enti interessati, è difficile arrivare alla rimuneratività del servizio visti gli ampi costi di gestione della vasta rete che interessa peraltro anche 680 impianti di depurazione e 1.300 chilometri di fognature».
Nuovi interventi alla rete
Il caso emblematico è quello, recente, di Marcorengo, frazione di Brusasco: «Una borgata che finalmente verrà dotata di fognature, soltanto grazie al contributo regionale di 380 mila euro e al mutuo e alle garanzie finanziarie date dall’Autorità d’Ambito. Il costo totale degli interventi è infatti di 600 mila euro: una spesa che sarebbe impossibile da ammortizzare con i soli ricavi delle bollette degli utenti di Marcorengo. Questo è un caso in cui un presidio pubblico come il nostro da risposte a problemi del territorio».
Ma le prospettive future, privatizzazione o non, impongono di affrontare seriamente la questione della rimuneratività del servizio: «Tutti ricevono i servizi idrico e fognario – aggiunge Quilico - ma chi non consuma o consuma poco lo riceve a costo inferiore rispetto agli altri. Oltretutto spesso ci si lamenta dei costi dei rifiuti senza renderci conto che le bollette del CCAM includono anche il costo di rifiuti sensibili da smaltire come quelli liquidi. La razionalità e il buon senso chiedono di rimuovere queste storture attraverso un riequilibrio della struttura tariffaria non attraverso aumenti ma mediante una più equa distribuzione dei costi fra gli utenti».
Quale contribuzione?
La via disegnata da Quilico va quindi verso una diversa contribuzione che chiama in causa il popolo delle seconde case o delle abitazioni inutilizzate. Laddove infatti le utenze sono stanziali i consumi sembrano maggiori.
È il caso della zona di Sant’Anna servita dal Consorzio che guida la classifica 2008 dei consumi medi per unità abitativa, seguita da Castelletto Monferrato (139,80 mc annui per utenza), Villabella (134,97), Terruggia (125,38 mc), San Giorgio Monferrato (119,87 mc), Monale (116,21 mc), Conzano (114,34), Rosignano (112,59 mc) e Quargnento (110, 36).
A breve distanza seguono anche centri particolarmente popolati o situati nei pressi delle città come Castell’Alfero, Cavagnolo e San Salvatore. Moncalvo, che, dopo San Salvatore, è il centro con il maggior numero di utenze (quasi 2000 nel 2008) è trentanovesima su 101 con 95,34 mc di consumo medio annuo per bolletta inviata.
Un “no” alla privatizzazione
Fanalino di coda nei consumi è invece Villamiroglio (con 59,24 mc annui, risultato dei consumi medi delle 294 utenze presenti sul territorio), preceduto da Cuccaro (63,79 mc).
Nel frattempo, tornando all’eventualità della privatizzazione dei servizi di gestione della distribuzione idrica, anche nell’astigiano ci sono adesioni alla manifestazione nazionale prevista a Roma per domani, sabato 20 marzo, e promossa dal Movimento Italiano per l’Acqua per protestare contro la privatizzazione di “una fondamentale risorsa”.