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«La Resistenza, un atto di liberazione interiore»

Un applauso interminabile accompagnato dalla standing ovation del numerosissimo pubblico ha suggellato l’orazione ufficiale dell’avvocato Adriano Bianchi per la 63ª ricorrenza della Liberazione. Una festa, quella del 25 aprile, che pare ancora lontana dalla mera routine celebrativa, fatta di vuota retorica e rituali privati del loro profondo significato. La grande affluenza di pubblico e la sentita partecipazione dei casalesi stanno a testimoniare quanto la Resistenza partigiana sia ancora un tema caro a tanti cittadini. Le celebrazioni avevano preso il via giovedì sera, con la presentazione del volume Ritorno al ponte di Falmenta: 1944-2007 di Adriano Bianchi, culminando nella mattinata di venerdì. Dopo la messa in Duomo in suffragio delle vittime della Resistenza, un nutrito corteo ha attraversato le vie centrali sulle note di Bella ciao e altri inni partigiani, fino in Municipio, per assistere al discorso ufficiale. Per il sindaco Paolo Mascarino, il 25 aprile è un’occasione per «trasmettere i valori della Resistenza ai giovani. Abbiamo il dovere di non dimenticare il sacrificio di chi, con atti eroici, ha contribuito a costruire un Paese migliore e di dimostrare la nostra riconoscenza». Andino Bizzarro, per onorare pienamente la memoria partigiana, ha ricordato, nominandoli, tutte le vittime della Resistenza della nostra zona. Particolarmente toccanti le testimonianze del partigiano Bianchi nell’orazione ufficiale. L’avvocato, ora residente a Tortona, fu comandante di compagnia della Brigata Partigiana Generale Perotti. In seguito a gravi ferite riportate nell’ottobre del 1994 in Val d’Ossola, costategli più di un anno in un ospedale svizzero, ha ricevuto la medaglia d’argento al valor militare. «Sento vivo e pressante il bisogno di testimoniare, essendo rimasto tra i non molti protagonisti della Resistenza - ha esordito l’avvocato - perché i ricordi del fascismo sono ancora una realtà calda e dolente che riemerge. La Resistenza è entrata in campo quando la guerra era già militarmente conclusa per restituire un poco di onore all’Italia ed è nata come rifiuto alla violenza. Il volto dell’Italia era deturpato, quindi era giusto attuare il restauro nazionale tramite una Resistenza che significasse provvidenza politica e morale, ma che fu anche un atto di liberazione interiore». Il discorso commemorativo si è concluso con un appassionato appello alle nuove generazioni, un invito a «riflettere con spirito critico sulla condizione privilegiata in cui si trova oggi il nostro Paese, una posizione però da consolidare e migliorare. Bisogna scegliere di impegnare la nostra vita dalla parte dell’uomo, della civiltà, del futuro e del nostro bene». Al termine dell’incontro in Comune, una delegazione ufficiale ha deposto corone di alloro al Monumento dei Caduti e al Sacrario del Cimitero Cattolico Urbano.

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Barbara Marini

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