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Viaggio d'autore a Mirabello per un Piccolo Seminario sorto in due anni al centro del paese

A Mirabello don Bosco aveva uno degli allievi più cari: Francesco Provera. Entrato ventiduenne a Valdocco nel 1858, il chierico aveva rivolto al Santo l’invito a scegliere il suo paese natale come sede del nuovo collegio in una proprietà del padre Vincenzo. Incoraggiato dalle accoglienze avute in paese e nella diocesi, allora retta dal vescovo Luigi Nazari di Calabiana, oltreché dalle centomila lire offerte da Carlotta Callori di Vignale, decise di aprire la prima casa salesiana fuori Torino, denominata Piccolo Seminario di San Carlo, forse in omaggio alla munifica contessa. I lavori del grande edificio diretti dal capomastro Giosuè Buzzetti (uno dei sei fratelli muratorini accolti da don Bosco), costati 100 mila franchi, erano ultimati nell’autunno 1862 e il 30 agosto del 1863 il torinese don Michele Rua, futuro successore di don Bosco, veniva nominato da mons. Nazari di Calabiana primo direttore di Mirabello, essendo stati nazionalizzati i locali del seminario piccolo di Casale. Reduce dalla breve esperienza di gestione del seminario di Giaveno (1860-1862) il futuro beato raggiungeva Mirabello il 12 ottobre con la madre e alcuni chierici, tra cui Francesco Provera nominato prefetto-economo della casa. Portava con sé la lunga ed affettuosa lettera di obbedienza con utili consigli per la buona conduzione del collegio che il 20 ottobre 1863 accoglieva già un centinaio di allievi. Le cure paterne del fondatore contribuirono ad aumentare notevolmente il numero dei chierici che in poco tempo raggiunse i 260 alunni, ma due anni dopo il Santo gli affidava l’incarico più gravoso di prefetto di Valdocco e della Società Salesiana. Il 18 settembre 1865 era rimpiazzato da don Giovanni Bonetti. Nel frattempo, il numero di allievi in continua crescita e la mancanza di veloci comunicazioni ferroviarie imposero nel 1870 il trasferimento del seminario minore (col nuovo titolo di collegio San Carlo) a Borgo San Martino nel palazzo del marchese Scarampi, acquistato per la bella somma di 114 mila lire. L’ulteriore crescita quantitativa suggeriva a don Bosco di creare una succursale in una località del Monferrato: dapprima pensò a Cuccaro, tanto che nella ricorrenza della festa di San Luigi del 1875 vi si era recato per porgere gli auguri a mons. Luigi Colombo, ultimo discendente maschio della famiglia già feudataria del luogo, per trattare l’acquisto del castello da trasformare in educatorio. Ma il progetto non andò a buon fine, e così sorse l’istituto salesiano San Pio V di Penango. Nel 1874 il grande edificio vuoto che aveva ospitato il piccolo seminario venne acquistato dal comune di Mirabello e utilizzato per uso scolastico fino al 1937 quando, dopo un’assenza di 67 anni, i salesiani vi fecero ritorno per volontà del Rettor Maggiore Pietro Ricaldone. Un complesso da recuperare Appuntamento per il nostro ciclo salesiano di fronte al Municipio di Mirabello col sindaco Luca Gioanola, troviamo al suo fianco Paolo Ricaldone, consigliere comunale e capogruppo di maggioranza, cugino di terzo grado don Pietro Ricaldone Il nonno Fedele era cugino primo di don Pietro, quarto successore di don Bosco (ma questo sarà oggetto di un prossimo ‘‘Viaggio’’). Entriamo. Subito un primo omaggio un calendario dove vediamo la foto storica dell’inaugurazione del municipio nel 1937, prima il comune era nel palazzo dei portici o Gambera. Saliamo all’ufficio del sindaco, impreziosito da un quadro di Eligio Juricich. Ci anticipano alcuni progetti: con gli studenti per una ricerca sulla toponomastica che poi vada a corredo degli edifici (esempio: Municipio-palazzo Bocca), una raccolta di foto storiche per il calendario, un libro che raccolga le ricette dei prodotti tipici (tira’ ‘d mirabel, bagnet ‘d furnas, bagna ‘d crivela o dal diau, ragù di lumache) per ora nel sito di Golosaria. Andiamo al collegio. Passiamo da quello che era un giardino, oggi una mini foresta (del resto è tutto abbandonato dal 1974), la facciata ad archi rimane imponente; ci facciamo piccoli tra due assi e ci troviamo nelle vecchie cucine delle suore. Vediamo sempre al pian terreno la biglietteria del cinema-teatro. La scala ci porta al primo piano con le aule. Al secondo piano il refettorio con al centro del soffitto una decorazione (Spirito Santo?), l’infermeria. Al terzo piano, sopraelevato successivamente, il dormitorio, un ambiente enorme, luminoso, da una parte le finestre rimandano alla grande chiesa parrocchiale, dall’altra alle ultime colline monferrine. Scendendo in via Rogna vediamo la chiesa di San Sebastiano che era utilizzata dal complesso (all’interno un quadro di don Rua e un busto di don Ricaldone). Tra la chiesa e quella che era l’entrata principale (facciata neoclassica) c’era la portineria e abbiamo un ricordo personale da cronisti della Gazzetta del Popolo quando qui cercammo e trovammo (ci aprì lui la porta) un seminarista (si chiamava Toso) reso tristemente famoso per aver trovato lunedì 26 luglio 1971 a Milano in Università il cadavere della 26enne ozzanese Simonetta Ferrero, il corpo era trafitto da dodici ferite di arma da taglio, i giornali titolarono ‘‘Il delitto della Cattolica’’, omicidio tuttora insoluto e oggetto di libri e servizi televisivi. Note più liete. Parliamo dell’Associazione Amici di Mirabello, presieduta da Marco Gatti, che finanzia la futura cartellonistica di Fontanavecchia in ricordo del prof. Sisto. Ritorno, ci rinfresca la visione del Monte Rosa. Ma è lontano.