Articolo »

  • 03 giugno 2010
  • Casale Monferrato

Medico e soldato, Olimpio Musso (sommerso dai ricordi) e "La ragazza di Casalmonferrato''

C’ era una volta un militar soldato / che capitò a Casale Manfregato… Così recita una filastrocca, di cui ricordo solo l’ inizio. La nostra città era conosciuta nel resto d’ Italia per il suo CAR (Centro Addestramento Reclute): si capisce quindi che non doveva essere un periodo felice per il giovane che iniziava il servizio per la patria. Nei primi anni cinquanta capitò a Casale un giovane siciliano di Mineo in provincia di Catania, medico, per finire il periodo di naja dopo l’addestramento. Come tutti i nuovi arrivati, cercò consolazione al Music Hall, la famosa sala da ballo della Società Canottieri in riva al Po. Qui fiorì l’amore con Carla, la ragazza di Casalmonferrato: “seduta ad un tavolo,se ne stava, sola sola, una ragazza né bella né brutta, coi capelli neri, riccioluti, corti sulla nuca.(… ) Mi alzai e le dissi: « Permette?». Negli occhi le corse un sorriso ed accettò l’invito di venire con me sulla pista. -Non sono di Casale, io. –Si vede. È un po’ triste. –Son di molto lontano. –È un meridionale. Ha l’accento caldo. –Permette? Mi chiamo Pino C. –Ed io Carla Z ” (p.72). Carla fu la musa che fece diventare scrittore un medico militare siciliano. Devo alla gentilezza di Luigi Angelino il romanzo “La ragazza di Casalmonferrato” di Giuseppe Bonaviri, ristampato dall’Editrice La Cantinella di Catania e presentato di recente al Salone del libro di Torino con l’intervento, tra gli altri, del sindaco della nostra città Giorgio Demezzi, dello stesso Angelino, della prof. Zappala, dell'attrice Caterina Deregibus e dell’editore Pucci Giuffrida (Il Monferrato18.maggio.2010, p.18). Il romanzo fu scritto nel gennaio-luglio del 1954 quando io avevo tredici anni. Sono stato perciò sommerso da un’ondata di ricordi nel vedere citati dallo scrittore, per lo più esattamente, i luoghi della Casale dell’epoca. All’inizio del romanzo si narra l’arrivo della recluta alla stazione di Casale, assonnatissima: “navigavo nel sonno tanto che non resistevo a tenere gli occhi aperti e a reggermi in piedi. Attraversai la piazza e vidi che nel centro c’era un’aiuola e una vasca in cui l’acqua formava una superficie immobile e grigia (…). Per fortuna appena svoltata una strada al cui angolo si apriva un caffè, trovai una locanda che si chiamava «Luna Pendente»”. Ho riconosciuto la fontana della stazione, il caffè “Giappone” (come si chiamava allora) e la locanda “Aquila Reale”, presso la quale passavo per recarmi a scuola dalle Suore Domenicane. L’amica Giovanna dice a Carla: “ Mi sono messa in pensione presso le suore, in fondo alla via della Posta Centrale”. Ho capito subito che si tratta delle suore Domenicane, dalle quali si giungeva passando per la Posta Centrale in via Pinelli. Accanto all’edificio c’era un orto con varie piante e all’interno del convento c’era un pensionato. Frequentai le scuole elementari da quelle suore ( conservo con affetto il ricordo della mia indimenticabile maestra, suor Rita Mascè). La storia amorosa si svolge per le vie, le piazze e i locali della città : via Paleologi, via Lanza, via Roma e i suoi portici, via Oliviero Capello; piazza Castello, piazza del cavallo (tipica denominazione casalese di piazza Mazzini), piazza Santo Stefano con la torre civica, salita Sant’Anna; cinema Politeama, Nuovo, Moderno; caffè Rossignoli e i krumiri, caffè Bazar; albergo Botte d’Oro, Rosa Rossa, entrambi situati correttamente in via Paleologi, eccetera eccetera (i giardini pubblici, la cittadella, il castello, le fabbriche di cemento, l’Eternit). Non manca la nebbia e non mancano le zanzare, presenze tipiche della nostra città. Inventato invece è il “famigerato” albergo «Vino Rosso», il cui proprietario si chiama, non si sa perché, Mercoledì. Non inventato è il via vai per certi alberghi di professioniste dell’amore, che il protagonista della storia dice di aver conosciuto abbastanza bene. L’avventura, lunga e a tratti felice, non è però a lieto fine. Il soldato (che nel romanzo è impersonato da un ragioniere emigrato in cerca di lavoro) alla fine lascia Carla per tornare in Sicilia, dove sposa un’altra. Carla ha momenti di disperazione e riflette amaramente sulla sua storia: “ È vero, ne ho ancora di forza per lottare, ma spesso mi succede di avere dei forti scoramenti e allora non so capire il senso della vita.” Che senso ha tutto ciò? Al romanzo si potrebbe applicare il giudizio che Ennio Flaiano darà del film Les amants (1958) di Louis Malle: “ Non si propone di raggiungere altra morale che quella delle opere d’arte, cioè la poesia e la verità. È la storia di un amore acre e stupendo,dove l’amore è anche sofferenza e sconfitta.” Olimpio Musso FOTO. Via Lanza, la casa di Carla C. era nel vicolo sulla destra dopo la chiesa di San Giuseppe. La presentazione del "La ragazza" al Salone del libro. Il Lungo Po alla Canottieri coi suoi tiìpici lampioni (acquarello giovanile fine Anni '50 di Laura Rossi)

Profili monferrini

Questa settimana su "Il Monferrato"

Silvia Sassone

Silvia Sassone
Cerca nell’archivio dei profili dal 1871!