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I tagli alle Poste: rischiano di chiudere otto uffici monferrini

Spada di Damocle su 62 uffici postali piemontesi. Il colpo di scure, presentato all’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni alla quale sono state trasferite competenze di regolazione, vigilanza e tutela degli utenti nei servizi postali, interessa gli uffici postali di Santa Maria del Tempio e Roncaglia, in città, e, nei paesi, Brusaschetto, Cantavenna, Castel San Pietro, Scandeluzza, Accorneri (Viarigi), Monte Valenza, San Silvestro (Crescentino). Un piano sulla carta - assicura Poste Italiane - che turba però i residenti delle località interessate dalle soppressioni. Sono però sportelli effettivamente sotto i parametri di economicità e, per evitare i tagli, si sta pensando di raggiungere accordi con gli enti locali per trasformarli in centri multiservizi. I sindacati del settore annunciano battaglia e l’ANCI (l’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia), ha ribadito l’esigenza che ogni chiusura o razionalizzazione avvenga in collaborazione con gli enti interessati e non in maniera unilaterale. Sul piano di tagli che Poste Italiane avrebbe intenzione di mettere in atto, già presentato ad Agcom, è stato presentato in Regione un ordine del giorno urgente. Il documento chiede un’azione decisa da parte della Giunta, presso il Governo e l’Agcom, perché venga rivisto questo piano di tagli in modo da salvaguardare gli uffici postali dei piccoli paesi e delle aree svantaggiate, i quali da sempre rappresentano un punto di riferimento e un presidio per tutta la popolazione. Il piano di Poste Italiane prevede la chiusura o la riconversione per 1158 uffici in tutto il Paese. La lista prevede 62 uffici postali a rischio di chiusura in Piemonte dei quali 3 in provincia di Vercelli. Il fatto assurdo è che gli uffici a rischio non si trovano nei grandi centri urbani, dove potrebbero agevolmente essere sostituiti da altri, ma in piccoli comuni, magari in montagna o nelle valli, dove sono un punto di riferimento irrinunciabile di chi vive in quelle zone. Dicono in Regione: «Pensiamo agli anziani che vanno ancora a ritirare la pensione, a chi con la posta ha da sempre un rapporto personale. Si tratta di una situazione inaccettabile». Residenti sul piede di guerra La gente chiede che la Regione si attivi presso il Governo e l’Agcom affinchè il piano di dimissioni degli uffici postali venga rivisto, tutelando i presidi nelle zone più disagiate. «Tanto più che Poste Italiane - dice la gente - ha avallato l’aumento secco del 18% del costo del bollettino, passato da 1,10 a 1,30 euro, garantendosi così un introito aggiuntivo di diverse decine di milioni l’anno. Una sorta di nuova tassa che i cittadini, tutti, si trovano a pagare loro malgrado. E grazie al decreto Salva Italia la stessa Poste Italiane ha già visto aumentare di molto i propri correntisti visto che, dal primo luglio, le pensioni superiori a 1000 euro non possono più essere ritirate in contanti, avendo ulteriori significativi guadagni. Sommare a queste azioni anche la chiusura degli uffici appare davvero troppo. Noi non siamo contro la privatizzazione, ma qui come al solito a pagare sono solo e sempre i cittadini e le classi più deboli». Si attendono ora sviluppi definitivi sulla vicenda anche se, secondo le ultime indiscrezioni, le speranze di salvare i piccoli uffici sono piuttosto flebili.

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Federico Nardi

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