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Riscopriamo il dono: incontro con Roberto Repole in Seminario

Riprendono, mercoledì 12 febbraio, alle ore 21, le iniziative di “Cantiere speranza” per il nuovo anno che vedrà come ospite il professor don Roberto Repole, presidente dell’Associazione teologica italiana. Ad intervistarlo, nella sala Carlo Cavalla del Seminario Diocesano, in veste di giornalista, ma anche come animatrice di una serie innumerevole di iniziative di filantropia e volontariato la giornalista Silvana Mossano. Al centro della serata la ripresa di interesse, in tutti gli ambiti, da quello filosofico-teologico a quello economico, del tema della “gratuità”. Spiegano gli organizzatori: «Dopo la sbornia economicista degli anni scorsi la crisi ha costretto tutti a ritornare ai talenti immateriali della società, costituiti da quegli uomini e da quelle donne capaci di donare e di spingere la collettività a comportamenti aperti alla speranza e a una visione meno opaca dei rapporti sociali. Siamo “fatti per donare” ha scritto Repole in un suo bel libro, per nulla prevedibile e scontato, uscito nei mesi scorsi presso una casa editrice laica: la Rosemberg & Sellier di Torino che ha già tirato diverse edizioni». Non possiamo, però, pensare, sostiene Repole, «che la logica del dono e della fiducia nell’altro, come ha sottolineato Papa Francesco nel suo messaggio al “World economic forum” a Davos, riguardi solo una parte periferica del dibattito sociale, quasi come se si trattasse una sorta di filantropia compassionevole. Le società nella loro componente economica e politica primaria devono convincersi che, a tenere insieme i popoli, devono tornare ad essere le virtù sociali. Tra queste in modo emerito quella virtù economica ispirata all’ Umanesimo, che recentemente il ricordo di Adriano Olivetti ha svelato essere una delle caratteristiche di quella parte più avanzata delle classi dirigenti italiane del dopoguerra e che oggi deve essere insegnato e fatto conoscere ai nostri giovani». Anche Casale, «che ha avuto e ancora possiede grandi mecenati, grandi imprenditori e filantropi e tanti uomini e donne di carità sociale, deve riscoprire il dono come motore della ripresa della sua economia e del senso del vivere sociale. Non possiamo farci egemonizzare dal pessimismo e dalla metafora del tramonto. Con questo nuovo “stile” ispirato all’umiltà ed al sapere sapienziale di Papa Francesco, tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà devono andare nel mondo con coraggio e speranza. Ma tutto ciò richiede pensiero critico e riflessione perché il dono è solo all’apparenza qualcosa di semplice. Donare ha a che fare con la giustizia e la reciprocità». Il libro “Il dono” a cui è ispirata la conversazione di mercoledì 12 febbraio è stato presentato lo scorso anno a Torino al Salone del Libro con una grande successo di pubblico e di critica. «È sembrato a molti commentatori, anche di parte laica, come un forte impulso a ripensare l’uomo ed il suo destino e la dimensione metafisica primaria dell’umano e del cristianesimo: “visto che – scrive Repole – lo Spirito Santo in una certa tradizione cristiana è definito semplicemente come il dono”».

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Barbara Marini

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