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Casale espone la bandiera tibetana e si schiera a fianco dei monaci nella lotta per la democrazia e i diritti umani

Un milione e mezzo di vittime su una popolazione di sei milioni di persone, un genocidio su cui pesa il silenzio imposto dalla Cina, che mette il bavaglio all'Occidente grazie al proprio peso economico. È questo il quadro tracciato venerdì scorso durante la cerimonia per l'esposizione della bandiera tibetana a cui hanno partecipato il Lama Ghesce Lodoe Ghyatzo e Pempa Tsering, profugo tibetano impegnato nella difesa dei diritti del suo popolo. La denuncia è venuta dall'onorevole Bruno Mellano, Rosa nel Pugno, e dal professor Giovanni Ribaldone, fondatore dell'associazione Italia-Tibet. «I politici – ha detto quest'ultimo - fanno a gara per scappare ed evitare di incontrare il Dalai Lama a causa degli interessi economici colossali che sussistono con la Cina, e pertanto sono proprio i Comuni con cerimonie come queste che colmano il vuoto della politica: se il Tibet non è dimenticato – ha aggiunto Ribaldone - è per merito dei Comuni, che costituiscono il fattore principale di integrazione per le persone che vengono in Italia. Questa è una piccola iniziativa che ha un grandissimo peso e costituisce un grande esempio». Anche l'on. Bruno Mellano ha sottolineato l'assenza del Governo, condizionato dalle pressioni della Cina: «Un genocidio in corso da 50 anni a cui la popolazione tibetana ha reagito con la non violenza». Una rivolta pacifica che però rischia di essere vanificata proprio dal silenzio e dall'indifferenza globale. Mellano ha ricordato la visita del Dalai Lama in Consiglio regionale, il ruolo svolto da Marco Botta, l'interesse dimostrato in passato da Emma Bonino, Giovanna Melandri e Gianni Vernetti, un ruolo chiaro, ha detto, svolto dal Piemonte. Mellano ha poi sottolineato che la bandiera tibetana, che venerdì è stata esposta nella sala dei consiglieri comunali a Casale, è vietata in Tibet e in Cina, così come l'immagine del Dalai Lama, e che la pena per chi trasgredisce tale divieto è addirittura il carcere. «L'impegno a ricordare che noi siamo amici del Tibet è già sufficientemente aggressivo per la Cina», ha aggiunto Mellano. La bandiera tibetana, aveva annunciato precedentemente Mariuccia Merlo, presidente del Consiglio comunale di Casale, «resterà esposta in sala consiglieri fino alla piena autonomia del Tibet. Un gesto che vuole essere un incoraggiamento a continuare nell'opera di sensibilizzazione nei Paesi democratici, affinché la libertà diventi un bene comune a tutti i popoli». Anche il vicensindaco Gianni Crisafulli ha sottolineato lo «spregio del governo cinese dei diritti umani» e ha parlato per il Tibet di «condizioni di vita inaccettabili», così come di una «presa di posizione dell'Occidente non sempre sufficientemente ferma e coerente», definendo l'esposizione della bandiera «un atto semplice che è un segno di rispetto per la lotta silenziosa dei tibetani». Beppe Filiberti, Lega Nord, ha infine espresso condanna per la Cina e appoggio ai profughi e ha consegnato una mozione che impegna a boicottare le olimpiadi di Pechino. Parole apprezzate dal Lama Ghesce Lodoe Ghyatzo che ha chiesto una volta di più un sostegno forte per la popolazione tibetana e i loro «diritti calpestati» ma anche un aiuto concreto per regolarizzare i circa duecento tibetani presenti in Italia. Il Lama ha espresso anche parole di apprezzamento per «la generosità degli italiani» ricordando che anche quando in passato era in monastero in India gran parte degli aiuti umanitari giungevano dal nostro Paese. «Non abbiamo niente da offrirvi: preghiamo per la vostra salute, la vostra attività, la vostra vita e vi invitiamo fin d'ora, quando il Tibet sarà finalmente libero, a venire tutti nel nostro Paese per festeggiare insieme». (Nella foto la cerimonia a palazzo San Giorgio con il Lama)

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Barbara Marini

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