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Gianduja, Testafina e l'acqua miracolosa per la figlia del Re!

Torna domenica a Casale il «Gran Teatro dei Burattini» della famiglia Niemen assente dagli Anni Ottanta ma che portava in suoi spettacoli in città fin dagli Anni Sessanta. Burattinai da generazioni, i Niemen hanno ricevuto 5 premi nazionali, 2 internazionali e numerosi riconoscimenti come più antica compagnia piemontese. Gli spettacoli, il primo alle 15 il secondo alle 17 (ingresso 8 euro ridotto 6), si terranno domenica 2 dicembre all’Auditorium S. Filippo e sono patrocinati dalla Città di Casale e dal Circuito teatrale del Piemonte. Abbiamo intervistato il burattinaio Eliseo Niemen, erede di una lunga tradizione di famiglia. Signor Niemen, ma com’è fare il burattinaio di questi tempi? Durissima... Come vanno gli spettacoli? Si sta un po’ riscoprendo il genere… Sì, ma la difficoltà è la programmazione, siamo molto legati alla disponibilità dei saloni e così siamo costretti a spostarci di continuo, mentre funzionerebbe meglio sul lungo periodo… come si faceva un tempo. Per lei è una professione esclusiva? Certo, anche se io a dire il vero non lo dovevo mica fare… il burattinaio. Ma va’... e com’è andata allora? Facevo l’ambulante e mi piaceva pure… Poi ho fatto lo sbaglio di farmi prestare da uno zio un teatro per un mese… Ah, anche suo zio era burattinaio! Sicuro… Mio padre aveva sei fratelli ed erano tutti burattinai. E aveva sposato una cugina che era figlia di marionettisti... Ci diceva dello zio... del teatrino... Lo zio vedeva forse più lontano di me… “Non te lo presto - mi disse - è tuo… E se poi non lo usi allora me lo restituisci”... Era il 1985 e non ho mai più smesso! Insomma era scritto nel suo destino… Senta a casale ci siete già stati? L’ultimo spettacolo lo fece mio fratello negli Ottanta, ma negli anni ’60.’70 i Niemen si fermavano per lunghi periodi con il loro teatro in Piazza Castello. Nelle loro tappe mio padre e miei zii si fermavano con le loro carovane nel cortile di «dal ‘Renso al marmurin» che - ricordo - abitava in un cortile a fianco della vecchia caserma dei pompieri e aveva una famiglia numerosa. All’epoca si facevano anche quaranta giorni per piazza, cambiando spettacolo tutte le sere… E lei dov’era allora? Io allora ero un bimbo di 8-10 anni che giocava in baracca con i burattini al posto dei giocattoli. Noi figli si nasceva in luoghi diversi a seconda delle tappe del teatro e mio fratello Armando - mancato tragicamente a soli 42 anni - era nato proprio a Casale nel 1949 quando il “Teatro Gianduja” era in piazza Castello. Be’, comunque anche adesso si può dire che continui a giocare coi burattini… Quanti ne ha? Centocinquanta, che partono da fine Ottocento e arrivano agli anni Sessanta… I più antichi hanno gli occhi in vetro e sotto le luci è una cosa che si nota! È stato lavoro paziente di raccolta e di conservazione di un prezioso patrimonio artistico e culturale. Avete fattolo stesso anche per i copioni? Certamente, io ho molti manoscritti, anche dei primi anni del Novecento. Sono cose di cui parlo nell’intervallo dello spettacolo. Senta ma che hanno in repertorio i suoi burattini? Un repertorio quasi invariato da più di 150 anni, quello di Gianduja, lo stesso che vedevano i nostri nonni e i nostri genitori. Vorremmo far conoscere ai bimbi di oggi quello che vedevano i loro nonni alla loro età... e far tornare bambini i nonni di oggi... Vabbè ma che fa di particolare questo Gianduja? Gianduja risolve i suoi problemi in modo semplice e schietto....il grosso bastone va bene per picchiare il diavolo...ma anche come “anestesia” per la principessina ammalata! Ci dica qualche battuta... Be’... capita di sentire esclamazioni che non si usano più… tipo «Tabalöri.. Santa Magnesia Pürgativa...». «Santa Pulenta pin-na ‘d gurgunsola bèla màrsa...». E quando a Gianduja viene intimato il classico «Chi va là!» la risposta immediata è una sola: «La cavaleria dal Munfrà». Che spettacolo porta in scena domenica? Una fiaba: «L’acqua miracolosa». Fiaba pura con una principessa stregata e un’acqua «miracolosa», unico rimedio per guarirla. Solo che sta nel castello dei fantasmi: riusciranno Gianduja e Testafina a prenderla per guarire la figlia del Re? Senta, signor Niemen, dobbiamo salutarci... che direbbe Gianduja ai nostri lettori? «Ciàreja ciàreja.... chi pìa na purga staseira duman matina jà la diareia...

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Laura Mellina

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