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Coronavirus

Stabilizzate le situazioni nelle RSA monferrine

Con i direttori delle strutture analizziamo l'evoluzione dell'emergenza alla San Candido di Murisengo e alla San Domenico

Si sono stabilizzate le condizioni degli ospiti presso le Rsa in cui, tra le prime, lo scorso mese di marzo erano state registrate difficoltà, ovvero la presenza di pazienti sintomatici e i primi decessi, alcuni dei quali positivi al Covid-19.

In Valcerrina, il primo caso noto risale al 13 marzo con la dipartita di un sacerdote 89enne, giunto al Santo Spirito l’8 marzo e proveniente dalla Rsa di San Candido di Murisengo. Nel giro di pochi giorni, anche alla Amione di Cicengo di Odalengo Grande si registravano i primi casi, così come alla San Domenico di Casale Monferrato.

Solo in queste ultime settimane le Rsa, tutte, sono giunte sotto i riflettori e, contestualmente, sono partiti i primi esposti alle Procure (tra cui quelli del sindacato Fiadel). Tuttavia, occorre ricordare che ci sono situazioni e situazioni, Rsa e Rsa. In molti casi, le richieste di aiuto, di dispositivi, di interventi, di coordinamento e di protocolli puntuali, erano state tempestive e inascoltate così come, più volte, scritto anche sulle pagine di questo giornale. 

Già all’inizio di marzo alcuni direttori di struttura lamentavano di essere stati lasciati soli e, ancora, i primi di aprile scrivevano: “ospiti e malati delle Rsa sono considerati cittadini di serie B. A nulla sono valse le nostre segnalazioni e grida di aiuto lanciate da oltre un mese. Nessuno risponde alle nostre email, pec e telefonate; neppure alle richieste di trasporto in ospedale dei malati più gravi.  Gli unici a risponderci, sono stati i Comuni anche loro, con tutte le difficoltà del caso”.  

All’inizio dell’emergenza, i DPI scarseggiavano e, come in molti ricorderanno, era diventato praticamente impossibile reperirli in ogni dove. Quelli forniti dalle Unità di Crisi erano destinati agli ospedali. Già allora i direttori chiedevano: DPI, tamponi, personale oss e infermieristico in sostituzione dei collegi assenti per malattia, medici e infermieri in visita nelle Rsa, informazioni su come trattare le dimissioni ospedaliere e aggiungevano, “da soli non ce la possiamo fare. La qualità della vita dei nostri ospiti, anche quelli asintomatici, è peggiorata: soffrono crisi di solitudine, da settimane non vedono i loro cari, non possono più seguire le attività fisioterapiche e i programmi di animazione, pranzano in solitudine e, in solitudine, restano tutta la giornata. Solo oss e infermieri, tra una corsa e l’altra, riescono a garantirgli un minimo di calore umano, ma sempre e comunque dietro a tute, maschere e guanti….. Le Rsa non sono qualcosa di distaccato dal mondo intero e neppure dalla Sanità. Non sono lazzaretti. Sono grandi famiglie, dove vivono i nostri anziani a cui va tutta la nostra attenzione e cura. I nostri malati non possono essere appellati come “anziani” o “terminali” senza neppure esserlo, e lasciati privi di cure e assistenza adeguata. Non si può restare indifferenti davanti a tutto questo. Non si può non avere una coscienza, che muova l’urgente applicazione delle misure. Purtroppo, il più non sarà recuperabile ma, anche una sola vita in più, va salvata senza se, senza ma e senza attendere ancora”. Insomma, le Rsa non si erano “svegliate tardi”.

Dopo giorni e giorni di difficoltà e “solitudine”, le prime forniture di mascherine chirurgiche erano poi arrivate la terza settimana di marzo grazie alla Protezione Civile di Casale Monferrato e ai Comuni. Gli Usca erano stati attivati tra fine marzo e i primi di aprile, quando i decessi si contavano già a decine. I tamponi a tappeto, erano partiti tra l’8 e il 12 di aprile (risultati dal 20 aprile e, in alcuni casi, incompleti). Attualmente, sono ancora numerosi i positivi in attesa del secondo tampone. A metà aprile erano altresì partiti i sopralluoghi della Vigilanza, per verificare le misure e piani d’azione, suddivisione dei reparti e sicurezza di ospiti e lavoratori. Sempre a metà aprile, erano stati avviati i tamponi drive-in clinics per i dipendenti delle Rsa assenti per malattia. La “macchina” era così partita, certamente con sforzi e difficoltà ma, evidentemente, anche con qualche settimana di ritardo rispetto agli appelli. 

Alla San Domenico di Casale Monferrato, i decessi, complessivamente, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, sono stati 12 (l’ultimo risale al 10 aprile scorso). Dal 1° gennaio al 24 aprile 2020, complessivamente sono stati registrati 15 decessi (di cui 2 Covid in ospedale e 2 non tamponati in struttura), contro i 3 rilevati nello stesso periodo del 2019. “Attualmente la situazione è stabile e, da Pasqua, i nostri ospiti stanno bene” fa sapere la direttrice Cinzia Poggio. I tamponi a tappeto sono stati effettuati il 12 di aprile sia agli ospiti sia ai dipendenti, anche a quelli in malattia (non febbricitanti). Su 21 ospiti, 9 sono risultati positivi; su 22 dipendenti, 3 i positivi i quali, per altro, erano già a casa in malattia, mentre altri due sono ancora assenti in quanto in attesa del secondo tampone. “Gli ospiti risultati positivi al tampone lo scorso 12 aprile, stanno tutti bene” precisa la Poggio; “avevano avuto leggeri sintomi a fine marzo, ma per nessuno di loro era stato necessario l’ossigeno”.

I risultati dei tamponi sono giunti il 21 aprile ma, all’appello, manca ancora quello della direttrice la quale, tuttavia, come tutti, continua a indossare i DPI. Giovedì scorso si altresì è tenuto il sopralluogo dei medici della Vigilanza dell’Asl e non sono state riscontrate irregolarità. I degenti positivi sono collocati in specifica area e tutti gli ospiti sono sistemati in camere singole. A giorni è altresì atteso l’intervento dell’esercito per la sanificazione degli ambienti mentre, in tale attesa, tutte le aree sono state sanificate con candeggina. Per quanto riguarda l’approvvigionamento di DPI, “al momento le scorte sono sufficienti” precisa la direttrice; “abbiamo altresì ordinato e ricevuto le visiere”. L’intervento degli Usca, invece, non è più stato necessario, non essendoci ospiti malati. Quotidianamente, a rotazione, le famiglie riescono a parlare con i loro cari nella Rsa grazie alle video chiamate. “In alcuni casi, si tengono delle vere e proprie call conference video dove si uniscono anche i nipoti” apprezza la Poggio; “la gran parte dei nostri ospiti, pur essendo desideroso di rivedere i propri famigliari, comprende la situazione”