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"Ragazzi, attenti ai reati informatici": una conferenza al Balbo

Nell'aula magna dei Licei gli allievi di alcune classi dello scientifico hanno preso parte alla quinta conferenza organizzata nell'ambito del progetto "La coscienza e l'enigma dello specchio oscuro". Aperto dal preside Gianni Abbate, che ha espresso le proprie preoccupazioni per l'uso improprio del cellulare nei locali scolastici, l'incontro è proseguito con la presentazione dell'avv. Tiziana Rota, ex allieva del liceo classico ed esperta di informatica, che ha intrattenuto i giovani sul tema scottante dei reati informatici. Dopo aver chiarito alcune caratteristiche dei sistemi informatici e la grande utilità del progresso tecnologico in ogni settore della società, il relatore si è soffermato sulle implicazioni di natura giuridica. Fare parte di una società comporta l'accettazione delle regole e nell'ordinamento giuridico italiano non mancano norme precise a tutela della persona. Del resto la Cassazione ha più volte ribadito il diritto all'integrità fisica e morale. Parlare di persone, di fatti personali, anche se si tratta di cose notorie, è reato. Talvolta i giovani e le loro famiglie non pensano alle conseguenze, sebbene l'art. 595 del codice penale tuteli le immagini delle persone che devono dare il consenso, pena l'irrogazione di pesanti sanzioni pecuniarie che possono arrivare fino a 250 mila euro. Non sempre si è coscienti che quando si usa un mezzo di comunicazione, anche personale, si può commettere un reato i cui effetti sono potenziati dalla rete. Spostando la discussione sul piano educativo, Tiziana Rota ha sottolineato come il rispetto di sé possa nascere solo dal rispetto degli altri. Non si può essere censori del prossimo, se prima non si è censori di se stessi. La scuola deve svolgere il proprio compito di insegnamento, ma è anche tenuta per delega dei genitori a tutelare il diritto all'immagine e alla riservatezza di tutti, deve valutare con serenità e severità, deve stabilire sanzioni per rispettare il diritto alla libertà personale, può anche costituirsi parte civile nella richiesta di danni per l'immagine della scuola stessa. Del resto, ha concluso l'avv. Rota, non è il caso di macchiarsi la fedina penale per i reati commessi, e neppure di esporsi in prima persona o di esporre le famiglie a gravi conseguenze di natura penale ed economica. Per ora, ha aggiunto il Preside, la scelta è stata quella di usare mezzi educativi, di dare una lezione di stile e una risposta civile a comportamenti incivili. Resta la speranza di non dover ritornare sull'argomento.

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Barbara Marini

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