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Il Comune di Trino attacca Sogin sulla disattivazione della centrale “Enrico Fermi”

Nell’ultimo Consiglio comunale la Giunta ha votato un ordine del giorno sull’istanza di autorizzazione alla disattivazione accelerata della centrale “Enrico Fermi”. Su questo argomento abbiamo raccolto i commenti degli assessori interessati, ovvero Massimo Negri, all’Ambiente e Mario Burrone, all’Urbanistica. «Abbiamo ritenuto fosse nostro dovere e compito in qualità di amministratori di porre un punto fermo senza neanche partecipare alla riunione che peraltro era solo il modo per consegnarci un dischetto che conteneva il progetto di smantellamento della centrale “Fermi” e la relazione di Ispra sullo stesso – spiega Negri - con la richiesta di un parere da parte del Comune sull’autorizzazione del progetto di smantellamento della centrale, innanzi tutto perchè ci veniva sottoposto un documento che ha avuto un iter realizzativo prima da parte di Sogin e poi da parte di Ispra della durata di quasi 10 anni, e a noi senza avere avuto modo di esaminarlo precedentemente veniva richiesto di dare un parere entro 15 giorni. Stiamo parlando di due documenti tecnici specifici su una materia complessa che contano più di 1.100 pagine. Ma l’ aspetto più importante è senza dubbio da parte del Comune la sicurezza della cittadinanza e l’obbligo di informazione alla stessa che competenza specifica  del Comune. Ai fini della tutela della popolazione e quindi da un punto di vista della sicurezza un piano del genere deve integrarsi con il piano comunale di protezione civile che è per altro in fase di riscrittura». Quali sono i provvedimenti presi con questa delibera? «Con questa delibera abbiamo voluto esprimere un disappunto riguardo all’atteggiamento di Sogin che non è mai venuta a presentare alla giunta il contenuto di questo piano – aggiunge Burrone - e abbiamo specificatamente richiesto a Sogin che venga a presentare alla Giunta nella sua interezza il piano e che questo venga fatto al più presto e in maniera più che esaustiva, peraltro ci siamo anche messi in contatto con gli altri enti  provincia regione arpa e ministeri oltre che ai comuni limitrofi a cui viene richiesto il parere,e che hanno concordato con noi che era improponibile chiedere di esprimersi in tempi così brevi. Abbiamo voluto sottolineare che se almeno avessimo avuto la possibilità di avere a disposizione i fondi destinati ai siti sede di impianti nucleari (fondi Scanzano), avremmo potuto incaricare per conto dell’amministrazione esperti o docenti universitari in materia, non avendo all’interno del nostro ente professionalità specifiche». Cosa chiedete a Sogin? «Abbiamo richiesto a Sogin di fare inoltre conoscere all’amministrazione comunale quale sia la destinazione occupazionale delle maestranze attualmente in servizio presso la centrale di Trino, e quali siano gli eventuali progetti di utilizzo degli stessi nell’ambito del territorio comunale». Quanto è importante questo argomento? «Abbiamo sottolineato che non verrà concessa nessuna autorizzazione, concessione, visto il parere o nulla osta di competenza comunale relativo al programma di disattivazione fino a quando quanto da noi richiesto non sarà fatto e concordato con noi» concludono i due assessori. «Crediamo che oggi sia un argomento tornato proprio in questi giorni più che d’attualità, e perchè quando si parla di sicurezza del territorio, e delle popolazioni, il ruolo di Amministratori responsabili non può che essere  di affrontare questi temi di assoluta importanza con la necessaria e dovuto serietà e fermezza». Intanto brutte notizie arrivano dall’ultima riunione del Cipe sul tema delle compensazioni per i Comuni sedi di virtù nucleari. La discussione per la seconda volta è stata rinviata e adesso i Comuni interessati, tra cui anche Trino e Saluggia, sono intenzionati più che mai a portare la vicenda in tribunale: «È molto grave che il governo si astenga dal consegnare ai cittadini i soldi necessari per smantellare le centrali nucleari – spiega il sindaco Marco Felisati – è lo ancora più grave se si pensa che questo atteggiamento si trascina dal 2009». Il debito complessivo ammonta a circa 30 milioni di euro, per Comuni e Province sedi di impianti nucleari. E per quanto riguarda i viaggi del nucleare, un sit-in di protesta delle associazioni ambientaliste si è tenuto domenica sera a Vercelli.

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Federico Nardi

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