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Coronavirus

I sindaci monferrini scrivono alla Regione chiedendo più tamponi

Gli amministratori di 10 comuni monferrini: "tagliar fuori dal momento decisionale e/o valutativo chi conosce fin nel dettaglio il frammentato territorio piemontese non ha sicuramente aiutato all'individuazione dei focolai"

I primi cittadini dei territorio monferrino scrivono alla Giunta regionale chiedendo più sicurezza e più tamponi, nonchè un maggior coinvolgimento.

Firmatari della missiva sono Giuseppe Pavese, sindaco di Giarole, Andrea Bortoloni (Pecettto), Angelo Ferro (Villadeati), Domenico Priora (Gabiano), Enrico Beccaria (San Salvatore), Paolo Lavagno (Ponzano), Claudio Scagliotti (Camagna), Emanuele Demaria (Conzano), Cesare Chiesa (Rosignano), Maurizio Deevasis (Cella Monte). Insieme a loro i capigruppo di minoranza di Casale Monferrato (Luca Gioanola), Villanova (Marcello Coppi), San Giorgio Monferrato (Teresa Zaccone) e di Vignale (Massimo Virato).

Ecco il testo della lettera: "Come Amministratori locali di un Territorio periferico e costellato di numerosi piccoli centri - quale e' il Monferrato Casalese  - ci sentiamo in dovere, a nome anche di molti altri Colleghi Sindaci, di far pervenire il diffuso sentimento che pervade le nostre Comunità, fortemente e dolorosamente colpite dalla pandemia che in soli due mesi ha profondamente inciso sul tessuto sociale ed umano locale.

Molti, troppi, sono stati i morti; molte, troppe, le persone colpite dal virus : non possiamo che esprimere immensa gratitutine nei confronti dei Medici di famiglia e del Personale ospedaliero nel suo insieme, che con vero spirito di sacrificio e senza risparmio si sono prodigati in queste complicate settimane di pandemia.
Tuttavia, non possiano non annotare il dispiegarsi di problematiche, talune assai gravi e diffuse, che a fatica si cerca ora di sanare e superare; nè potrebbe essere altrimenti se vogliamo, tutti insieme, dare finalmente avvio alla "fase II" di questo faticoso processo di rinascita.
Segnalare da parte nostra, ancora una volta, le cose che non hanno funzionato non va inteso come esercizio di "vis polemica" (pur utile se coerentemente poste ed intelligentemente accolte) ma piuttosto come atto dovuto nei confronti della Cittadinanza che a noi in primis pone domande e si affida e che a noi richiede ragionevoli certezze.

Ecco, dunque, la necessità di segnalare a chi ha l'autorità e la responsabilità della gestione dell'emergenza sanitaria, la carenza ancora marcata di tamponi da effettuarsi nei riguardi delle persone malate e quindi potenziali portatori del virus per i famigliari, così come le altre persone a loro vicine. La conseguenza della carenza di tamponi, è una mancanza di obbligo di quarantena per i congiunti, potenziali vettori della prosecuzione della catena dei contagi, oltre che in molte occasioni l'improvviso aggravarsi del malato con conseguenze sovente drammatiche.
Inoltre, si lamenta da più parti il pervenimento tardivo, cioè a ridosso della scadenza del termine di quattordici giorni, delle notifiche dei soggetti collocati in quarantena in quanto contatti stretti di soggetti contagiati, di cui alla nota circolare ministero salute n 6360 del 27.02.2020. Tali circostanze non consentono, l’efficacia dell’azione di contenimento dei contagi nella situazione attuale, in cui rallentare é la parola d’ordine.
Per rallentare occorrerebbe conoscere le occasioni di contatto di un contagiato in un determinato intervallo temporale, ed ancora prima occorrebbe individuare i contagiati, anche se manifestano sintomatologia non pesante (cosiddetti paucisintomatici): accorgimenti che - sovente - sono stati del tutto trascurati da chi di competenza, lasciando scoperti e grevi di conseguenze spazi di possibile contagio.
Ancora, una primaria attenzione andava per tempo rivolta alle strutture per gli Anziani, quali le RSA, lasciate troppo a lungo prive di un necessario coordiamento centrale che potesse fare da argine al dilagare in quei luoghi, non difficile da prevedere, del virus; cosi' come ora la Cittadinanza attende una indilazionabile, capillare, mappatura dei contagi e delle persone immuni e guarite anche attraverso analisi sierologiche.

Cosa ci insegna questo periodo tormentato e difficile? Che non si può prescindere da una Sanità pubblica, forte e riconosciuta, che svolga il suo servizio verso le Comunità ed i Territori dotata di mezzi e di personale adeguati; che parimenti al suo fianco occorre la presenza di un apparato amministativo, organizzato e pronto a far fronte a possibili future emergenzialità, privo delle incertezze che abbiamo vissuto nelle settimane scorse.
Non da ultimo, riteniamo indispensabile un maggior coinvolgimento del sistema della Autonomie locali: tagliar fuori dal momento decisionale e/o valutativo chi - come i Sindaci - conosce fin nel dettaglio il frammentato territorio piemontese, non ha sicuramente aiutato all'individuazione ed alla mappatura, certe ed immediate, dei focolai e delle situazioni di diffusione del contagio.

Si puo' indubbiamente ancora rimediare a talune delle problematicità sopra solamente accennate, e la "fase due" può essere occasione di riscatto e rinascita per le nostre Comunità : lo dobbiamo innanzi tutto per rispetto verso chi non ce l'ha fatta."


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Barbara Corino

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