Un libro su Giuseppe Ferrando, il Don Bosco della Valcerrina
di Luigi Angelino e Dionigi Roggero
«Eccomi pronto a qualunque sacrificio per voi. Per tutti, senza distinzione di frazione e di partito, sarò l’umile servitore. Mi piace dirvi che fui sempre povero, ho conosciuto la miseria, il lavoro estenuante dei campi; vedrete attorno a me la semplicità del soldato che lascia tutti i suoi comodi per il bene della comunità. Condivido fin d’ora le sofferenze, le pene, le privazioni, la povertà che come croce pesante affanna parecchi di voi; voglio essere il buon cireneo che vi aiuterà a portare questa Croce».
Queste le prime e illuminanti parole espresse dal giovane parroco don Giuseppe Ferrando nel giorno del suo ingresso a Cerrina, raccolte da Chiara Cane nel libro intitolato “Il don Bosco della Valcerrina. Sei anni di Cerrina. L’altra cronaca che si fa storia dal 2005 al 2010”, appena pubblicato dalla Re.Be.L. srl di Torino con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e del comune di Cerrina. Era il 16 giugno del 1949, il giorno del Corpus Domini, quando il sindaco Giuseppe Cane accoglieva il nuovo prevosto nella chiesetta di San Sebastiano alla presenza di un mare di gente. Salutati i parrocchiani di Moncalvo con un distacco molto commovente, come annota nel “Liber Chronicus”, il trentunenne don Giuseppe sale sull’auto con le autorità diretto a Cerrina. «L’autocolonna si avvia alle 16,30: 4 corriere, tre camion e parecchie macchine solo da Moncalvo + camion da Montemagno e corriere da Conzano. Durante il percorso pioviggina... Arrivo alle 17,30. Parlano i sindaci di Cerrina e Conzano… Saluto di don Simonetti (il viceparroco, ndr) alla porta della Chiesa. Sono presenti tutti i miei compagni di scuola, i sacerdoti di vicaria e molti altri. Parla don Bolla e poi, nella più grande calma e commozione, parlo io.
Benedizione solenne con il Te Deum. Ricevimento di tutta la popolazione: tantissime torte, paste e vini. Ci sono tutti i miei di Conzano; manca solo la mia mamma che è all’ospedale (per una frattura alla spina dorsale, ndr)». Nato a Conzano nel maggio 1918, entra nel seminario di Casale dove si forma il gruppo dei “magnifici sette” con gli affiatatissimi compagni di studi: don Evasio Miglietta, don Rino Mandrino, don Augusto Demartini, don Felice Gatti, don Giovanni Caprino e don Giuseppe Corgnati. Ordinato sacerdote il 24 aprile 1943, ebbe subito il primo incarico di viceparroco a Montemagno, poi viceparroco e vicario a Moncalvo dal 1946 al 1949, l’anno della nomina nella parrocchia dei Santi Celso e Nazario di Cerrina.
Cui si aggiunsero le parrocchie di Rosingo nel 1983, quella di Montaldo dal 1993 e di Montaldo, Montalero e Piancerreto dal 2002. Fu anche nominato economo spirituale di Morsingo nel 1959 e di Rosingo nel 1964. Nominato canonico onorario della Cattedrale nel febbraio 2003, don Ferrando è scomparso il 28 novembre 2008, quattro anni fa, alla Casa di Riposo Opera Pia Domenica Pozzi Bollo, di cui era stato consigliere di amministrazione. I numerosi incarichi pastorali non gli hanno precluso tante proficue e coraggiose iniziative nei più disparati settori del giornalismo (“La Buona Parola” e “La Grande Famiglia”), della radio (emittente “Radio Grande Famiglia”), del cinema (“Cinema Lux”), dell’editoria (con i volumi “Cerrina, cronaca che si fa storia”, “Civiltà contadina” e “Cari amici…”) della scuola (biblioteca parrocchiale, refezione scolastica e scuola di lavori femminili), della musica (corsi per la banda musicale), dello sport (complesso sportivo parrocchiale) e dell’assistenza sociale (patronato Acli).
I luoghi di don Ferrando
Siamo sabato 24, in una mattinata brumosa, a Cerrina davanti alla chiesa parrocchiale dove su un piccolo spiazzo un busto ricorda don Giuseppe Ferrando, un parroco che nel paese monferrino ha lasciato un forte segno.
Con noi il successore don Désiré Azogou (arrivato qui dal Togo) e Chiara Cane, biografa del sacerdote scomparso quattro anni fa.
Dice don Désiré: “Per me don Ferrando è stato un padre e un maestro, una guida sicura, fermo, ma con una tenerezza grande, lo sento ancora vibrare in me...”.
Per Chiara Cane i ricordi del volontariato alla casa di riposo e quelli di catechista.
Entriamo nella canonica con visita allo studio e alla piccola redazione da dove trasmetteva l’emittente Radio Grande Famiglia “con contatti in tutt’Europa fino alla Norvegia”, chiosa Chiara.
Poi in chiesa fino al battistero dove si conservano negli album le foto di tutti i battezzati (la nostra Chiara trova il suo, 1968).
Passiamo in sacrestia con il ricordo di tanti chierichetti, la nostra biografa ha l’idea di un piccolo Museo con le registrazioni e “l’immenso archivio fotografico del parroco”.
Trasferta a Case Bolli al Santuario dell’Addolorata, preceduto da un viale di Prunus, ogni pianta ricorda un bambino cerrinese.
“Era un luogo molto amato dal Parroco, veniva qui per pregare meditare, stare solo con se stesso, vedere il mare di colline”. DIcono i nostri anfitrioni. Forse gli sarebbe piaciuto averlo come ultima dimora ma poi è stato scelto il cimitero dove riposa accanto a papà Giovanni e mamma Olimpia.
La cerimonia di Cerrina
Domenica 25 novembre a Cerrina chiesa parrocchiale gremita in occasione della celebrazione del 4° anniversario dalla morte di don Giuseppe Ferrando.
La giornata è coincisa con la Festa del Volontariato e con la presentazione del volume “Don Giuseppe Ferrando, il don Bosco della Valcerrina. Cerrina 2005-2010, l’altra cronaca che si fa storia” di Chiara Cane. Una raccolta suddivisa in due sezioni: la prima che elenca sinteticamente e cronologicamente la vita e le opere del don con tanto di fotografie anche storiche e box che richiamano fatti e avvenimenti nel mondo in quegli anni. La seconda che raccoglie 6 anni di cronaca intercorsa tra il 2005 ed il 2010.
L’autrice ha ricordato familiari e amici oltre a quanti hanno sostenuto la pubblicazione, come la Fondazione CrAl per interessamento del consigliere Corrado Calvo, il sindaco Aldo Visca, ovvero il Comune di Cerrina e la Regione Piemonte rappresentata dal vice presidente della Giunta Regionale Ugo Cavallera. “Un grazie a don Ferrando - ha concluso Chiara Cane - protagonista non solamente del libro, ma anche di 60 anni di Cerrina. Commozione tra i famigliari, in particolare la sorella del parroco Rita Ferrando.