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Coronavirus

La «Cura inizia a casa»: partito il progetto per i pazienti Covid

Promosso dalla Fondazione Buzzi e dall'Istituto Mario Negri, il progetto prevede il monitoraggio dei pazienti positivi al Coronavirus a domicilio

È decollato con soddisfazione, lunedì scorso, il progetto pilota di monitoraggio domiciliare avanzato denominato “Pazienti Covid_19: la cura inizia a casa”, promosso dal Mario Negri di Bergamo, con il finanziamento della Fondazione Buzzi e il patrocinio della Città di Casale Monferrato.

L’attività, al momento garantita sul distretto di Casale, Trino, Cerrina e Moncalvo, verrà estesa anche all’area metropolitana di Torino. Ai pazienti presi in carico verranno effettuati test di saturazione a riposo e dopo uno sforzo fisico, oltre la prova della conta d’un fiato. In base ai diversi risultati, gli operatori sanitari impegnati nel progetto concorderanno, con il medico di base, l’eventuale ricovero o il proseguimento della terapia. Il protocollo punta sull’efficacia della tempestività d’intervento. 

I primi pazienti presi in carico dal team coordinato dalla fisioterapista Antonella Colmi, grazie alla collaborazione con l’Ordine dei Fisioterapisti, risiedono tra Casale, Ozzano e Vignale. L’età dei soggetti coinvolti, in prevalenza donne, è tra i 40 e i 70. Il gruppo, organizzato in team da due, è così composto: Colmi, Cristina Baracco, Federica Buzio, Giulia Fuscà, Arianna Imarisio, Alberto Mazzotta, Fabio Ricaldone e Cristina Scarrone con la collaborazione volontaristica di Celeste Capriglio per la funzione di segreteria. Il primo giorno, il team è uscito in affiancamento agli Usca.

“Il primo incontro, quello che riguarda la presa in carico del paziente, con la registrazione dei dati oltre che la visita, dura circa un’ora” spiega la Colmi; “ma è particolarmente utile per presentare adeguatamente il progetto e conoscere il paziente. Tutti, si sono dimostrati molto contenti e rassicurati nel poter contare su un monitoraggio costante. In molti casi, hanno manifestato il senso di abbandono e di solitudine di queste ultime settimane. Sono stati incontri certamente graditi e, talvolta, toccanti, anche per noi operatori. Indipendente dal risultato che questo importante progetto otterrà” conclude la Colmi, “sarà risultato indubbiamente utile e importante per aver portato un po’ di serenità nelle case”. Tra i primi pazienti presi in carico, solamente uno ha evidenziato parametri rientranti nei target di ospedalizzazione. 

Le procedure seguite dagli operatori sanitari sono rigorose: vestizione, con tutti i DPI, prima di entrare nelle abitazioni, finestre aperte e, terminata la visita, svestizione in sicurezza e smaltimento dei dispositivi a carico dei pazienti, che provvederanno a conferirli nella raccolta indifferenziata, dopo averli sigillati in un doppio sacco nero.

Il progetto, rivolto ai pazienti affetti da Covid-19 o sospetti, è altresì eleggibile a pazienti adulti sintomatici per patologia simil influenzale o per polmonite, mirato a contenere l’esposizione al rischio di dover ricevere trattamenti intensivi. Lo studio durerà 6 mesi e verrà effettuato su 400 pazienti circa, di cui 30/35 in linea riferiti all’Asl distretto di Casale Monferrato e, per differenza, afferenti all’area metropolitana di Torino. La procedura prevede che sia il Medico di Medicina Generale a richiedere l’inserimento del paziente da seguire tramite l’Usca. Nel Comitato Scientifico, oltre alla Colmi è presente anche Roberto Stura Direttore di Distretto Asl Alessandria-Valenza. Il progetto pilota potrà venir preso a campione nelle strutture Ra, Rsa e/o comunità, su ospiti idonei alla deambulazione.