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  • 05 maggio 2008
  • Casale Monferrato

O paghi o raddoppi: arrestato per usura «don Vincenzo»

Un pensionato è finito in carcere con l'accusa di usura per un giro di prestiti di denaro a interessi elevatissimi. Vincenzo Costa, 67 anni, residente a Casale in via Negri, è stato arrestato sabato mattina dai Carabinieri della sezione di p.g. della Procura in esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Rosanna La Rosa su richiesta del p.m. Alessio Marangelli, il magistrato che ha coordinato l'inchiesta. Dopo l'arresto Vincenzo Costa, vecchia conoscenza delle forze dell'ordine, è stato trasferito nel carcere di Vercelli. Le indagini erano partite nel 2005 dalla Guardia di Finanza di Alessandria per una serie di assegni ricettati. Il caso era poi passato agli uomini delle Fiamme Gialle di Casale che avevano eseguito tutta una serie di accertamenti bancari e acquisito materiale, inviando poi una dettagliata relazione alla Procura casalese. Con il trasferimento ad altro incarico del magistrato dirigente della Procura, il fascicolo nei mesi scorsi è finito sul tavolo del p.m. Marangelli il quale ha ripreso in mano il caso, affidando le indagini ai Carabinieri della sezione di p.g. del Tribunale che hanno effettuato tutta una serie di controlli incrociati e mirati, perquisizioni e acquisizione di documenti che hanno portato alla luce un giro di usura messo in atto ai danni di operai, pensionati e piccoli imprenditori. Quattro le persone finite nel mirino dei militari dell'Arma, che nel corso dell'indagine hanno sequestrato assegni, libri contabili, agende e anche «pizzini», sui quali erano stati annotati dati e cifre riferibili a presunte persone usurate. Sono emerse situazioni di soggetti che versavano in condizioni di disagio economico: gente comune che pur avendo un'occupazione fissa, non riusciva ad arrivare a fine mese con i soldi percepiti con lo stipendio o la pensione, oppure con il ricavato di una piccola attività artigianale o commerciale. Così si rivolgevano ad alcuni personaggi che prestavano denaro ad interessi elevatissimi. Qualcuno riusciva a sganciarsi, altri accumulavano debiti che con il passare dei mesi aumentavano fino ad assumere cifre consistenti, trovandosi a dover restituire somme fino a 20 mila euro per volta. In genere si partiva con un prestito di poche centinaia di euro, raramente qualche migliaio. Chi non riusciva a restituire i soldi in breve tempo in genere otteneva dilazioni di pagamento: ma al momento di presentare il conto le cifre da versare erano diventate astronomiche rispetto a quelle di partenza con interessi che in alcuni casi arrivavano al 150%. Almeno una decina i casi accertati di usura con altrettante persone che hanno confermato di avere ricevuto prestiti con interessi insostenibili; altrettanti quelli che non hanno avuto il coraggio di denunciare i loro «strozzini». Da sottolineare il caso di un debito contratto agli inizi degli anni '90 poi «ereditato» dal figlio del debitore alla morte del genitore. Dal materiale sequestrato risultano crediti concessi ancora con le vecchie lire. Tra gli indagati, sarebbero emerse prove solo a carico di Vincenzo Costa al punto da indurre il giudice a chiedere il provvedimento di custodia cautelare. Secondo gli investigatori i luoghi di contatto del pensionato con le persone da «finanziare» erano alcuni bar del Valentino, dove Costa in passato aveva gestito un'agenzia immobiliare. Modi cortesi, affabile, sempre pronto a offrire il caffè, il pensionato, che si faceva chiamare «don Vincenzo», ostentava mazzette di denaro, dicendosi disponibile a prestare denaro a chi ne avesse bisogno. L'indagine non è ancora conclusa e gli inquirenti invitano eventuali vittime dell'usura a farsi avanti: «Nessun timore a denunciare questi casi, garantiamo l'assoluto anonimato».

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Miryam Belfiore

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