Banda Tom: dopo 66 anni il ricordo non si affievolisce
Dopo 66 anni il ricordo non si affievolisce. Si è riaffacciato più forte e vibrante che mai nei tantissimi casalesi che, domenica mattina, tra la commozione generale hanno rievocato la Banda Tom, tutti stretti attorno al dolore mai sopito di Rosetta Santambrogio, sorella di uno dei tredici partigiani trucidati.
Tra le tante struggenti e significative immagini della cerimonia di commemorazione, a colpire il pubblico sono state le lacrime di Rosetta, l'emozione e il disperato accoramento nel raccontare gli avvenimenti del 15 gennaio 1945, quando i 13 della Banda Tom, dopo aver sfilato scalzi per la città innevata, vennero fucilati in Cittadella e i loro cadaveri sviliti e disumanamente privati della pietà di una sepoltura.
Chiamata a sorpresa sul palco del Teatro Municipale per ricevere il riconoscimento ufficiale da Comune e Comitato Unitario Antifascista, Rosetta Santambrogio ha iniziato il tragico racconto: "Ancora oggi continuo a rivedere il 15 gennaio. Quel giorno una staffetta partigiana informò me e mia madre della fucilazione. Senza pensare più a niente andai in Cittadella, accodata ad altre persone. Entrati, ci trovammo davanti degli sgherri fascisti ubriachi che non sapevano più nemmeno dove fossero. Ogni tanto qualcuno si alzava e sparava. Poi andai dove si trovava il corpo di mio fratello. Descrivere quello che ho visto è terribile".
Straziata e sgomenta, proprio come se stesse davvero rivivendo quei momenti, Rosetta aggiunge altri sconcertanti particolari: "Il giorno dopo andai nella sede delle brigate nere chiedendo che fosse restituito il corpo alla mia famiglia, ma mi risposero che era già tanto che non li avessero buttati a Po. Tempo dopo abbiamo riesumato i cadaveri, e per riconoscere mio fratello ne guardai 11. Quando lo trovai gli tagliai una ciocca di capelli che ancora oggi conservo".
Come ogni anno, a partecipare alla sentita cerimonia, tante autorità, associazioni e cittadini, che hanno assistito alla messa in Duomo, celebrata da don Eugenio Portalupi, prima di riunirsi nel corteo che si è mosso sulle note della banda musicale La Filarmonica di Occimiano, raggiungendo il Municipale. "Senza memoria non c'è futuro" è scritto sullo striscione fieramente ostentato dai ragazzi dell'associazione Voci della memoria. Tra i tanti partecipanti, più di 200, il sindaco Giorgio Demezzi in fascia tricolore, il presidente della Provincia, Paolo Filippi, il prefetto Paolo Castaldo, il questore Giovanni Scifo, il capitano dei Carabinieri, Fabio Falco, il dirigente del commissariato di Polizia, Furio Farina, il comandante della Municipale, Maurizio Prina, consiglieri comunali, associazioni, studenti.
"Quest'anno- ha affermato il sindaco nel suo intervento- voglio cercare un punto d'incontro tra il 150º anniversario dell'Unità d'Italia e l'eccidio della Banda Tom. Casale è una città che ha segnato la storia italiana con uomini accomunati dal proposito di contribuire alla formazione della coscienza nazionale di uno Stato unitario. Se oggi ci sforzassimo di scorporare la lotta partigiana di allora dai connotati che la politica moderna tende ad attribuirle, ritroveremmo nei suoi protagonisti gli stessi propositi che hanno contraddistinto i protagonisti del Risorgimento". Ma è servita davvero la lotta partigiana o sarebbero bastati gli alleati a liberare l'Italia?” Questa è la riflessione proposta da Annamaria Crosio, presidente delComitato Unitario Antifascista. " Gli angloamericani- ha spiegato- avevano bisogno dell'efficiente servizio di informazione dei partigiani e della guerriglia per indebolire le truppe tedesche. Coloro che sono stati torturati e uccisi furono e sono martiri patrioti". Sul rapporto tra partigiani e popolazione si è soffermato l'oratore ufficiale Pierfrancesco Manca, valenzano scrittore di saggi sulla Resistenza e collaboratore dell'Isral di Alessandria. "L'80% dei resistenti del Piemonte- ha sostenuto- combatté nei propri luoghi di origine, protetti e aiutati dalla comunità di appartenenza. Senza la collaborazione dei cittadini non sarebbero stati possibili 20 mesi di guerra partigiana. Proprio per non incrinare il rapporto con la popolazione la Banda Tom giustiziò delinquenti che si spacciavano per partigiani. Voglio ricordare Tom, non solo per la capacità di organizzare i suoi uomini, ma per la sua umanità. Sarebbe importante per Casale- ha proposto- un luogo di aggregazione e condivisione con elementi museali che ricordino e insegnino la storia dei caduti. La fucilazione della Banda Tom- ha proseguito- non è stata una vittoria del male sul bene; al contrario è grazie a episodi come questo che ora possiamo avere la democrazia". La celebrazione si è conclusa in Cittadella, dove il Sindaco, accompagnato dal Prefetto e nella solennità dell'Inno di Mameli suonato dalla banda, ha deposto la corona d'alloro sulla lapide dei 13 partigiani.
f.g.