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Nucleare di Trino e Saluggia: intervengono Cristina Bargero e Fabio Lavagno

Proseguiamo la nostra trattazione delle tematiche del nucleare a Trino e Saluggia (dove sono attualmente “temporaneamente” allocate oltre il 90% delle scorie presenti in Italia, in attesa che, finalmente, si arrivi alla definizione del Deposito Nazionale definitivo) e in particolare sul possibile raddoppio del deposito di Saluggia che sarebbe stato recentemente approvato dalla Regione Piemonte con una modifica al Piano Regolatore del Comune. In questo capitolo del nostro approfondimento ospitiamo le riflessioni di due parlamentari monferrini, entrambi del PD, Cristina Bargero e Fabio Lavagno. Bargero: istituzioni al lavoro per risolvere tutto al più presto «È giusto che gli ambientalisti esprimano le loro preoccupazioni su un tema sensibile come quello della salute dei cittadini – ci ha detto Cristina Bargero – ma tutte le istituzioni, dal Governo alla Regione, stanno lavorando affinché tutto si risolva al più presto». La sicurezza per la popolazione non dovrebbe essere un problema «date le recenti visite della Commissione Bicamerale guidata dall’onorevole Alessandro Bratti (di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati) ai siti di Saluggia, Trino e Bosco Marengo». Ora a Trino, con buona parte del materiale all’estero per il riprocessamento «Si è più avanti con lo smantellamento, seppur costruendo nuovi depositi per mantenere alti gli standard di sicurezza», mentre a Saluggia «gli ampliamenti consentiti dalla Regione riguardano il comparto biomedicale di Sorin che nulla ha a che vedere con Sogin (Società di stato incaricata del decommissioning del nucleare sul suolo nazionale) e gli unici problemi, piccole crepe sotto controllo, saranno risolti a breve» ha continuato la Bargero dopo aver interpellato lo stesso Bratti, uniformandosi alla tesi sostenuta dall’assessore regionale Valmaggia e contestata dal consigliere provinciale Paola Olivero, entrambi esponenti del PD, e da diversi ambientalisti. La tematica è seria ma dalla Bargero arriva la promessa del suo impegno: «La questione è certamente da tenere sotto controllo ed è una cosa che farò nella mia attività di parlamentare. Il Governo deve individuare al più presto il sito del Deposito Nazionale» nella speranza, aggiungiamo noi, che il nostro territorio, inadatto ad esserlo sotto troppi punti di vista, smetta di esserlo di fatto. Lavagno: non abbiamo più un minuto da perdere «Quello del nucleare è l’argomento sul quale credo di aver presentato il maggior numero di interrogazioni nella mia attività di parlamentare» ha esordito Fabio Lavagno. Secondo il deputato «ben venga la commissione Bratti che svolge un ottimo lavoro a livello nazionale ma, relativamente al nucleare, ha posto una nuova attenzione a problemi purtroppo vecchi di anni. Non è certo una novità che la maggior percentuale di radioattività sia presente in Piemonte o che Saluggia sia in prossimità di importanti corsi d’acqua». Occorre, quindi, muoversi al più presto. «Ai decennali ritardi non ne dobbiamo aggiungere di ulteriori, per questo è bene che il Governo  prenda in mano la situazione con la pubblicazione della CNAPI (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee) e la creazione dell’ISIN (Ispettorato Nazionale di Sicurezza Nazionale in tema Nucleare). Ora deve necessariamente partire l’identificazione vera e propria del Deposito Nazionale, non abbiamo più un minuto da perdere» ha rilanciato. Da non sottovalutare sono anche le scorie attualmente all’estero per il riprocessamento: dove andranno ad essere collocate al loro ritorno? «Senza contare che il deposito definitivo servirà anche per quanto si continua a produrre, ad esempio i rifiuti radiologici del campo medicale» ha aggiunto Lavagno. «È importante che si intervenga quanto prima anche sulla governance di Sogin e quest’ultima adempia a quanto prescritto. Le nuove costruzioni di depositi autorizzate, necessarie per alzare gli standard di sicurezza non sono certo un incentivo alla rapida scelta del Deposito Nazionale, per il quale sarà importante ed imprescindibile il ruolo delle Regioni, degli Enti Locali e di tutta la cittadinanza secondo il percorso di partecipazione e condivisione previsto. Il sito che si andrà ad individuare deve essere scelto garantendo la massima sicurezza possibile e in condizioni che il suo inserimento non deprima il territorio che lo dovrà ospitare» ha spiegato. Per quanto possa essere alzato lo standard di sicurezza, i depositi temporanei attuali, così vicini ai corsi d’acqua e alle falde dell’Acquedotto del Monferrato «sono per forza di cose meno sicuri e di più costosa gestione del futuro Deposito Nazionale definitivo» ha concluso Lavagno. Una battaglia contro il tempo, dunque, in attesa che venga adottata una scelta definitiva.

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Barbara Marini

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