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Contagi: l'appello dal mondo della scuola

«Ci vuole rispetto. Rispetto per i tanti morti, che anche il Monferrato casalese ha contato durante la pandemia. Rispetto per il pressante lavoro sostenuto incessantemente dai sanitari e per la difficoltà, ancora oggi, ad elaborare i drammatici scenari vissuti tra le corsie, in pronto soccorso e nei reparti di terapia intensiva. Ci vuole rispetto per i pesanti danni causati all’economia e per la disperazione di chi ha perso il lavoro o ha dovuto chiudere l’attività. Ci vuole rispetto per non tornare indietro e andare incontro ad un nuovo lockdown. Non possiamo tornare indietro. Dobbiamo creare alleanze e concertare azioni comuni, condivise e capillari».

Pensa così il mondo della scuola, di riflesso alla società più coscienziosa e responsabile, difronte all’evidenza di una rinnovata e concreta impennata della curva epidemiologica. Una consapevolezza che non vorrebbe tradursi in cronaca di una morte annunciata visto che, la Comunità Scientifica da mesi ripete, senza mai venir smentita: «Solo un vaccino fermerà il Covid; solo responsabilità e osservanza delle regole lo conterranno; solo un’azione di coerenza e capillarità potrà funzionare».

A livello nazionale, i numeri dei casi positivi sono in aumento e, parimenti, anche se, fortunatamente, ancora in forma contenuta, i ricoveri in terapia intensiva e i decessi. Basta guardarsi intorno, per apprendere che l’emergenza sanitaria riprendere a mietere vittime; basta essere desti per vedere che ci sono scuole che tornano a chiudere; basta varcare la soglia dell’indifferenza e della superficialità, per essere consapevoli dei potenziali rischi che si potrebbero nuovamente delineare all’orizzonte.

C’è inquietudine nelle scuole, nel mondo dell’economia e della finanza, fino al mondo del lavoro. Aziende pubbliche e private stanno seguendo rigorosamente i protocolli. Così, anche la scuola, mettendo in campo tutte le forze e le risorse necessarie, per affrontare e gestire al meglio l’emergenza, quali presupposti indispensabili per garantire il diritto allo studio e in presenza: «Ma non si può agire per comparti stagni” sottolineano presidi, docenti e molte famiglie, lavoratori e datori di lavoro: “occorre agire di concerto. L’attenzione deve restare alta in ogni ambiente chiuso o aperto che sia. Qual è il senso di osservare rigorose e necessarie regole all’interno della scuola se poi, al di fuori, la macchina istituzionale non garantisce adeguata e pari organizzazione e strutturazione delle misure di contenimento e controllo? Qual è il senso di disinfettarsi le mani e contingentare gli ingressi negli edifici di culto se poi, nei sagrati, dopo un matrimonio o un funerale, per esempio, la gente si bacia e si abbraccia? Qual è il senso di sottoporsi al rilevamento della temperatura e fare le file fuori da uffici pubblici, farmacie, ristoranti e negozi, se poi sui pullman si sta stipati ed eventi pubblici (giostre e mercati) non prevedono piani strutturati di vigilanza?».

Sono tante le contraddizioni e i paradossi quotidiani che preoccupano; sono tante le riflessioni che vorrebbero raggiungere le responsabilità individuali e, ancor più, scrollare il sistema e il governo generale della società, affinché ci sia coerenza di regole e di comportamenti in ogni ambito. “Abbiamo alle spalle un’esperienza che, seppur breve, è stata un concentrato di avvenimenti dolorosi che non possiamo ignorare. Occorre prevenire per non ricadere appieno nella drammaticità di un’esperienza già vissuta. Che ognuno faccia la sua parte e a tutti i livelli. Ci vuole rispetto per non tornare indietro… Ci vuole rispetto e, forse, anche un po’ di memoria”


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Barbara Corino

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