Per chi «ciapà na bella caplin-na»: corteggiare è come spannocchiare?
di Olimpio Musso
Il termine corteggiatore - mi scrive Teresio Malpassuto di Murisengo - non mi risulta che esista. Da noi si dice fe la runda, girei aturn, steji après e voci consimili fino alla più volgare nüfièji al c. (vocale omessa per ritegno, n.d.r.)». Nell’astigiano esiste, come mi ragguaglia Luciano Ravizza di Castell’Alfero, il termine ancaplinà nel senso di uno che ha preso una cotta per una persona o una cosa (Dissionari astesàn p. 17); ricorda il gattinarese a le ciapà na bella caplin-na (“ha preso una cotta” : v. Gibellino, Vocab. gattinarese italiano, p. 72): cioè, dicono i gattinaresi, si è ancaprizià (invaghito). Si usano, è vero, i termini annamurà e murùs, ma il corteggiatore è chi, innamorato, mette in atto una strategia di aggiramento, assedio e conquista, che lo deve portare allo stadio di murùs, fidanzato ufficiale, e poi di sposo. Il problema dell’origine mi sorse quando lessi una famosa commedia in dialetto torinese di Luigi Pietracqua, intitolata Le grame lenghe (Le male lingue), scritta nel 1862. Nella scena quinta del primo atto un personaggio, Cristina, dice di Angelina tradita dal suo uomo: «Ch’a pensa ’n po’ se na fija parèj a veul sté sensa sfojor!» («Pensi un po’ se una ragazza così vuole stare senza innamorato!»). La parola, che si pronuncia sfujur, è senz’altro torinese, come mi comunica la scrittrice Elena Cappellano, che si è consultata: «Albina Malerba mi ha confermato il significato del termine come ‘corteggiatore‘, ma non lo si sente più». E aggiunge: «A me faceva venire in mente le sere estive quando sull’aia si sfogliavano le pannocchie». Il vocabolo sembra infatti essere collegato alla sfogliatura delle pannocchie. Una poesia del vate di Lussello Diego Garoglio si intitola Le sfogliatrici e contiene dei versi dolcemente crepuscolari (Il vecchio nido. Canti del Monferrato, Casale 1936): «salgono su dall’aie/invisibili, in onde/armoniose che mi reca il vento,/cori di voci femminili: chiare/ squillanti e gaie. Sono le sfogliatrici,/ che in festoso lavoro/ -tanto felici/ di viver l’ora della giovinezza!-/ dischiomano, discoprono il tesoro/delle pannocchie tonde.”… “l’antiche parole / d’amore, nelle tarde e solinghe ore/ di ricordanza,/ritorneranno in cuore/ come vuota o beffarda risonanza» (p.124-5). Attilio Levi nel suo Dizionario Etimologico del Dialetto Piemontese (Torino 1927) a p.245 riporta sfuiùr, che traduce con “damo”; propriamente significherebbe “sfogliatore” e verrebbe dall’uso rusticano di corteggiar le ragazze mentre si sfogliano le pannocchie. La parola ha un’antica tradizione letteraria. Si trova infatti nella famosa commedia Ël Cont Piolet di Giovanni Battista Tana (1649-1713): «Sensa saveje ancor - s’ Rosëtta ’m veul për so sfojor». L’origine del termine piemontese sembrava dunque chiara: sfojor sarebbe collegato a sfogliatore, che deriva a sua volta dal latino tardo exfoliator. La spiegazione mi lasciava però in dubbio. Infatti non tornava la fonetica: il termine dialettale avrebbe dovuto essere non sfojor, ma sfujadùr.
Il passaggio da sfogliatore, per la verità, a corteggiatore dal punto di vista del significato appariva un po’ forzato: le sfogliatrici infatti dovrebbero essere a loro volta corteggiatrici. Più semplice, per concludere, è apparsa ai miei occhi l’ipotesi che il vocabolo sia nato da un incrocio di foia (libidine: v. DEI III p. 1676) con furia, che in latino vuol dire foia e spiega la r di sfojor (foiatore, poi, in italiano indica chi si abbandona ai piaceri dei sensi): è premessa, come succede frequentemente nei nostri dialetti, una esse intensiva.
Da foiatore a corteggiatore il passaggio è giustificabile, anzi d’obbligo. In “Pene d’amor perdute” di Shakespeare, il nobile francese Boyet mette in guardia la Principessa di Francia dal fatto che il re Ferdinando di Navarra e i suoi compagni stanno per fare un assalto alla tribù delle donne vestiti da moscoviti o da russi - Vengono con l’intenzione di parlamentare, di corteggiarvi e di ballare (Their purpose is to parley, court, and dance,v.122) - La Principessa risponde che scambiando anche loro i travestimenti, i damerini (gallants, v.126) e il re stesso («farà la corte scambiando dama»), sbaglieranno la dama da corteggiare: - Così i vostri sfojor (your loves,v.134) sbaglieranno corteggiamento (woo contrary) - Ma la Principessa come potrebbe rinunciare al suo?