Deposito scorie nucleari: «Ma siamo certi che Leri non sarà l’area prescelta?»
Sulla vicenda delle dismissioni nucleari e del decommissioning della “Fermi” di Trino, nei giorni scorsi è intervenuto il consigliere comunale Giovanni Ravasenga. «Ho letto le preoccupazioni di Legambiente sulle “disattenzioni” dell’Amministrazione Comunale di Trino e su quanto si sarebbe dovuto fare e invece non si è ancora fatto. E in fatto di preoccupazioni, a mio giudizio ce ne sono delle ulteriori e cioè quelle che riguardano il Deposito Nazionale delle scorie nucleari, di fatto la struttura nella quale saranno custodite le scorie provenienti dai vari siti nazionali».
Per la realizzazione di questa struttura, la Sogin - ovvero il Soggetto nazionale pubblico con il compito di smantellare le ex Centrali Nucleari - ha avuto il mandato di predisporre sulla base dei criteri di compatibilità territoriale e ambientale. Una lista dei siti potenzialmente “idonei” lo scorso 3 gennaio è stata consegnata, come previsto, a Ispra, l’Istituto Superiore di Protezione e di Ricerca Ambientale il quale da quella data, ha due mesi di tempo per valutare la corretta applicazione dei parametri e dei previsti requisiti di compatibilità e di idoneità. Successivamente si aprirà un dibattito tra il Ministero e i siti individuati idonei.
«Non ne faccio mistero, ma sono convintissimo che Trino sia scritto in quella lista e in pole position. E il luogo del nuovo Deposito Nazionale può essere l’area nucleare di Leri e le strutture della Centrale Galileo Ferraris (nella foto), ormai da oltre un anno dismessa e definitivamente chiusa dopo neppure 14 anni di servizio e oltre mille miliardi di vecchie lire spesi per costruirla, con fondi pubblici naturalmente».
Su questo argomento molto delicato e importante per Trino, il 3 gennaio Ravasenga aveva scritto, chiedendo spiegazioni, ai Ministri dell’Ambiente On. Gianluca Galletti e dello Sviluppo Economico Federica Guidi, al Sottosegretario al Lavoro, On. Luigi Bobba, ai Presidenti della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e della Provincia di Vercelli Carlo Riva Vercellotti e al Sindaco di Trino Alessandro Portinaro. «Ovviamente come di prassi, nessuna risposta in merito a parte la conferma di avvenuta ricezione».
Il 17 gennaio 2015, indipendentemente che Trino rientri o meno nella famosa lista dei potenziali siti idonei per il Deposito Nazionale, Giovanni Ravasenga è tornato a scrivere al Sindaco di Trino.
«Ho chiesto di dichiarare ufficialmente sin da ora, la contrarietà del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale alla ipotesi dell’eventuale insediamento del Deposito Nazionale a Trino».
Queste erano state le richieste: di ufficializzare la decisione con uno specifico Atto Deliberativo del Consiglio Comunale e dichiarato immediatamente eseguibile; di iscrivere la seguente richiesta all’o.d.g. del prossimo Consiglio Comunale da convocarsi entro il termine massimo del 2 marzo 2015 corrispondente alla data limite delle valutazioni di competenza dell’Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale - Ispra.
«Nella stessa comunicazione ho espresso il mio parere e la mia posizione personale, in pratica un no deciso alla eventuale costruzione del Deposito nazionale a Trino» aggiunge Ravasenga.
E il Sindaco? E l’Amministrazione Comunale? «Nulla di nulla, nessuna risposta ad oggi. E quindi c’è da preoccuparsi veramente e seriamente per questo atteggiamento. Sensazione personale forse, ma che ho esposto nell’incontro con Enel il 23 gennaio scorso a Trino sulla mia convinzione che si sta proprio pensando all’area di Leri e alla struttura della Galileo Ferraris. Non ci sono state smentite categoriche da Enel e questo mi preoccupa ulteriormente, ma non c’è stata neppure la netta presa di posizione del Sindaco per dire no all’eventualità del Deposito Nazionale a Trino. Quindi su un tema così delicato come lo è quello della dismissione del nucleare e della eventualità del Deposito Nazionale a Trino, la posizione del Sindaco e della Amministrazione Comunale è avvolta dal più assoluto silenzio o mistero. Questo ovviamente non può che lasciare preoccupatissimi» conclude Ravasenga, che su questo tema è intenzionato a tenere alta l’attenzione.