Quando capita di parlare con un artista, può succedere di comprendere a fatica il senso compiuto dei suoi discorsi. Saranno diversi gli argomenti od al contrario, diversi, i parametri che plasmano gli argomenti stessi e diverse le angolazioni che regolano le visioni che li originano. Certo è che con artisti del calibro di Armand Gatti, commediografo, scrittore, regista e giornalista, che hanno attraversato i tempi a cavallo dei grandi cambiamenti, vivendo le esperienze più estreme e disperate alla continua ricerca di salvezza e sopravvivenza fisica e psicologica, una chiacchierata di pochi minuti non basta. Una conversazione veloce non è sufficiente per comprendere ciò che lui vuol comunicare. Occorrono tempo per entrare nella sua stessa dimensione, per comprendere il sistema che ordina i suoi pensieri ed i suoi discorsi che, diversamente, potrebbero risultare astratti e confusionari, occorre coinvolgimento per comprendere la persona. Concetti, fatti storici, esperienze intensamente vissute, hanno generato in Gatti un’impostazione mentale del pensiero e dello sviluppo di teorie che, di primo acchito, potrebbero sembrare incongruenze oggettive, espressioni scoordinate. E invece no! Armand Gatti, forte di un suo personale e particolare linguaggio e della sua grande sensibilità e cultura rivoluzionaria, risulta essere uno dei “commediografi” più apprezzati in Francia ma, non solo. Conoscendo parte del suo passato, ascoltandolo parlare e, soprattutto, osservando la sua gestualità, leggendo l’espressività dei suoi occhi e udendo il suono e l’intercalare della sua voce, si possono individuare i parametri del suo pensiero, quali presupposto indispensabile per poter accogliere in maniera comprensibile e meritata, la profondità e la sottigliezza delle sue teorie, il linguaggio della sua anima.
Per ogni conversazione intrapresa con Gatti, è una sorpresa la partenza ed imprevedibile la meta, raggiunta attraverso viaggi inimmaginabili, per arrestarsi là dove il tempo non consente di proseguire oltre.
Persona di grande carisma, all’alba dei suoi 84 anni (è nato il 26 gennaio1924 da due immigrati piemontesi Augusto Ranieri, spazzino e Letizia Lusona, donna di servizio di Castelsanpietro di Camino, scomparsa nel 1978, sepolta nel cimitero di Cerrina, ndr), continua a nutrire veemente passione per tutto ciò fa, e per tutto ciò in cui crede. In queste ultime settimane, Gatti è tornato in Valcerrina nella sua casa di Piacerreto, immerso nella meravigliosa natura arbustiva, durante questa particolare esaltazione dei colori più intensi, tipici della stagione autunnale, per portare a compimento il suo ultimo “lavoro”.
Si tratta di una sorta di raccolta selezionata di tutte le sue massime esperienze di vita, dagli anni ’40 circa, in poi. Un libro che racconta della sua esperienza in Guatemala, negli anni in cui la guerra rese macabro ogni istante con l’incapacità di poter cambiare le cose, al punto da veder morire un amico al posto suo e lui, in silenzio, costretto ad abbassare lo sguardo e tacere. Una storia che passa attraverso Pechino dove, Gatti, incontrò e fece amicizia con Mao Tse-Tung; nel suo “rifugio” di Piancerreto, ovvero nella sua ricca biblioteca impreziosita da statue, cimeli e dipinti, conserva gelosamente un grande ideogramma stampato su carta, regalatogli dal “Quattro volte grande”, rivoluzionario, pensatore e portavoce del Partito Comunista. Un ideogramma molto apprezzato che richiama la teoria dei quanta. E proseguendo nella storia, pagina dopo pagina si raggiunge la vicenda della sedicenne Nicole, il suo prima grande amore, la giovane ebrea morta incenerita a Mauthausen, senza possibilità di appello contro il perverso e devastante “sistema” del tempo.
E poi ancora, il libro racconta degli incontri segreti con Ulrike Meinhof, la giornalista borghese e progressista militante nella sinistra radicale tedesca ai tempi della Germania Federale, che si unì al gruppo armato guidato da Andreas Baader passando alla clandestinità.
Tanti racconti costantemente contraddistinti da una ferma volontà a spaccare i sistemi perversi e nefasti che hanno e continuano a scandire gli scenari nel mondo di ieri e di oggi, dove l’unica valvola di sfogo e, talvolta di salvezza, per Gatti, sono stati gli alberi. Alberi, espressione di vita, di purezza e di salvezza; alberi che vivono del sole, alberi che salvano l’uomo costretto a fuggire per sopravvivere, alberi nutrimento fisico e spirituale, alberi testimoni del tempo. Quanti cambiamenti hanno scandito i tempi, attraverso la cibernetica fino alla robotica “i robot sono stati studiati per non avere tolleranza, non sanno amare né pensare.
Non possono andare bene nel nostro mondo. Il mondo intero cammina su stampelle che non conosce ancora”. Saranno 300 le pagine del libro, per ora scritte a penna, in corsivo su fogli A4, dove vengono messi in risalto episodi, sentimenti ma anche fatti di cronaca vera, quella non scritta nelle pagine dei libri di scuola e della cronaca giornalistica. Trecento pagine dove Gatti si racconta, non attraverso ad un’autobiografia ma, mettendo insieme i momenti e le esperienze più importanti della sua vita, quale punto di partenza, di approfondimento per stimolare il pensiero alla riflessione, ad una sorta di ribellione e rivoluzione contro il sistema comune, che non funziona e fa male. La presentazione del volume avverrà nei primi mesi del 2009 in Francia. Dove?
All’interno di un bosco, scenario della resistenza, opulento di alberi, ovviamente!
Chiara Cane