Un grande affresco di vita monferrina dell’ottocento:
un libro di cronache di Luigi Calvo
“Il Vellano Teodoro con suo fratello Domenico dalla corte di loro abitazione presero a sassate il parroco con dire : Massumlu sto cuntac! Il parroco ritirassi dietro un muro a distanza di persone e per altra strada si portò e si chiuse in casa sua. Quando il Teodoro [sindaco] s’accorse che il parroco era in sicuro, voleva ancor fargli violenza nella sua propria casa ed essendo trattenuto da sua cognata Lunato Caterina, rodeva di rabbia la siepe di caneti [la ciuenda] che ripara la mia abitazione, gridando: Voglio ammazzare questo contac.”
Siamo a Castel San Pietro nel 1846. Nel 1802 a Cerrina “il prete Malaterra (…) portò gli impegni di quella chiesa contro il fu capellano De Noviis a segno che, per sostenerne le parti e venire a capo de’ loro capricciosi disegni, il di lui fratello che è padre del nostro don Malaterra arrivò a tirare un’archibuggiata al don De Noviis, per cui fu processato e condannato a 3 anni di galera”. Questi e altri episodi simili sono narrati nel libro di don Luigi Calvo, parroco di S. Aurelio di Gabiano e di Varengo, che porta il titolo significativo Momenti di vita quotidiana nella Valcerrina dell’Ottocento, pubblicato grazie a Gian Paolo Bardazza nel mese di luglio 2010.
Dagli episodi riportati si capisce subito che non si tratta di un libro agiografico, ma, come mette in risalto nella sua presentazione il Vescovo di Casale, Mons.Alceste Catella, di “un lavoro da vero storico, che cerca, indaga, ricostruisce in maniera critica, narra con viva partecipazione, si astiene dal giudicare; infatti – sottolinea il Prelato - il giudicare non è compito dello storico”. Sono episodi di vita quotidiana, tratti da archivi, principalmente dall’Archivio Storico della Diocesi di Casale Monferrato, ma che si intrecciano con la storia politica. Il Vicario Generale della Diocesi stimolava la gioventù monferrina ad arruolarsi nelle armate napoleoniche (1809), ma con scarso successo. Facendo sfoggio di eloquenza, così descrive la sorte dei mancati eroi monferrini: “ In stato di inevitabil ruina (…) si trovano tutti quei giovani coscritti refrattari alla legge o disertori (…): errano ora vagabondi per alcune contrade di questa diocesi e, sprovveduti di mezzi di sussistenza e incerti della loro sorte, corrono inavveduti al precipizio. Il coscritto, uscito dai proprii focolari o dal corpo d’armata in cui era entrato, per sottrarsi con la fuga al servizio militare, esule come Caino per le campagne, ad ogni volo d’augello, ad ogni sibilo d’aura , che faccia muover fronda nel bosco o sulle piante, tosto s’arretra impallidito e tremante per timore d’essere colpito da un ferro micidiale o arrestato nella fuga e trascinato in catene.
Privo del consorzio degli uomini, trovasi costretto a passare i giorni in seno alle foreste e le notti errar vagabondo per procurarsi uno stentato alimento, ridotto forse a satollarsi quall’altro figlio prodigo d’un frutto di quercia, seppure la malsaziata fame,che sempre sprona al male,non lo mette al duro cimento di spogliare il passeggero o il tranquillo abitatore d’isolato abituro.” Il libro è una miniera di notizie relative a usi e costumi dei paesi della Valcerrina. Protagonisti sono i preti, spesso in contrasto tra di loro soprattutto per motivi economici. Molti sono esempi di virtù cristiane, ma non mancano donnaioli, ubriaconi, violenti. Lo storico narra senza commentare. Omicidi, suicidi per motivi non indagati si riscontrano tra la popolazione, oltre a furti. Ci sono pure episodi boccacceschi, come quello della figlia da marito, della madre e del giovane, riferito dal viceparroco di Camino nel 1857, e sul quale il tacer m’è bello (p.15). Un libro dunque da tenere in considerazione: chi lo leggerà ne trarrà piacere, perché troverà le proprie radici illustrate senza retorica. Chi scrive ha trovato una quantità di termini dialettali d’un interesse estremo.
Il capo di una delegazione di cantavennesi, recatasi verso la fine dell’Ottocento a Casale per esporre delle lamentele, si sentì dire dal vescovo mons. Barone: “Anche lei, sig. Brusasca,insieme a questi bataru?”
Olimpio Musso
FOTO. Mietitura in un campo nei pressi di Crea, come da indicazione -dopo la pubblicazione-di una lettrice, Rosanna Bisoglio di Forneglio che nell'immagine ha identificato il padre Valerio Bisoglio
Il libro sarà presentato sabato 9 ottobre alle ore 15,30 nella chiesa di Varengo di Gabiano . A presentarlo è stato invitato Bruno Gambarotta. Seguirà un concerto dell’olandese Ensemble Oxalis